Home La Rivista SI TORNA A SCUOLA: RICORDIAMO FREINET!

SI TORNA A SCUOLA: RICORDIAMO FREINET!

Attualità / Paolo Rico / 264

Con piacere riproduciamo l’articolo “Dal giornalino di classe alla media education”che il nostro Paolo Rico ha pubblicato su CiociariaOggi in occasione della riapertura delle scuole. Per gli spunti che offre e per le efficaci sottolineature che contiene,  lo offriamo a quelli tra i  nostri lettori che non hanno  avuto occasione di leggerlo. (PLP)

 

Dar linfa e vitalità alla scuola deve, dopo Célestin Freinet, confermarsi la nostra missione tra passato tecnologico e futuro dell’educazione mediale 

Di nuovo in classe all’insegna del “meno chiacchiere, più fatti”. Pressappoco il monito del noto educatore Daniele Novara, che ha stigmatizzato su Orizzontescuola.it: «Basta con le lagne delle lezioni da ascoltare. I ragazzi facciamoli lavorare!». Per carità, non in senso salariale, ma con il preciso intento di un impegno a scuola, che, nei discenti, esalti coinvolgimento operativo e protagonismo creativo.

Obiettivi, più di un secolo fa, della rivoluzionaria scelta della tipografia a scuola, con cui il pedagogista CÉLESTIN BAPTISTIN FREINET (FR – 1896-1966) fondò  – era il 1924 –  il primo laboratorio mediale di addestramento professionale; socializzazione extra-curriculare; crescita personale e di prospettiva educativa. Tutti, fattori confluiti oggi nel work-in-progress della crossmedialità didattica ovvero di quell’esaltante percorso, che oggi si sintetizza estensivamente come AI e solo un decennio fa si definiva media education, comprendendovi ogni sistematizzazione teoretica; le diverse tecniche; il metodo; le applicazioni informatiche del digitale, del virtuale e  dell’audiovisuale in ambiente scolastico. Non è stata una traiettoria sagittale (da COMENIO  – immagine –  ad HELVÉTIUS  – educazione come riscatto -, passando da CONDILLAC  – lingua e cultura –  e CONDORCET  – scienza e società -, ma anche PESTALOZZI  – attivismo -) ovvero un itinerario evolutivo rettilineo, perché le novità non si succedono, ma si preparano, si vivono, si elaborano. Come ha ben spiegato di recente anche il saggista milanese Vittorio Hösle: «È impossibile voler fare una rivoluzione senza aver fatto prima una riforma». Lo sapeva, evidentemente, Freinet, autore, invero, non di un organico piano di riassetto della scuola elementare  – suo brodo di coltura, si passi –  considerando la rinuncia ad ogni docenza nelle superiori, pur offerta al Nostro  – anche per liberarsi delle sue allora (primo e secondo decennio del XX secolo bellicista e bellicoso in Francia come in Europa) “disturbanti” innovazioni. Riuscite  comunque ad imporsi, segnatamente, nell’attivazione, per iniziativa di Freinet, di una dinamica redazione nella scuola primaria della marginale montagna occitana, dove il pedagogista francese di fatto strutturò la sua pressa a stampa, pubblicando corrispondenza esterna dei ragazzi con coetanei di altre realtà; testi di riflessioni studentesche; sintesi di ricerche in aula, quasi tutte, quest’ultime, correlate all’ambiente agro-silvo-pastorale delle famiglie degli alunni-redattori-in-proprio, come usa dire di fogli auto prodotti e dalla circolazione circoscritta. D’altronde, la mission educativa di Freinet era pur essa saldata alla condizione svantaggiata  – economicamente, socialmente e culturalmente –  dei ragazzi tra i banchi. Perché il suo credo politico di emancipazione universale, Freinet lo aveva ancorato, in special modo, alle coeve correnti operaiste, anarco-sindacaliste, naturaliste ed umanitarie, con particolare adesione alle determinazioni ultimative di Henri Barbusse, vero e proprio apostolo dell’organizzazione rivoluzionaria di impianto marxiano. Eppoi Freinet si portava dentro la sua infanzia di ristrettezze domestiche e di obbligata assegnazione al defatigante, non solo per l’età acerba e inadeguata, lavoro dei campi, quasi sul fil-rouge di una considerazione bucolica di Àgnes Heller: «Coloro che tornano alle origini si sentono come se tornassero a casa». In effetti, il N. a casa aveva sempre scelto di rimanere, senza coltivare ambizioni di promozioni e di carriera, tanto più se questo disegno di gloria lo avesse dovuto portar lontano dai suoi allievi, dal territorio e, soprattutto, dalla sua creatura tecnologico-didattica (cfr.: I detti di Matteo, tr. It.). Quest’ultima fu, infatti, pomo della discordia tra l’educatore e gli amministratori locali, i quali, capeggiando facinorose famiglie, contrastavano ogni novità e ogni connessavi necessità logistica o finanziaria, reclamata dal Freinet, nel frattempo fiaccato nel corpo dai postumi di scontri a fuoco al fronte, mai domo, però.

Se, per tener fede alla portata socio-educativa della “scuola pubblica”  – negatagli praticamente dalla lesina finanziaria istituzionale e dalla protervia degli oppositori politici (cfr. della moglie di Freinet, Élise Viriginie Lagier-Bruno, Nascita di una pedagogia popolare, tr. It.) -, il N. fu irrimediabilmente piegato, addirittura ad “investire” (in senso letterale ed oneroso)… su una “sua” scuola privata, dove il progetto riformatore poté ulteriormente consolidarsi, qualificarsi ed espandersi all’estero. In Italia, ad esempio, data al 1951 la nascita del Movimento di Cooperazione Educativa, ad impianto dichiaratamente freinetiano. Quello che informa oggi l’azione per diffondere il giornalino-di-classe o ogni altra indicazione per aprire all’epoca della medialità trasversale ed onnipervasiva. Perché, se i numeri parlano, denunciano in calo, lo fa una recente statistica, i Nerd  – lontani dall’istruzione e pure dall’occupazione -, ma crescono, proprio in questo segmento, povertà materiali ed estraneazione sociale. E’ capitato con i lock-down del Covid, che ha lasciato un’eredità pesante, pur avendo favorito la multimedialità a scuola e recuperate frazioni di socialità.

Ha scritto nel suo ultimo romanzo (Mie magnifiche maestre) Fabio Genovesi: «Siamo come formiche impegnate a seccare ogni grandezza, per raccattare qualche briciola e metterla da parte, ossessionate da un inverno, che, a forza di pensarci, già congela la nostra estate». Dar linfa e vitalità alla scuola deve, dopo Célestin Freinet, confermarsi la nostra missione tra passato tecnologico e futuro dell’educazione mediale.

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com