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ELEZIONI POLITICHE 2027: GIA’ COMINCIATA LA TARANTELLA ANCHE SE NESSUNO VINCE SENZA LA RIFORMA ELETTORALE

Attualità&Amarcord /Marcello Martelli/ 226 

 

 Il Rapporto dell’Istituto Cattaneo, diffuso all’indomani delle ultime elezioni regionali, mette nero su bianco ciò che da tempo si inserisce come un sospetto nel dibattito pubblico: con l’attuale legge elettorale, l’Italia rischia di arrivare alle prossime politiche senza un vincitore chiaro. Non è una previsione apocalittica, ma una constatazione tecnica, basata sull’evidenza di un sistema che, invece di garantire governabilità e rappresentanza, oggi sembra moltiplicare frammentazioni e paralisi.

Lverità è che nessun Paese può permettersi di andare al voto con una legge che non assicuri una maggioranza stabile. Specialmente l’Italia, reduce da anni di esecutivi precari, maggioranze risicate, governi nati più da necessità aritmetiche che da un chiaro mandato popolare. Non lo vogliono gli italiani, stanchi di vedere ogni tornata elettorale trasformarsi in un enigma insolubile, in cui a prevalere non è la volontà degli elettori, ma la capacità dei partiti di tessere accordi post-voto, spesso percepiti come “inciuci” o esercizi di sopravvivenza politica.

Il problema non è solo di natura istituzionale; è anche culturale e territoriale. L’attuale impianto elettorale, oltre a non garantire la governabilità, ha anche generato distorsioni geografiche e rappresentative. La soppressione di alcuni collegi uninominali – come quello della provincia di Teramo, in Abruzzo – è un esempio emblematico di come territori con una forte identità politica e sociale possano essere sacrificati sull’altare di un’ingegneria elettorale punitiva e mal calibrata. Restituire alle comunità la loro voce diretta in Parlamento non è solo un atto di equità: è uno dei modi più efficaci per rafforzare il legame tra cittadini e istituzioni.

Ecco perché la riforma non è solo opportuna: è urgente.

Ma riformare la legge elettorale significa, prima di tutto, decidere che cosa l’Italia vuole essere nei prossimi anni. Un Paese con governi stabili, nati da un chiaro confronto tra visioni politiche alternative? Oppure un Paese costretto a convivere con formule di compromesso permanente, con esecutivi che iniziano il cammino già in affanno? Il legislatore ha davanti a sé tre obiettivi imprescindibili:

  1. Garantire una maggioranza chiara, evitando che il risultato elettorale si trasformi in un rompicapo inconcludente.

  2. Rafforzare la rappresentanza territoriale, restituendo collegi soppressi e assicurando che ogni comunità abbia voce.

  3. Restituire potere agli elettori, limitando al minimo le alchimie post-voto.

Non esiste un sistema perfetto. Ma esiste un sistema più giusto di quello attuale. E non vedere o rinviare questa discussione significa condannare il Paese all’ennesima stagione di governicchi instabili, nati fra compromessi e sospetti inevitabili. La democrazia vive di regole. Ma vive ancor più della fiducia dei cittadini nelle regole.

Oggi, quella fiducia scricchiola. Per ricostruirla, bisogna partire da qui: dal coraggio di riscrivere una legge elettorale che permetta finalmente agli italiani di scegliere davvero chi governerà il Paese. Senza trucchi, senza doppi fondi, senza inciuci. Solo con il voto di noi cittadini.

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