Benessere /G. Mazzocco/185
| Sorseggiare un infuso o una tisana o un tè prevede il rispetto di alcune regole, prima fra tutte quella del volersi bene, rubando del tempo all’ansia.
I piccoli sorsi di una bevanda calda, preparata secondo un preciso rituale, scandiscono i tempi della difesa più naturale dallo stress |
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Sorseggiare è il verbo che indica l’azione che si compie quando si realizza il rito del bere in tutta tranquillità, prendendosi un tempo giusto per raggiungere uno stato di benessere. L’“assaporare” un infuso o una tisana o un tè impone un sorseggio “pacato” che viene dalla voglia di “gustare” il benessere: non è breve come quello del caffè, né lungo come per centellinare un liquore da meditazione. Inoltre, ha l’eleganza antica di un rito storico.
Le tre bevande (l’infuso, la tisana ed il tè) hanno “filosofie” intime uguali, ma diverse caratteristiche e condizioni.
Il tè accompagna, da sempre, i momenti di “conforto” dell’uomo ed è una bevanda che favorisce la riflessione e la calma, destinato ad essere sorseggiato lentamente, ad aspettare che sia pronto e ad annusarlo ancora prima di assaggiarne il sapore.
L’infuso è un preparato di frutta essiccata; rispetto al tè ha sapore più marcato e apporta una maggiore quantità di vitamine, essendo comunque antiossidante. L’infuso non va dolcificato (se non con un po’ di miele) ed il residuo del prodotto, dopo infusione, può essere disperso nello yogurt bianco ed assunto.
La tisana è il frutto di un’attenta selezione di vegetali che ha due scopi principali: favorire la digestione e l’assorbimento dei gas intestinali, da una parte; rilassare e predisporre al riposo, dall’altra. Il tè, l’infuso e la tisana appartengono al naturale “benessere che si sorseggia”, soprattutto d’inverno.
Possiedono, di uguale, lo stesso concetto erboristico preparatorio: una pianta base dominante (quella che ne caratterizza il profilo “terapeutico”) ed altre secondarie (quelle che concorrono a dare più “potenza” e gusto). Questi preparati, cioè, hanno una pianta “attrice” principale per il gusto, per la caratterizzazione erboristica e per la quantità impiegata; hanno, altresì, degli altri componenti vegetali, con funzioni comprimarie (sono “utili”, cioè, per raggiungere un determinato fine), che lavorano per rinforzare il risultato della pianta principale, con la quale sono armonizzate per gusto e caratteristiche officinali. Solo l’infuso, a differenza della tisana e del tè, può avere fiori e foglie di un solo vegetale.
Di diverso, le tre bevande, hanno i periodi dell’essiccazione, la grandezza della triturazione delle parti usate, il tempo di infusione ed il modo di essere messi a contatto con l’acqua calda. Il contatto ed il bagno con l’acqua bollente (che deve penetrare al loro interno, “spingendo” fuori i principi attivi ancorati dentro) è un metodo estrattivo semplice ed efficace, se si rispettano i tempi ed i modi dell’infusione. Un tempo sbagliato produce un risultato diverso da quello voluto per il benessere!
Il taglio delle parti scelte è importante perché, a seconda del fiore o della foglia o della corteccia o della radice, è la grandezza dello sminuzzamento che determina un miglior “furto” di principi attivi, da parte dell’acqua calda. La fuoriuscita delle proprietà officinali dal prodotto verde essiccato dipende, quindi, anche dal tipo e dalla grandezza del taglio.
Un principio da tener presente, nelle preparazioni di infusi, tisane e tè, è il rispetto della quantità di prodotto verde da usare. Usare la dose consigliata è imperativo, per un felice accordo di proprietà peculiari e gusto, così come è fondamentale il tempo preparatorio indicato, per una completa “estrazione” dell’anima fitologica.
Continua con la seconda parte






