Il Limite / RANIERO REGNI / 220
| Denken ist danken
M.Heidegger |
Si fanno gli auguri ma non è un compleanno, anche se è più di un compleanno. Si festeggia ma non è un anniversario, anche se è più di un anniversario. Di che cosa parlo? Del giorno del pensionamento. Esso appare nella vita di ogni persona come qualcosa di agognato e, al tempo stesso, temuto. Oggi, per i giovani appare come qualcosa a cui non possono guardare, vista la crisi del welfare state, per cui chi raggiunge questo traguardo dovrebbe dirsi fortunato. Eppure, è comunque la constatazione di un’età che avanza inesorabile, in cui qualcosa finisce e qualcos’altro inizia.
Certo, tutto dipende da quale tipo di attività si esce e come si è lavorato. Chi ha svolto lavori usuranti, occupazioni che comportavano la dura fatica fisica o chi ha fatto una professione che non amava, che non aveva scelto, ma che serviva fondamentalmente a portare uno stipendio a casa, non vede l’ora di andare in pensione o, come si dice, in quiescenza. Altra cosa è il “collocamento a riposo” per chi ha fatto un lavoro che coincideva con la propria vocazione, che avrebbe svolto anche se nessuno lo avesse pagato, che si è perfino stupito che qualcuno lo retribuisse per fare quello che gli piaceva. Quasi un gioco-lavoro, un’attività ludiforme! Lo scenario infatti cambia completamente se si è tra i pochi fortunati che hanno svolto per tutta la vita un lavoro per cui si è creduto di essere portati e che si amava. Mentre i primi possono ora dedicarsi a ciò che gli piace, i secondi, che hanno fatto per tutta la vita lavorativa ciò che gli piaceva, non possono che continuare ancora a fare la stessa cosa, anche se in modo diverso.
È comunque un’occasione dolceamara che annuncia sul serio un grande cambiamento.
Il pensionamento è la fine di una fase importante della vita adulta ed apre ad un’altra fase, che si spera ancora attiva, per il sottoscritto, nello studio e nella ricerca, nell’insegnamento e nella formazione. Essa preannuncia l’ingresso in quella che secondo l’induismo, ma la prima volta che ho incontrato questa indicazione, che poi ho ritrovato più volte, è stato in un testo del Card. Martini, è il terzo e quarto periodo della vita. Il primo stadio della vita serve a imparare, guidati da un maestro; il secondo per realizzare se stessi e trasmettere quello che si è appreso; il terzo è quello della meditazione e del ritiro nel bosco; il quarto, l’ultimo, segnato dal distacco dalle cose materiali, per prepararsi al congedo, imparando a mendicare.
Comunque questa occasione, nel mio caso, serve intanto a dire una serie di grazie. Sono stato fortunato, non a caso uno delle mie massime di vita è sempre stata “meglio fortunati che ricchi!”. E chi scrive lo è stato per molte ragioni. Devo essere grato per molte ragioni alla vita e a Dio. Ho avuto una famiglia da cui ho avuto molto e che mi ha reso felice. Allora la festa per il pensionamento è l’occasione per ringraziare, usando un’espressione di A. Camus, coloro che paradossalmente non si ringraziano mai perché gli si deve tutto.
Sul piano professionale devo ringraziare perché ho incontrato un grande maestro vivente, da ammirare e cercare, senza riuscirci ovviamente mai, di eguagliare. Ho incontrato grandi maestri intellettuali, morti, che sono diventati i miei autori. E, grazie al lavoro accademico svolto nella mia università, ho potuto scrivere e approfondire temi che mi erano cari.
Devo ringraziare perché ho incontrato sul mio cammino diversi amici, compagni di viaggio, alcuni dei quali continuano ad arricchire la mia vita.
Provo allora una grande gratitudine, e la gratitudine è un valore supremo, e quindi questa nuova stagione della vita penso che avrà, come le altre, i suoi fiori e i suoi frutti, e che varrà la pena di essere vissuta fino in fondo, allo scopo di diventare esseri umani migliori e sempre più degni dei doni ricevuti. Un’occasione per accettare anche i propri limiti che è la condizione essenziale per poterli comunque migliorare, perché, come osservava genialmente C. G. Jung, “non si può mutare nulla che non si sia accettato”.
È vero che, come diceva Aristotele, il pensiero umano sorge sempre dalla meraviglia di fronte al mondo, dallo stupore di fronte alla bellezza o, anche semplicemente ma profondamente, di fronte all’essere che è, che esiste, e c’è, invece del nulla. E spero di continuare a stupirmi ancora positivamente e ad appassionarmi ancora. Ma è altrettanto vero il pensiero di un altro grande filosofo, questa volta contemporaneo che, rispondendo alla domanda “che cosa significa pensare?”, scriveva, e suona bene nella sua lingua che era il tedesco, Denken ist danken: pensare è ringraziare.






