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LE LEGGI DI BILANCIO DAL 2023 AL 2026: CONTINUITÀ E MUTAMENTI.

Valore & Valori / Mario Travaglini / 222

 Dopo tre anni di governo può essere interessante verificare se  la nuova Legge di Bilancio predisposta per il 2026, contrapposta a quella del 2023, rappresenti un semplice atto contabile oppure il bilancio politico di una parabola che ha visto Fratelli d’Italia passare da forza di rottura a partito di governo. Il confronto ci aiuterà a capire se quella appena approvata dall’esecutivo rimane nel solco del progetto previsto per l’intera legislatura ovvero se ne discosti nei punti significativi. Anche in questa occasione utilizzeremo lo sperimentato metodo dei voti, sia per omogeneità di giudizio e sia anche per porre il lettore nella condizione di catturare rapidamente la sintesi della valutazione.

Vediamo.

Già nella Legge di Bilancio 2023, la prima firmata dal nuovo esecutivo, si intravedevano i tratti di una destra prudente, desiderosa di rassicurare i mercati e Bruxelles, ma anche di introdurre segnali identitari come il taglio al Reddito di cittadinanza, la revisione del Superbonus, la reintroduzione dei voucher e l’avvio della flat tax incrementale.
Oggi, con la Finanziaria 2026, il quadro appare più definito: la continuità con la linea originaria è evidente, ma altrettanto chiara è la ricerca di un equilibrio più politico che economico, volto a consolidare un profilo di “destra di governo”, attenta ai ceti produttivi ma anche preoccupata di evitare scontri frontali con l’Unione Europea e con la Banca Centrale.  Ecco quindi di seguito la nuova valutazione.

Pensioni

Nel 2023 la “Quota 103” fu giudicata un compromesso, e il voto assegnato (4) rifletteva la delusione per la mancata riforma strutturale. La Finanziaria 2026, che prevede la chiusura definitiva di Quota 103, il graduale ritorno al modello contributivo puro e un inasprimento delle finestre d’uscita, conferma purtroppo quella diagnosi. Nessuna riforma organica del sistema è arrivata; anzi, la linea è quella di contenere la spesa previdenziale per rispettare i vincoli europei e liberare risorse per il taglio del cuneo. La penalizzazione delle pensioni medio-alte, con la prosecuzione della rivalutazione a fasce e nuove restrizioni sui riscatti agevolati, mostra che il principio liberale di proporzionalità contributiva resta disatteso.
Voto aggiornato: 3,5 — la direzione è restrittiva e burocratica, non riformatrice.

Sanità

Nel 2023 si denunciava la modestia dei fondi stanziati (2,3 miliardi) e l’urgenza di riorientare parte del PNRR verso la sanità pubblica. In quell’anno il fondo sanitario valeva 126 miliardi mentre nel 2026 sarà di 136,5 miliardi e nel 2027 di 142,9 miliardi. Con la legge di Bilancio  predisposta per il 2026  l’incremento complessivo sarà di circa 4 miliardi portando il Fondo Sanitario Nazionale, come detto poco sopra, a 136,5 miliardi, il che rappresenta un passo avanti, ma ancora insufficiente rispetto al fabbisogno reale e alla carenza di personale. L’impegno per l’assunzione di 30.000 nuovi infermieri e l’introduzione di un piano straordinario per le liste d’attesa sono segnali concreti, ma l’impianto dovrà essere ancora consolidato.
Voto aggiornato: 6,5 — un progresso rispetto al 2023, ma la svolta necessaria per ricostruire la sanità territoriale avrà bisogno di ulteriore impegno

Flat tax e cuneo fiscale

Nel 2023 la flat tax e la riduzione del cuneo furono i capitoli più coerenti con l’identità del governo Meloni. Oggi il taglio del cuneo è stato effettivamente portato al 5% per i redditi medio-bassi, e la flat tax incrementale è divenuta strutturale per le partite IVA fino a 100.000 euro, con estensioni alle imprese individuali. Tuttavia, la riforma dell’IRPEF a tre aliquote — pilastro della Finanziaria 2026 — introduce elementi di complessità e di “falsa semplificazione”: la pressione fiscale complessiva resta sopra il 42% del PIL, e il beneficio effettivo si concentra su fasce medio-basse, non sulla produttività del lavoro autonomo.
Voto aggiornato: 7,5 — coerenza mantenuta, ma il salto di qualità liberale non c’è stato.

Reddito di Cittadinanza e politiche sociali

Il superamento del Reddito di cittadinanza nel 2023 fu uno spartiacque politico e simbolico, premiato con un voto alto (8). La Finanziaria 2026 consolida questa scelta con l’attuazione del nuovo Assegno di inclusione e del Supporto per la formazione e il lavoro, che hanno ridotto di oltre il 40% la platea dei beneficiari rispetto al vecchio Rdc. Tuttavia, i dati mostrano che meno del 30% dei percettori “occupabili” è effettivamente rientrato nel mercato del lavoro, segno di un sistema di collocamento ancora inefficiente.
Voto aggiornato: 7 — la direzione resta giusta, ma l’attuazione resta parziale.

Tregua fiscale

Nel 2023 la pace fiscale aveva un senso di emergenza post-pandemica; nel 2026, con il nuovo Piano di concordato preventivo biennale e la tregua sulle mini-cartelle fino a 5.000 euro, l’approccio si è istituzionalizzato. Non si tratta più di sanare, ma di stabilizzare un rapporto meno conflittuale tra contribuente e Stato. Ciò rappresenta una maturazione della politica fiscale di Fratelli d’Italia.
Voto aggiornato: 7,5 — meno bandiera, più pragmatismo.

Famiglia

Il capitolo più coerente con l’identità conservatrice del governo. Nel 2026 vengono rifinanziati l’assegno unico, i congedi parentali e gli sgravi per le madri lavoratrici. Le risorse restano modeste (circa 1,2 miliardi in più), ma l’impianto è stabile. Manca però una politica demografica strutturale — incentivi abitativi, fiscalità differenziata, scuole dell’infanzia gratuite — capace di invertire il trend delle nascite.
Voto aggiornato: 7 — continuità positiva, ma ancora troppo timida.

Lavoro occasionale e mercato del lavoro

La reintroduzione dei voucher nel 2023 fu un segnale liberale importante. Nel 2026 si assiste a un ulteriore ampliamento del tetto (fino a 12.000 euro) e all’estensione a settori come logistica e agrifood. Il limite resta però un mercato del lavoro rigido, dove la produttività non cresce e i contratti temporanei restano la norma.
Voto aggiornato: 7 — misura utile, ma senza riforma complessiva perde forza.

Bonus edilizi e Superbonus

Nel 2023 la riduzione dal 110% al 90% fu interpretata come una necessaria correzione. Oggi, nel 2026, il governo completa la normalizzazione con la chiusura dei crediti incagliati e la sostituzione del Superbonus con un Bonus efficienza energetica ordinato e scalare (dal 70% al 50%), legato al reddito e al tipo di intervento. È un ritorno alla ragione contabile e all’equilibrio.
Voto aggiornato: 8 — uno dei capitoli meglio gestiti della legislatura.

Varie: scuola, università, digitale

Nel 2023 la spesa per scuola e università era giudicata insufficiente (voto 4). Nel 2026 gli investimenti PNRR in competenze STEM, ricerca e digitalizzazione mostrano progressi tangibili: +12.000 borse universitarie, aumento medio del 6% negli stipendi dei docenti, e 3 miliardi per la transizione digitale della PA. È un settore finalmente in crescita, anche se trainato più da fondi europei che da visione nazionale.
Voto aggiornato: 6,5 — miglioramento netto, ma non rivoluzionario.

Un elemento non trascurabile nel giudizio complessivo sulla Finanziaria 2026 è rappresentato dal riscontro dei mercati internazionali e, in particolare, dal giudizio delle principali società di rating. Dopo anni di incertezze e prospettive negative, tra il 2024 e il 2025 Moody’s, Fitch e S&P Global hanno progressivamente migliorato l’outlook dell’Italia, passando da “stabile” a “positivo”, con un upgrade significativo del merito di credito sovrano, in alcuni casi da BBB- a BBB.
Tale revisione riflette il consolidamento dei conti pubblici, la gestione prudente della spesa corrente e la credibilità del percorso di riduzione del deficit primario, sceso sotto il 3,5% del PIL.                                                           A completare questo quadro di fiducia è arrivata, qualche settimana fa, anche la decisione di DBRS Morningstar, che ha alzato il rating dell’Italia da BBB (high) ad A (low) con outlook “stabile”. Nelle motivazioni ufficiali, l’agenzia ha sottolineato la “resilienza dell’economia italiana, la stabilità politica raggiunta e le prospettive di contenimento del rapporto debito/PIL nei prossimi anni”.
Si tratta del miglior giudizio espresso da DBRS Morningstar nei confronti dell’Italia dal 2010, e conferma come la traiettoria di disciplina fiscale perseguita dal governo Meloni abbia accresciuto la credibilità del Paese sui mercati internazionali. Questo riconoscimento, al di là del linguaggio tecnico-finanziario, ha un significato politico evidente: testimonia che, pur tra compromessi e contraddizioni, l’Italia è tornata a essere percepita come un Paese affidabile, prevedibile e capace di mantenere gli impegni europei. È un risultato che pochi governi italiani, negli ultimi vent’anni, sono riusciti a ottenere senza manovre lacrime e sangue. In altri termini, il “marchio di fiducia” espresso dalle agenzie di rating costituisce la prova più concreta del fatto che la linea economica del governo — pur lontana dall’ortodossia liberista — ha saputo coniugare realismo politico e disciplina fiscale, traducendo la prudenza iniziale in un vero capitale di credibilità internazionale.

In sintesi, la Finanziaria 2026 non tradisce la linea del 2023 ma la normalizza, segnando la transizione da governo identitario a governo “compatibile”. Le riforme sociali e fiscali sono coerenti, ma moderate. I voti aggiornati mostrano un profilo di governo prudente, non rivoluzionario: pochi arretramenti, qualche miglioramento, molta continuità.

Settore

Voto 2023

Voto 2026

Tendenza

Pensioni

4

3,5

▼

Sanità

6

6,5

▲

Flat tax e cuneo

7

7,5

▲

Reddito di cittadinanza / Inclusione

8

7

▼

Tregua fiscale

7

7,5

▲

Famiglia

7

7

=

Lavoro occasionale

7

7

=

Bonus edilizia

7

8

▲

Scuola e università

4

6,5

▲

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