Alghero, Santu Pedru
Con il riconoscimento ufficiale delle domus de janas come Patrimonio Mondiale dell’Umanità, la Sardegna celebra uno dei momenti più significativi nella valorizzazione della propria storia antica e identità culturale. Le “case delle fate”, così chiamate nella tradizione popolare,dove il nome “janas” richiama le figure femminili del folclore sardo, fate dai poteri arcani, ma l’etimologia potrebbe risalire al dio romano Giano, guardiano delle soglie, o addirittura a Diana, la dea lunare. Le domussono diventate il 61° sito italiano ad entrare nella prestigiosa lista UNESCO, portando alla ribalta internazionale un patrimonio archeologico unico, testimonianza vivente della civiltà prenuragica.

Villaperuccio- Domus de janas di Montessu
Scavate nella roccia tra il 4400 e il 2000 a.C., le domus de janas rappresentano una straordinaria forma di architettura funeraria ipogea, diffusa capillarmente nel territorio sardo (tranne che in Gallura) ed organizzata in necropoli articolate. Il sito UNESCO appena istituito comprende 18 complessi sepolcrali distribuiti sull’isola, tra cui spiccano Anghelu Ruju (Alghero), Montessu (Villaperuccio), il Parco archeologico di Pranu Mutteddu (Goni) e Sant’Andrea Priu (Bonorva), per citarne solo alcuni.

Bonorva, Sassari – Necropoli di sant’Andrea Priu
Queste tombe rupestri, frutto di un’abilità tecnica e simbolica sorprendente, non erano semplici sepolture, ma spazi sacri, veri e propri luoghi di passaggio tra la vita e l’aldilà. Spesso riproducevano l’architettura delle abitazioni dei vivi, in una simbolica continuità tra il mondo terreno e quello ultraterreno. Alcune presentano planimetrie complesse, anticelle, decorazioni parietali e motivi incisi o in rilievo – spirali, corna taurine, zig-zag – che evocano riti legati alla fertilità e alla rigenerazione, sotto il segno della Dea Madre, divinità centrale nella religiosità neolitica.

Necropoli di Monte Siseri – Falsa porta e coppella emisferica.
Il nome “janas”, che richiama figure magiche del folklore sardo, fa intuire quanto queste strutture siano ancora oggi parte integrante dell’immaginario collettivo dell’isola. Le domus, infatti, non sono soltanto reperti archeologici, ma elementi profondamente radicati nella cultura sarda, capaci di trasmettere valori, simboli e storie ancestrali. Alcune necropoli, come quella di Sant’Andrea Priu, testimoniano anche la continuità d’uso attraverso i secoli, trasformandosi da tombe neolitiche in luoghi di culto cristiano.

Ruinas, domus de janas di Genna Salixi
Il riconoscimento da parte dell’UNESCO arriva al termine di un lungo percorso avviato nel 2018 dal Centro Studi Identità e Memoria (CeSIM), con il coinvolgimento della Regione Sardegna, del Ministero della Cultura e di numerosi Comuni, con Alghero capofila. Il progetto ha unito studiosi, amministratori, associazioni e comunità locali in un’azione corale volta a portare le domus de janas oltre i confini della Sardegna, restituendo loro la giusta rilevanza a livello mondiale.
Alghero – Santu Pedru
L’iscrizione nella lista è avvenuta sulla base del criterio III della Convenzione UNESCO del 1972, che premia le “testimonianze uniche ed eccezionali di tradizioni culturali scomparse”. In questo senso, le domus de janas sono molto più di tombe: sono la voce di un mondo antico ( pensate che Il sito di Santu Pedru ad Alghero,è più antico delle prime Piramidi egizie e contemporaneo dei megaliti di Carnac in Francia), di una visione del sacro, della morte e della comunità che ancora oggi risuona nel cuore dell’identità sarda.
Putifigari, Sassari – Necropoli di Monte Siseri
Oltre al prestigio simbolico, questo riconoscimento porta con sé importanti prospettive per il futuro. La Regione Sardegna ha già annunciato un piano di investimenti da 15 milioni di euro per la valorizzazione, l’accessibilità e la sicurezza dei siti, con l’obiettivo di trasformare questo patrimonio in motore di sviluppo sostenibile per le comunità locali, promuovendo un turismo culturale rispettoso e duraturo.

Anela – Sos Furrighesos
L’ingresso delle domus de janas nella lista UNESCO è un riconoscimento dovuto ma anche una responsabilità: quella di custodire e trasmettere un’eredità che affonda le sue radici nella notte dei tempi, ma continua a parlare al presente. In un’epoca in cui la memoria sembra spesso smarrita, queste antiche tombe scavate nella pietra riaffiorano come segni eterni di una civiltà che ha saputo trasformare la morte in rito, la pietra in simbolo, il paesaggio in casa degli dei.
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