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LES JEUX OLYMPIQUES ET…… LES AUTRES.

Valore & Valori 163

di Mario Travaglini

L’attesa  per le prossime Olimpiadi cresce ogni giorno di più. I lavori sugli impianti che accoglieranno gli atleti sono terminati e si stanno per concludere anche gli ultimi collaudi. Le attività in pieno fermento restano quelle che riguardano la cerimonia di apertura, totalmente rivoluzionata rispetto al passato. Sarà audace, originale e unica, come la grandeur francese vuole.  Niente Parco dei Principi o altra location sportiva. Le delegazioni sfileranno sulla  Senna con delle barche dotate di telecamere per consentire ai telespettatori di vedere da vicino i 10.500 atleti che da est a ovest attraverseranno il centro di Parigi  per giungere, dopo un percorso di sei chilometri, davanti al Trocadéro, dove si svolgeranno le fasi finali della cerimonia e gli spettacoli di contorno.  Gli spettatori saranno collocati  lungo i Quai su una serie di banchine superiori ed inferiori. Le prime saranno gratuite mentre le seconde  saranno a pagamento perché posizionate meglio tra  il ponte Austerlitz e il ponte Iéna. Una cerimonia di apertura che si annunzia come la più grande mai tenuta nella storia dei Giochi, verosimilmente ideata per ricordare il centenario di quelle tenutesi sempre a Parigi nel 1924, peraltro rese celebri dalla colonna sonora di un magnifico film del 1981 Momenti di gloria (titolo originale Chariots of Fire) diretto da Hugh Hudson.

Ma l’euforia sportiva sembra cedere il passo a questioni ben più serie legate ai risultati del ballottaggio di oggi che potrebbero far andare di traverso al galletto dell’Eliseo lo scenario pomposo al quale pensava di partecipare quale nuovo Re Sole della Repubblica. Dopo i disastri internazionali ed interni, sui quali mi sono intrattenuto sinteticamente nel mio precedente articolo, ora la Francia si ritrova incastrata in una scelta assolutamente radicale tra il Comunista Mélenchon e la destra nazionalista di Le Pen. Infatti alla luce dei ritiri incrociati tra Repubblicani e NFP, il Raggruppamento Nazionale non sembra più avere alcuna possibilità di ottenere la maggioranza assoluta di 285 deputati e, forse, sarà complicato addirittura ottenere una maggioranza relativa di 240 seggi. Questo significa che le opzioni possibili si ridurranno a due: o si torna al voto subito ovvero si formerà una maggioranza che per la prima volta nella storia di Francia vedrà i liberali presidenziali allearsi con la sinistra plurale nella quale il partito comunista è egemone. Una sorta di ammucchiata contro natura di italica memoria i cui risultati sono sotto gli occhi d tutti. Di fronte ad uno scenario di tal fatta la Borsa di Parigi si è dimostrata insopportabilmente spensierata, come d’altra parte ha fatto quella americana con Biden, sottovalutando il rischio di innescare processi politici dalle conseguenze incontrollabili. Molti osservatori, bontà loro, hanno cominciato ad esprimere dubbi sul machiavellismo di Macron ed a collegare il suo operato ai Giochi Olimpici quando, dopo aver evocato l’applicazione dell’articolo 16 della costituzione che gli conferisce pieni poteri per un periodo massimo di un mese “…. qualora particolari condizioni di interesse nazionale lo dovessero richiedere”,  ha affermato che “… le elezioni legislative sono un processo democratico che non sconvolgerà le Olimpiadi”.  Ma dietro le porte dell’Eliseo pare si stia pensando anche all’annullamento dell’evento e sia stata posta come data limite quella de 15 luglio per valutare il  caos sociale che potrebbe svilupparsi dopo il ballottaggio.

Le dichiarazioni di Macron seminate prima delle elezioni sui rischi di guerra civile, il rischio di blocco dei trasporti, gli scioperi di protesta evocati dal sindacato rosso della CGT, unitamente al fatto che la Senna sia insicura  nonostante 1,4 miliardi di euro investiti, che la completa sicurezza della cerimonia di apertura non potrà essere garantita,  che il caos sulla rete stradale dell’Ile de France con la chiusura di tutte le autostrade che collegano Parigi agli aeroporti o ai siti olimpici come Versailles, fanno pensare che si stia riflettendo seriamente sulla piega da dare ai Giochi Olimpici. Se è vero che i francesi – e i partiti politici – sono stati colti di sorpresa dallo scioglimento delle  Camere  appare sempre più vero ed evidente che la decisione sia stata  attentamente ponderata e per nulla improvvisata. Secondo le confidenze di suo padre Jean-Michel ad un grande gruppo di stampa regionale (EBRA che possiede L’Est Républicain, Le Dauphiné Libéré o Les Dernieres Nouvelles d’Alsace), il figlio si preparava ad agire già da aprile, sulla base di diversi sondaggi chiaramente non incoraggianti.

Alla luce di quanto sopra, e nella considerazione che le ricostruzioni fatte siano almeno verosimili, consolido la mia impressione che  Macron abbia preso l’attività di governo come un giochetto destinato a lusingare il suo ego ben sapendo di commettere un errore storico imperdonabile. Alain Minc, uno dei suoi mentori più fedeli, in un articolo pubblicato su L’Express lo schiaccia con queste parole di fuoco :” Quando un uomo che supponiamo intelligente prende una decisione di assoluta stupidità, è perché la dimensione psicologica ha preso il sopravvento sulla riflessione e sulla ragione. Emmanuel Macron è, tra i leader degli ultimi decenni, quello per il quale la psicologia personale è più determinante. Questa dissoluzione è il risultato del narcisismo spinto ad uno stato quasi patologico, che porta alla negazione della realtà. »

Tutto questo non ha precedenti dall’inizio della Quinta Repubblica e, che ci crediate o no, certamente profuma sia della fine del “macronismo”  e della disintegrazione del l’apparato e sia anche di erbe secche che aspettano solo che qualcuno accenda un fiammifero. A venti giorni dall’inizio delle Olimpiadi, la Francia è già medaglia d’oro per il caos che il suo Presidente è riuscito ad installare nel paese e un Macron,  abbandonato da molti suoi sostenitori, potrebbe essere tentato di ribaltare lo scacchiere politico, anche a costo di rischiare lo spegnimento della fiamma già prima dell’avvio dei Giochi.  Se penso che costui, attraverso i pochi rappresentati eletti ed insieme all’omologo tedesco, sia ancora alla guida del l’Europa mi vengono i brividi.

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