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SULLE MENSE D’EUROPA IL RISO E’ ITALIANO

Attualità/Paolo Rico/ 216

Primo in Ue; quarto nel mondo, il mercato risicolo nazionale. Ormai consolidate produzione e fattura del comparto.

 

«Quello dei risicoltori è un mondo piccolo, ma importante».

(Contro natura, 2015)

 Del 4330 a.Cr. la prima risaia in Cina. Ma a strutturare metodiche operative, per la coltivazione del piccolo granello, fu nel 1787 l’allora presidente Usa, T. Jefferson. E l’Italia si mise subito alla testa dei paesi, pronti a raccogliere la novità agraria. Oggi continua la lunga marcia per consolidare il relativo mercato nazionale anche con l’eccellenza di varietà uniche e/o rare. Da solo il Piemonte conquista metà della produzione italiana, diffusa, per lo più, tra Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana. Non mancano aziende significative al Mezzogiorno: segnatamente, in Calabria. Testimonianze produttive isolane, infine, in Sicilia e Sardegna.

    Oltre un terzo dell’export italiano di riso si distribuisce in Europa ;

Paella di pesce tradizionale Spagnola, cucinata con riso italiano

il 13% si colloca negli Usa. Il raccolto si attesta sul milione e mezzo circa di tonnellate l’anno, con un buon 7%, riconosciuto biologico, sostenibile, Dop, esclusivo. Insomma, un significativo apporto conferisce il riso all’agro-alimentare-made-in-Italy. La specialità ha la caratteristica modalità di crescere sott’acqua , per ripararsi dagli sbalzi termici stagionali e per preservarsi dall’attacco di infestanti, accaniti addirittura contro le infiorescenze di riso. Purtroppo questo genere subacqueo di sviluppo incide pesantemente sull’ambiente, arricchendo pregiudizievolmente apporti inquinanti di anidride carbonica, metano e altri gas venefici. Quel che si va contrastando, invero, da parte dei risicoltori con pratiche colturali alternate, accortezze ecocompatibili, razionalizzazione degli applicativi rurali. In presenza di un’esponenziale crescita di varietà agronomiche: ne sono state censite oltre 300, distinguendole non solo per dimensioni del chicco.

    Com’è stato ricordato la scorsa settimana, inaugurando la nuova campagna, prevista entro soddisfacenti parametri di resa e di qualità. Perfino nel trattamento degli scarti (la cosiddetta lolla del riso), destinati alla trasformazione industriale come cialde, nell’alimentare; cere, nel chimico; perfino, mobilio, nell’arredamento. Quest’anno  – approfitta l’Agea, che controlla i sussidi nel primario –  alla crescita delle superfici coltivate ha fatto da positivo controcanto il calo dei beneficiari di aiuto. Invero, frutto di verifiche più ficcanti e diffuse sul plateau della potenziale domanda agevolata, ma anche grazie ad erogazioni puntuali; a procedure innovative di assegnazione e all’ampliamento della rete delle amministrazioni liberali di settore. Tutto, sostenuto dalla citata disponibilità di ulteriori aziende risicoltrici, prova di un irrobustimento strutturato dell’efficacia finanziaria e dell’efficienza manageriale del settore in autonoma espansione. Potrebbero, però, considerarsi positivamente pure i costanti riconoscimenti organolettici di digeribilità e di qualità metabolica del riso.

    Apprezzamenti forse segnati dal trascinarsi di note polemiche ambientali, tipo sottrazione idrica dalle falde con un aumento nel prelievo per gli appezzamenti risicoli. Ma studi applicativi hanno convenuto come l’irrigazione, in particolare, delle superfici tra Lomellina, vercellese e novarese trattiene  – è vero –  1mld di m³ di acqua; però, la restituisce  – a mo’ di spugna –  nel letto del Po, quasi tutta, pur lentamente, per diversi mesi di deflusso idrico. Insomma, se ne concluderebbe, a giudizio della stessa Autorità di bacino, che il sistema del risicolo offre 150 m/s di prezioso liquido al fiume ovvero un terzo della portata necessaria a contrastare la risalita del cuneo salino. Insomma, «l’acqua derivata dalle aste fluviali non è consumata», scrive sempre l’Autorità di Bacino, puntualizzando contestualmente che questa stessa risorsa idrica: «è solo presa in prestito e restituita in modo costante, diffuso e continuo ai vari corsi d’acqua di prelievo».

    Si tratta di un’aggiornata valutazione, per l’impostazione di un moderno water farming. Esplicitazione dell’invito a promuovere una procedura per “coltivare” l’acqua nel corso dell’anno tramite irrigazione estiva delle risaie e loro sommersione invernale. Tanto, utile a superare sorpassati disciplinari, fondati su un desueto deflusso ecologico, a servizio dei consorzi irrigui territoriali. «Sull’acqua bisogna camminare senza liberarsene per attraversare gli appezzamenti», hanno spiegato i titolari di aziende risicole vicine a ConfAgricoltura. Quanto, spiegato qualche giorno fa anche alla competente commissione Ue, interessata, invero, ad un confronto più ampio per produzioni sempre più sostenibili e per l’ausilio, atteso al riguardo dall’intervento di sistemi di AI, ha chiarito la presidente dell’organismo Veronica Vrecionova  (CZ).

    Nel frattempo, la ricerca sulla tripartita forma e dimensione del chicco (tondo; medio; lungo [fino a 60mm oppure fino ad 80mm]) si propone di grande prolificità, almeno in termini di esaltazione bio e nutrizionale, per tutto il riso italiano, di gran lunga protagonista delle mense in Europa e fuori del continente, com’è stato anticipato. A significare l’interesse, che le nostre autorità stanno riservando alle azioni prodromiche in preparazione della nuova PAC post-2027. Sarà quest’ultima la bussola, che dovrà orientare per spendersi, nel caso, nella redazione di un programma strategico di sostegno poliennale alla risicoltura nazionale.

    Secondo le istanze dell’impresa interessata, preoccupata oggi da un irragionevole aumento dei costi produttivi. A principiare dalle sementi, senza dimenticare le discussioni sulle spinte più utili ad operare contro un livellamento delle emissioni in atmosfera di metano, se non in contrasto con reali necessità di sommersioni ed altrettanto virtuose calendarizzazioni per l’avvicendamento colturale. Sembra indispensabile, concludendo, la corresponsabilità degli attori: tutti quanti, coinvolti nelle dinamiche della risicoltura italiana al top.

di Paolo G. Rico (cliternum@yahoo.it) —

 

 

 

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