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IA: I VINCITORI CHE NON TI ASPETTI

Valore & Valori / Mario Travaglini / 218

 Quando si parla di intelligenza artificiale, l’immaginazione corre subito ai giganti tecnologici: i colossi che sviluppano modelli, chip e piattaforme integrate. Tuttavia l’intelligenza artificiale non porterà benefici soltanto a queste mega imprese, ma a centinaia di aziende ordinarie che vedranno la loro produttività e i loro profitti crescere in modo esponenziale. In questi ultimi mesi sono state divulgate analisi su come l’IA sia destinata a “cambiare le regole del gioco”, ma quasi tutte mancano il punto centrale per chi investe: non sono solo i produttori di tecnologia a guadagnarci, ma soprattutto chi saprà adottarla con intelligenza……. non artificiale.

  Naturalmente l’IA non è priva di ombre. Distruggerà milioni di posti di lavoro legati a mansioni ripetitive, sia manuali che d’ufficio; metterà a rischio la sicurezza informatica, dando nuove armi a hacker e criminali; renderà difficile distinguere il vero dal falso in un mondo in cui i deepfake diventeranno comuni. Eppure i lati positivi sono altrettanto forti: nella sanità promette diagnosi più accurate e cure personalizzate, nei trasporti ridurrà incidenti ed emissioni grazie ai veicoli autonomi, nell’istruzione offrirà percorsi didattici su misura, riducendo le disparità tra studenti. Come ogni tecnologia trasformativa, l’IA non è buona né cattiva: comporta rischi e opportunità, e il suo impatto dipenderà da come sarà usata.

Per gli investitori la questione decisiva è un’altra perché aumenterà la produttività, abbasserà i costi e migliorerà l’efficienza di imprese che non hanno nulla a che vedere con lo sviluppo dei modelli. Questo è il vero potenziale che pochi sottolineano. È lo stesso schema che abbiamo visto con Internet. Alla fine degli anni Novanta gli investitori si buttarono sulle dot.com, gonfiandole a livelli insostenibili, e il crollo del 2000 ne cancellò i tre quarti del valore. Eppure Internet ha davvero cambiato tutto, obbligando ogni impresa a trasferire attività online e ad adattarsi all’e-commerce. Molte delle vecchie star tecnologiche hanno deluso, mentre aziende all’apparenza marginali hanno registrato guadagni straordinari proprio grazie all’uso della rete.

Lo stesso accadrà con l’IA. Non tutte le azioni legate alla nuova tecnologia sono sopravvalutate come lo erano quelle di Internet venticinque anni fa, ma è probabile che diversi titoli oggi celebrati abbiano performance mediocri. I veri campioni di domani non saranno necessariamente le società che investono miliardi per sviluppare piattaforme di intelligenza artificiale, bensì quelle che sapranno integrarla nei loro processi a costi contenuti. Banche, industrie manifatturiere, catene di distribuzione, ospedali, gruppi energetici, persino società di servizi pubblici, potranno sfruttare abbonamenti e soluzioni già pronte senza dover sostenere spese enormi, raccogliendo comunque gran parte dei benefici.

 Per questo è verosimile che le azioni destinate a sovraperformare nei prossimi anni non saranno le “Magnifiche Sette” che hanno dominato i mercati e portato l’S&P 500 ai massimi storici, ma aziende value, grandi e piccole, spesso ignorate dagli investitori distratti dal luccichio delle mega-cap. Queste società presentano valutazioni più attraenti, un rischio di ribasso limitato e un potenziale di crescita che i colossi, ormai saturi, non sono in grado di offrire.                                                                                             Alla luce degli ultimi movimenti di mercato, questa rotazione sembra già iniziata: l’IA indiscutibilmente cambierà il mondo, ma non necessariamente nei modi più ovvi. I vincitori inattesi, lo ripeto, non saranno tanto i “costruttori” delle nuove piattaforme, bensì quelle aziende che integreranno l’IA nei loro processi per rafforzare il proprio modello di business. In questo contesto, alcune società – grandi e piccole – sono candidate naturali a beneficiarne, senza dover diventare esse stesse colossi tecnologici.

Ad esempio, nel panorama italiano alcune imprese quotate mostrano già un impegno concreto nell’adozione dell’intelligenza artificiale: Almawave , Expert.ai, Datrix e Spindox sono nomi che emergono in studi recenti.               Sul fronte globale, aziende come Nvidia (chip per data center AI) e Taiwan Semiconductor sono già considerate tra i principali beneficiari dell’espansione AI.  Anche società che non sono “pure tech” ma hanno forte esposizione tecnologica, come Broadcom o Palantir, sono spesso citate nei portafogli degli investitori interessati all’IA.                                                Insomma, quando guarderai al mercato nei prossimi mesi, non essere troppo fissato sui giganti che “inventano l’IA”: spesso il vero guadagno sta nell’identificare chi la utilizzerà meglio, anche con sfide e rischi operativi, per trasformare la promessa in realtà aziendale e profitto.                            Naturalmente, resto all’ascolto dei lettori che vorrebbero approfondimenti.

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