Home La Rivista Attualità e Amarcord VISITE MEDICHE: CORSA A OSTACOLI CON TANTI “RITIRI”

VISITE MEDICHE: CORSA A OSTACOLI CON TANTI “RITIRI”

Attualità&Amarcord /Marcello Martelli/ 219

 

 

MEDICI DI BASE, LISTE D’ATTESA, MEDICINE COSTOSE: IL SSN IN PIENA CRISI E UN ITALIANO SU DIECI RINUNCIA A CURARSI

 

 In un Paese che si vanta di avere uno dei migliori sistemi sanitari pubblici al mondo, oggi un italiano su dieci è costretto a rinunciare a curarsi. Non per mancanza di volontà, ma per l’impossibilità economica di affrontare i costi crescenti della sanità. È un dato allarmante che dovrebbe scuotere le coscienze, non solo dei cittadini ma soprattutto di chi ha il compito di garantire il diritto fondamentale alla salute sancito dall’articolo 32 della nostra Costituzione.

Negli ultimi tre anni, il Servizio Sanitario Nazionale ha perso ben 13,1 miliardi di euro. Nel frattempo, sono le famiglie italiane a farsi carico del vuoto lasciato dallo Stato, arrivando a sborsare 41,3 miliardi di euro di tasca propria per visite specialistiche, cure e medicinali. Una cifra insostenibile per moltissimi nuclei familiari, già messi a dura prova da inflazione, precarietà lavorativa e stipendi stagnanti.

Ma il problema non si limita ai costi. È il modello stesso della medicina territoriale a mostrare crepe profonde. Manca all’appello un esercito silenzioso di oltre 5.500 medici di base. Nelle aree interne, nei piccoli comuni e persino nelle periferie urbane, ottenere una visita medica è diventato un percorso ad ostacoli. Le liste d’attesa si allungano, i pronto soccorso scoppiano e il cittadino si trova sempre più spesso davanti a una scelta crudele: pagare o rinunciare. A peggiorare il quadro contribuisce anche il caro-farmaci. Sempre più italiani escono dalle farmacie a mani vuote, non potendosi permettere neanche le terapie più comuni. Un fenomeno che mina la prevenzione, aggrava le patologie e aumenta i costi sanitari nel lungo periodo.

Serve un cambio di rotta urgente. Non bastano le promesse o i piani triennali: servono investimenti strutturali, un piano serio per il reclutamento dei medici e una strategia concreta per rendere accessibili le cure primarie. La salute non può essere demandata alla capacità di spesa individuale. È tempo che la politica, tutta, prenda atto di questa emergenza e restituisca dignità a un sistema sanitario che è, o dovrebbe essere, patrimonio di tutti. Perché in un Paese civile, nessuno dovrebbe trovarsi a scegliere tra curarsi o no, rinunciando a vivere dignitosamente.

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