Home La Rivista Attualità e Amarcord IL TERREMOTO DELLA MARSICA DEL 1915 E LA BUONA STELLA “ORIONE”

IL TERREMOTO DELLA MARSICA DEL 1915 E LA BUONA STELLA “ORIONE”

Attualità /Eliseo Palmeri /185

 Siamo nella Marsica, la regione che 110 anni fa ha vissuto una tragedia immane  a causa del terremoto che la spianò al suolo provocando trentamila vittime, Mentre esce questo numero della rivista stanno iniziando le celebrazioni del triste anniversario, che prevedono cerimonie civili e religiose e appuntamenti a carattere culturale. Per l’occasione Il Centro,  quotidiano Regionale abruzzese, ha pubblicato in questi giorni un inserto di 16 pagine da cui abbiamo tratto l’articolo  sul ruolo svolto in quella circostanza  da  Don Luigi Orione. Visto il profondo significato solidaristico e la forte valenza morale, con il permesso dell’autore, lo  proponiamo ai nostri lettori. (PLP)

Quando ad Avezzano e nella Marsica, almeno sino agli anni Sessanta, veniva pronunciata la parola orfani, non si poteva prescindere dal fare esplicito riferimento al prete Santo Don Orione, il quale tantissimo si prodigò nel post terremoto del 1915, per dar loro immediata assistenza, conforto e sostegno morale e materiale, e in seguito anche adeguata istruzione ed educazione, guidandoli nel percorso di crescita nella vita. La questione dei bambini orfani rimasti soli e senza più punti di riferimento è stato uno dei fenomeni sociali meno trattati dagli storici e ancor prima raramente riportati dagli inviati speciali delle varie testate giornalistiche dell’epoca, che per primi trasmisero le corrispondenze dai luoghi dell’immane disastro.

A centodieci anni da quei tristi avvenimenti, cercheremo di trattare questo argomento, sebbene le notizie raccolte si siano rivelate piuttosto frammentarie.

Il problema degli orfani minorenni – in verità – fu prontamente affrontato dal ministro degli Interni Salandra, che il 3 marzo 1915, inviò una circolare alle Prefetture del Regno d’Italia, tendente alla tutela e alla protezione dei minorenni rimasti orfani a causa del sisma e che dovevano essere affidati all’Opera nazionale di Patronato “Regina Elena” di Roma, come dal Regio decreto del 14 gennaio 1915.

In un primo tempo, i ragazzi accolti a Roma nei vari istituti furono 4.673, ma non tutti erano orfani. Nelle settimane successive la Casa Famiglia Regina Elena venne subissata di richieste da parte di genitori o di familiari, che volevano riavere i loro congiunti, alcuni addirittura adolescenti. Così a poco a poco si ridussero a 1.296.

Purtuttavia si trattò di un numero sempre elevato di sfortunati ragazzi.

Gli orfani vennero ricoverati in alcuni istituti e collegi in varie città della Penisola, dove ebbero la possibilità di studiare, di imparare un mestiere e di trovare un lavoro dignitoso.

Alcuni vennero adottati da famiglie benestanti ed ebbero migliore fortuna, ma questi furono veramente pochi.

Gran parte di questi giovani vennero presi da Don Orione, il quale giunse ad Avezzano la sera stessa del disastro. La sua missione si rivelò subito encomiabile ed efficace: celebrò la Santa Messa, confessò e predicò la rassegnazione cristiana in una baracca adibita a cappella dove dispensava i sacramenti alla cittadinanza avezzanese. Di lui così scrisse L’Osservatore Romano: “I due gruppi di baracche che il Patronato Regina Elena ha affidato a don Orione sono approvvigionati di tutto l’occorrente per i dormitori e lì si alternano gli orfani che di volta in volta sarebbero dovuti partire per Roma. I più grandicelli maschi e femmine di 15 anni si preferiva mantenerli il loco, adibiti a lavori nelle colonie agricole e nei laboratori, in modo che la gioventù non venisse trattenuta lontano dalla Marsica, che ha bisogno di braccia e non deve essere sfruttata da avventurieri senza scrupoli”.

Il vescovo di allora, mons. Pio Marcello Bagnoli, infatti, si preoccupò  che i ragazzi e le ragazze non finissero nelle mani dei molti “sciacalli di anime”.

Così fu bloccata la tratta delle giovanette: infatti, alcuni individui adescavano le ragazze con il pretesto di sistemarle presso case signorili della Capitale, ma era solo per avviarle al turpe mercato della prostituzione.

L’opera caritatevole di Don Orione non cessò negli anni successivi al terremoto. Moltissimi orfani non vollero più lasciarlo. Tra i più noti Ignazio Silone, che gli dimostrò devozione e riconoscenza, Nel libro “Uscita di sicurezza“, raccontò l’episodio del suo incontro con quello “strano prete”, quando lo vide impossessarsi dell’auto del Re d’Italia per trasportare i suoi orfanelli alla stazione ferroviaria più vicina, per trasferirli  al “Regina Elena”. di Roma.

La presenza dell’Opera di Don Orione nel  territorio è ancora viva e vitale con il complesso realizzato in via Corradini ad Avezzano, attualmente adibito a Rsa. Ma dal dopoguerra agli anni Ottanta aveva ospitato tantissimi giovani, che frequentavano l’annesso Istituto professionale per imparare un mestiere sicuro :  elettricista, falegname, idraulico, tornitore e tipografo.

Negli anni Settanta l’Opedara Don Orione ha realizzato in località Cesolino un Centro sportivo di eccellenza, con palestra, campo da calcio regolamentare, campi da tennis, da basket e da bocce, frequentato da sportivi di ogni età. Purtroppo al momento l’impianto non è in funzione, ma per più di quarant’anni ha svolto un’importante funzione sociale ed educativa per tante generazioni di sportivi e per gli abitanti del popoloso quartiere Cesolino.

Eliseo Palmieri – Giornalista

 

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