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ABRUZZO DA GUSTARE

Cucina&Cantina /Centralmente/217

  NON SOLO ARROSTICINI, anche formaggi, salumi e dolci: c’è un patrimonio ricco, ma troppo spesso dimenticato.

di Marcello Martelli

 In un’Italia che riscopre il valore del cibo legato ai territori, l’Abruzzo resta una delle regioni con il più alto potenziale inespresso. Terra di tradizioni culinarie forti e di sapori autentici, la nostra regione può contare su prodotti simbolo che parlano di identità, storia e qualità. Ma molti di questi, pur essendo noti e amati, non hanno ancora una certificazione DOP, IGP o DOC, e questo frena il loro sviluppo economico e commerciale.

Numeri alla mano, attualmente l’Abruzzo conta:

  • 8 prodotti agroalimentari certificati tra DOP e IGP, tra cui lo Zafferano dell’Aquila DOP, l’olio Aprutino Pescarese DOP, la Mortadella di Campotosto, il Pecorino di Farindola (in fase avanzata per la certificazione).

  • 1 vino DOCG (Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane) e 6 DOC, tra cui il Trebbiano d’Abruzzo, il Cerasuolo e la Controguerra DOC.

Ma l’elenco delle eccellenze non riconosciute è molto più lungo. Secondo i dati regionali, oltre 150 prodotti tradizionali sono iscritti come PAT (Prodotti Agroalimentari Tradizionali), ma molti restano senza un marchio ufficiale, e quindi meno protetti, meno valorizzati, e meno presenti sui mercati nazionali ed esteri.

Gli arrosticini? Impossibile parlare di cibo abruzzese senza nominare gli arrosticini. Amati in tutta la regione e ormai conosciuti anche fuori dai confini nazionali, rappresentano un vero e proprio simbolo identitario. Nonostante questo, non esiste ancora una denominazione DOP o IGP per tutelarli, né uno standard produttivo certificato che ne garantisca l’origine o la qualità. Eppure gli arrosticini muovono una fetta importante del comparto carne in Abruzzo. Si producono artigianalmente e industrialmente, si vendono nei mercati locali, nei ristoranti e anche online. Ma senza una certificazione, chiunque può produrli fuori regione e chiamarli “abruzzesi”, con il rischio di svilire il prodotto originale. Secondo stime del settore agricolo e agroalimentare, il valore annuale generato dai prodotti certificati abruzzesi è di circa 300 milioni di euro, soprattutto grazie al vino, all’olio e allo zafferano. Ma il potenziale reale è almeno il doppio: con un piano di valorizzazione e nuove certificazioni, l’economia del settore potrebbe superare i 500 milioni di euro l’anno. Questo significherebbe più lavoro per le aree interne, più turismo enogastronomico, più visibilità per i piccoli produttori e una tutela concreta contro le imitazioni. Il cammino verso le certificazioni è però complesso. Servono:

  • L’unione tra produttori (consorzi o cooperative);

  • Un forte sostegno istituzionale;

  • Assistenza tecnica e legale per affrontare le pratiche burocratiche;

  • Investimenti nella promozione dei prodotti locali, anche nei mercati esteri.

Altrimenti, il rischio è che altri territori si approprino dei nostri sapori, mentre in Abruzzo si continua a lavorare in silenzio, ma senza le tutele e il riconoscimento che si meriterebbe. Oltre agli arrosticini, ci sono decine di prodotti tipici ancora “in attesa”: il Canestrato di Castel del Monte, la Patata turchesa, la Ventricina del Vastese, il pane di Guardiagrele, i dolci natalizi come le sise delle monache o i calcionetti, e perfino ricette simbolo come le sagne e fagioli o la pasta alla mugnaia. Tutti prodotti che potrebbero, se valorizzati, diventare motori di sviluppo economico e turistico, senza perdere l’anima locale. Cibo e territorio sono oggi due facce della stessa medaglia. Difendere e promuovere i nostri prodotti tipici significa difendere l’Abruzzo stesso: le sue colline, le sue montagne, le sue comunità. I prodotti ci sono. Le eccellenze anche. Ora serve una visione per portarli più lontano, mantenendone intatta l’autenticità.

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