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FUSIONI: DOPO LA GRANDE PESCARA, IL RITORNO DEL MOLISE?

Attualità & Amarcord 163

di Marcello Martelli

 La “questione Molise” è sempre al centro dell’attenzione con il problema dello spopolamento e l’invecchiamento della popolazione, visto che il 51,5% dei comuni molisani ha una maggioranza di abitanti ultraottantenni.

La soluzione è nell’accorpamento delle due regioni separate dal 1963, dopo che erano state considerate un unico territorio dal 1806 con il Regno delle Due Sicilie e con il Regno d’Italia.[1]

Con la creazione della Grande Pescara[2], la “fibrillazione localistica” si è molto diffusa, e sicuramente nasce da un nuovo collegamento delle periferie con la politica, sempre più lontana e scollata nel rapporto con le popolazioni dei comuni e delle province.

Facciamo l’esempio dell’Abruzzo di ieri. Quando sulla scena c’erano grandi personaggi dei partiti storici che, mantenendo un rapporto costante anche umano con gli elettori, sapevano rappresentare la loro regione su scala nazionale. Uomini di governo e, soprattutto, intermediari con il potere dei palazzi romani.

Ora, avvertendo il vuoto, le popolazioni ripiegano su se stesse, per cercare diversamente soluzioni e risposte sul territorio. Così accade che, dopo la nascita della Grande Pescara e dopo il ventilato ritorno del Molise con l’Abruzzo, si cominci a parlare anche della Grande Teramo, allargando i confini del Capoluogo pretuziano con l’inclusione dei vicini Comuni di Montorio al Vomano e Torricella Sicura.

Non solo per dare più forza e identità al territorio, ma anche per realizzare le fusioni, inizialmente regolate dagli articoli 15 e 16 del Dlgs 267/2000, successivamente oggetto di ulteriori attenzioni da parte del legislatore nazionale che, con la legge del 7 aprile 2014, n. 56, ha previsto nuove norme di semplificazione e agevolazioni, per promuoverne la realizzazione. In un mondo che ormai marcia con le coordinate dell’Europa e del globalismo, anche una piccola Città capoluogo è costretta  a riscrivere i suoi confini, per uscire dall’isolamento e dall’irrilevanza in cui è ridotta. Sempre che ci siano gli uomini giusti per trovare la direzione di marcia del cammino, all’insegna di una nuova e vincente abruzzesità.

[1] Il 27 dicembre 1963 il Molise si staccava dall’Abruzzo e andava a formare la ventesima regione italiana. Questa scissione si concretizzò con l’art. 1 della legge costituzionale n. 3 del 27 dicembre 1963, in cui comparivano per la prima volta venti regioni: “L’articolo 131 della Costituzione della Repubblica italiana è così modificato: sono costituite le seguenti Regioni: Piemonte; Valle d’Aosta; Lombardia; Trentino-Alto Adige; Veneto; Friuli-Venezia Giulia; Liguria; Emilia-Romagna; Toscana; Umbria; Marche; Lazio; AbruzziMolise; Campania; Puglia; Basilicata; Calabria; Sicilia; Sardegna.” Dal 1963 vennero identificati quindi l’Abruzzo (o per meglio dire gli Abruzzi) e il Molise, che richiedeva da tempo la sua indipendenza (Fonte “Visitare l’Abruzzo” -Francesca Liberatore 2020)

[2]  il completamento del processo  per la nascita della nuova città di Pescara  è stato fissato al 1° gennaio 2027 (n.d.r)

 

 

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