IL BAMBINO E L’AMORE ALL’AMBIENTE

 Il Limite / RANIERO REGNI / 221                       

La scuola è stata luogo di profonda desolazione per il bambino

M. Montessori

 

 La più grande e famosa pedagogista italiana, M. Montessori è spesso, e non completamente a ragione, identificata con i materiali e con un ambiente artificiale, anche se pensati entrambi apposta per i bambini. Questo fa parte del processo di riduzione a cui questa straordinaria studiosa è stata da sempre e ovunque sottoposta. Questo porta ad ignorare che Montessori è sempre stata molto attenta a considerare lo spazio naturale nell’educazione. Lei era convinta che se i bambini sono a contatto della natura, “allora viene la rivelazione della loro forza”. Per lei “il bambino ha bisogno di vivere naturalmente, e non soltanto di conoscere la natura”. Questo se si vuole evitare che la sua anima si rattrappisca come succede agli adulti che lei definisce come una specie di “carcerati soddisfatti”.

Nella sua millenaria e per molti versi commovente storia, l’essere umano si è dovuto adattare all’ambiente ma poi ha trovato il modo di trasformare con il suo lavoro e la sua tecnica il mondo in un nido tecnologico favorevole alla sua vita. Questo è il lavoro della società adulta secondo Montessori: trasformare la natura e costruire la supernatura artificiale. La tecnica e il lavoro attengono al destino dell’uomo. E il bambino conferma la presenza di un suo preciso e potente istinto al lavoro, come prima radice del lavoro adulto.

Ma questo ha finito per creare spesso una super natura, ovvero un ambiente artificiale e sociale dove non c’è spazio per il bambino. Così lei scrive, “l’ambiente sempre più complicato e dinamico dell’adulto è inadatto al bambino”. Non è difficile immaginare la convivenza tra adulti e bambini in un ambiente naturale, ancorchè pericoloso, nel decimillenario mondo della preistoria, così come non è difficile immaginare la convivenza di adulti e bambini nel millenario, ancorché duro, mondo agricolo, con la loro vicinanza alla vita vegetale e animale. Lì, in ambienti per molti versi difficili, il bambino trovava uno spazio, “ma lentamente la civiltà ha sottratto l’ambiente sociale al bambino. Tutto è eccessivamente regolato, troppo serrato e rapido”. La civiltà delle macchine e il mondo urbano, oggi quello elettronico e informatico, gli schermi e le macchine, sono diventati inospitali e non sembra esagerata l’affermazione montessoriana, “in realtà il bambino è nel mondo un profugo, un essere inerte, uno schiavo”.

Lo studio dei bisogni infantili e delle caratteristiche della mente assorbente, guidata dai suoi istinti guida, che Montessori chiama “periodi sensitivi” (come il linguaggio, il movimento, ecc.,), spinge Montessori ad una critica dell’ambiente scolastico di ieri ma anche di oggi. La sua critica è così radicale che, l’ambiente da lei pensato e progettato per i bambini tra i tre e i sei anni, lo chiama “Casa dei bambini” e non scuola.

L’ambiente è fondamentale. I bambini dialogano profondamente con ambiente e materiali e sono sempre intenti ad entrare nelle cose. “Le ‘Case dei Bambini sono ciò che dice il titolo: la ‘casa’, il luogo dove si vive, dove la pace, la felicità ci fanno migliori: dove sappiamo d’incontrare un’oasi ‘che ci siamo formata’ e dove siamo ‘padroni’, tra ‘padroni’ dove fu creata un’armonia benefica tra noi e l’ambiente”.

Oggi come ieri noi sottovalutiamo il rapporto tra i bambini, i loro sensi e gli ambienti dove vivono. L’ambiente non crea, perché lo sviluppo non può essere insegnato. Eppure ha il grande potere di aiutare, deviare, ostacolare, lo sviluppo.

Che cos’è l’ambiente per il bambino? Mentre per l’adulto la cosa più importante è il tempo (essere = tempo), per i bambini l’equazione è essere = spazio. Il bambino nei suoi primi sei anni di vita è guidato da uno dei peridi critici ched Montessori chiama “amore all’ambiente”.  Egli sente il linguaggio silenzioso e affascinante dello spazio, lo spazio parla anche quando non vogliamo ascoltarlo. Il bambino sente la voce delle cose, la loro eloquenza muta. Gli oggetti chiedono di essere toccati, in essi è implicito l’uso; l’oggetto è un mediatore tra l’esterno e l’interno.  I bambini sono specializzati in celebrazioni del dettaglio, si direbbe che li interessa l’invisibile, vedono con occhi diversi da quelli dell’adulto, vedono l’invisibile. Il bambino ama l’ambiente: è l’amore che ci fa notare in un essere cose non viste dagli altri. Percepire è sempre più che percepire, il gesto ha una presa diretta sulle funzioni mentali. Il bambino incarna l’ambiente, non è come per l’adulto per il quale l’ambiente è come un vestito. Il bambino lo incarna, diventa parte della sua mente. Vedere, manipolare le cose è udire il loro linguaggio, il loro valore materiale e simbolico, al di là del loro valore d’uso e di scambio. L’ambiente è il vestito dell’anima, qualcosa che viene amato e incarnato.

Per questo dovremmo essere attentissimi nel progettare e curare gli ambienti destinati ai bambini. In casa, a scuola, in città.

E poi ci deve essere un altro ingrediente che è la libertà di agire del bambino.  Senza libertà non c’è esperienza educativa, ma senza ambiente preparato non c’è libertà