NEW YORK, NEW YORK

Valore & Valori / Mario Travaglini / 224

“I want to wake up in the city that doesn’t sleep, to find I’m king of the hill, top of the heap”. cantava la magnifica Liza Minnelli: «Voglio svegliarmi nella città che non dorme mai, per scoprire che sono una persona importante, al vertice».                                                                                                                                       E quella città che “non dorme mai” oggi sembra svegliarsi in un incubo: al vertice di New York oggi c’è Zohran Mamdani, mentre al vertice dell’America c’è Donald Trump. Due estremi che non si annullano ma si alimentano: il populismo di destra e l’utopia dell’ultrasinistra, le due facce di un Paese che ha smarrito il centro della ragione.

«Il futuro è nelle nostre mani», ha dichiarato il nuovo sindaco della Grande Mela. «È l’inizio delle ostilità», ha ribattuto Donald Trump.
Difficile dargli torto: è davvero l’inizio di un’altra guerra politica, e stavolta non in veste di pacificatore ma di attaccante.

Non credevo possibile che i cittadini newyorkesi potessero eleggere qualcuno con un programma peggiore di quello di Trump. Eppure ci sono riusciti: con coraggio o con incoscienza, hanno scelto un radicale che promette il paradiso sociale: il risultato è un cocktail esplosivo di assistenzialismo, tasse e illusioni collettive. Trump si sbaglia su molte cose, ma su questo punto forse no.

L’America sembra vittima di un disgusto a rimbalzo: stufa di una follia, si getta nell’altra. Dall’irrazionalità trumpiana alle promesse del neo-social comunismo urbano.
E a meno che Trump non decida di bruciare il Reichstag, al prossimo voto saranno gli stessi elettori a bruciare lui.

Nel frattempo, Mamdani – attivista, idealista e spendaccione – prepara il suo “New Deal 2.0”.
New York già spende più di ogni altra grande città americana, ma il nuovo sindaco vuole superarsi.

Il Washington Post ha riassunto così il clima:

«Questa elezione è stata interamente su Trump. Ha legato ogni voto alla sua crociata contro il costo della vita: “Se il potere d’acquisto è la vostra preoccupazione, votate repubblicano!”. Ma i prezzi sono aumentati, e Trump resta impopolare».

Il menu Secondo Forbes è il seguente:

  • affitti congelati;

  • negozi alimentari di proprietà pubblica;

  • arresto di Netanyahu (testuale);

  • autobus e asili nido gratuiti;

  • regolamentazione delle app di consegna;

  • sussidi alle piccole imprese familiari.

Per finanziare il tutto, una ricetta vecchia come il mondo: più tasse.
Una sovrattassa del 2% per l’1% dei newyorkesi più ricchi e un aumento dell’imposta sulle società fino all’11,5%, che dovrebbe portare cinque miliardi in più l’anno.

Il punto interessante è che tutti sanno — o dovrebbero sapere — che queste misure non funzioneranno.

Ogni piano che promette qualcosa in cambio di nulla è un trucco contabile.
Lo Stato non crea ricchezza: la sposta.
La politica è solo la competizione per decidere chi paga e chi incassa.

Quando la Fed gonfia la Borsa, la classe media si impoverisce.
Quando Trump impone dazi, li paga il consumatore americano.
Quando si bloccano gli affitti, i proprietari chiudono le porte: a New York decine di migliaia di appartamenti restano vuoti, perché nessuno ha i mezzi per rimetterli in sesto.

Alla fine, sia a destra che a sinistra, l’illusione resta la stessa: ottenere qualcosa per niente.

Il trionfo di Mamdani rappresenta dunque il passaggio da una serie di politiche fallimentari a un’altra.
A destra come a sinistra, il principio resta lo stesso: credere che “qualcosa per niente” possa essere una strategia di governo.

New York e l’America intera sembrano gareggiare per vedere chi crollerà per primo.

Il seguito al prossimo episodio, quando uno dei due si esibirà in un nuovo numero da circo.
Ma su un punto, forse, Trump ha ragione: quando il pubblico sarà stanco dei fallimenti di Mamdani, non rinuncerà al sogno del tutto-per-niente.
Pretenderà semplicemente che glielo servano in un’altra confezione. Staremo a vedere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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