Il Limite / RANIERO REGNI / 206
Dovendo decidere a quale argomento dedicare l’articolo di questa settimana avevo pensato che il tema più importante fosse il referendum di oggi e lunedì sui cinque importanti quesiti riguardanti il lavoro e la cittadinanza. Perché? Perché la democrazia, quel regime imperfetto ma superiore ai difetti di cui tutti gli altri regimi politici credono di essere la cura, è indubbiamente sotto attacco e appare indebolita. Molti cittadini sovrani, mentre vorrebbero negare ai cittadini di nuova acquisizione il diritto di voto, non vanno più a votare, ritenendo le elezioni, di qualsiasi genere, un rito inutile. Molte forze politiche, almeno quelle populiste e nazionaliste, sono persino contente di questa defezione, accettano di buon grado che ci sia questa delega in bianco alle nuove élite andate al potere. Una consultazione plebiscitaria ogni tanto e poi mani libere, senza tanti controlli o divisioni dei poteri, per il premier. Questa è la democratura, la democrazia autoritaria e illiberale di cui abbiamo esempi vistosi nel nostro paese, nell’Unione Europa e nel resto del mondo.
Ma l’appello ad andare a votare al referendum di oggi si contendeva la mia attenzione con l’eccidio che si sta perpetrando nella striscia di Gaza. Non ci sono più nomi, definizioni e distinguo, per quello che sta accadendo sulle rive del Mediterraneo, sulle rive del nostro mare. La nostra attenzione è attratta sempre più dall’escalation dell’orrore che alla guerra ha aggiunto la carestia, la fame e lo sterminio dei bambini. Siamo andati oltre la giusta risposta difensiva, oltre la vedetta, oltre la rappresaglia.
Queste sono le variazioni, le novità, che si impongono e attraggono di più l’attenzione. Infatti uno stimolo continuo non viene più avvertito. Questa è la ragione per cui le frecce delle automobili lampeggiano, si accendo e si spengono, perché colpiscono di più l’apparato percettivo. I lampi delle notizie, sempre più gravi, sempre più nuove, sempre più enormi, sequestrano così la nostra attenzione e paralizzano il nostro pensiero e la nostra azione.
Alle novità si aggiunge però il basso continuo a cui questa rubrica vuole invece rimanere fedele, quello dell’inquinamento, del riscaldamento globale, dell’attacco al nostro ambiente e alla nostra salute. Il basso continuo è dato dalla pubblicazione dello “Stato Europeo del Clima 2024” di qualche settimana fa. L’osservatorio climatico europeo Copernicus ha detto che il 2024, oltre ad essere stato l’anno globale più caldo di sempre, vede anche un netto contrasto tra l’est e l’ovest del nostro continente. A est un clima estremamente secco e spesso con caldo record, a ovest condizioni caldo-umide. Le tempeste sono state gravi e le inondazioni diffuse hanno causato almeno 335 vittime e colpito circa 413mila persone.
Contemporaneamente a questo rapporto ne è uscito un altro dell’osservatorio di Pavia per Greenpeace secondo cui nel 2024 le notizie dedicate al clima hanno registrato un calo del 47% sui quotidiani (in media un articolo ogni due giorni) e del 45 % sui telegiornali (in media un servizio ogni dieci giorni) rispetto al 2023. Nel frattempo, dice il rapporto, si è assistito a un aumento delle pubblicità delle aziende inquinanti sui quotidiani, che spostano l’attenzione dalle conseguenze ambientali dell’inquinamento alle preoccupazioni per l’impatto economico delle politiche ambientali.
Tra qualche giorno, quando i record delle temperature si rincorreranno e i condizionatori faranno raggiungere il massimo al consumo di energia, i media si riempiranno di nuovo di notizie su clima, salute e ambiente. Ma poi l’attenzione nei confronti della crisi climatica calerà o verrà fatta cadere ad arte.
Questo uso dell’allarme sui media, e dello stress conseguente, è tipico delle nostre società. Il filosofo tedesco P. Sloterdijk parla oramai da anni della società moderna come una vera e propria “comunità di preoccupazione”, creata dai media che sono veri e propri “sistemi di preoccupazione auto-stressanti e permanentemente proiettati in avanti”. Intere nazioni sono tenute sotto il controllo da un’inquietudine comune. C’è sempre qualcosa che ci tiene in ansia e in allarme. Esiste un legame tra autonomia, stress e notizie diffuse dai media. Non siamo noi a decidere che cosa sia più importante e prioritario. Siamo storditi e perdiamo la libertà e l’autonomia di giudizio.
Che cosa hanno in comune però i tre avvenimenti a cui avrei dovuto dedicare questo articolo? Hanno tutti oltrepassato la linea. La linea è uno dei sinonimi del limite. Si è dentro o si è fuori della linea? Si è dentro o si è fuori limite? Credo che tutti e tre i fatti richiamati abbiano superato abbondantemente ogni limite e dovremmo averlo sempre presente, per pensare e scegliere ciò a cui prestare la nostra attenzione e a cui dedicare la nostra azione. Perché, quando si va oltre la linea, non sempre accade quello che scriveva un poeta, che “dove c’è il pericolo lì c’è anche ciò che salva”.






