FRANCESCO: UN SANTO TRA ANIMALI E NATURA

 Il Limite / RANIERO REGNI / 218

 Non si sa perché noi corriamo dietro agli anniversari, celebriamo i decennali e i centenari, quasi cercando coincidenze numerologiche come pretesti per tornare a parlare di certi fatti storici o di certi personaggi. Dico questo pensando all’ottavo centenario della morte di S. Francesco, che si celebrerà il prossimo anno ma che è già cominciato lo scorso 4 ottobre, con la proposta, tra l’altro, di tornare a ricordare il Santo di Assisi con una festa nazionale. E, sia detto per inciso, quando eravamo ragazzi e la scuola iniziava il 1° ottobre, San Francesco ci era immediatamente, istintivamente simpatico, perché la sua festa era un giorno di vacanza, a soli tre giorni dall’inizio dell’impegno scolastico.

Perché c’è bisogno di un centenario per tornare ad occuparci di uno dei personaggi più importanti della nostra storia, di uno dei grandi maestri dell’umanità, di cui dovremmo interessarci sempre? Non lo so, ma comunque la celebrazione del centenario della morte di Francesco (Assisi 1181/2 – 3 ottobre 1226) è già occasione di convegni, pubblicazioni, trasmissioni televisive di ogni genere. Siamo e saremo inondati da informazioni che approfondiranno ogni aspetto di quello straordinario uomo fatto santo appena due anni dopo la sua morte. Salutato come l’Alter Christus, sicuramente Francesco d’Assisi è un gigante dello spirito, una figura umana e spirituale unica che ne fanno sicuramente il più grande degli italiani, famoso in tutto il mondo.  Per cui ben venga anche il clamore mediatico se anche questo serve a conoscerlo meglio e ad approfondirne la figura e il messaggio, che ancora ci sorprende e che ha ancora molto da dire. Purché, una volta spenti i riflettori dell’attualità, non si torni a dimenticarlo e a lasciarlo solo alla cura degli studiosi o dei seguici.

Come hanno notato tutti i più grandi conoscitori della storia francescana, Francesco è tante cose e si presta a tante interpretazioni ma anche a tante agiografie e a tanti anacronismi e, peggio, a tante strumentalizzazioni. Persino il Fascismo ne ha fatto un suo emblema come Santo nazionale! L’uomo, il frate, il santo, il personaggio è tante cose. Come ha scritto uno dei suoi più notevoli studiosi, lo storico G. Merlo, esiste una proliferazione dei san Franceschi, “dal san Francesco rosso (socialista, comunista, terzomondista, internazionalista, movimentista) al san Francesco nero (nazionalista, littoriale), dal san Francesco verde (ecologista, ambientalista, animalista, naturalista, planetario) al san Francesco rosa (femminileggiante, femminista)”. È chiaro che lo storico di professione vede subito le forzature e gli anacronismi, ovvero un attribuire al passato caratteristiche che sono del presente. Ma, d’altra parte, “ogni storia è sempre storia contemporanea” e noi interroghiamo il passato con le domande del presente e questo impone un perenne “revisionismo” storico. Infatti il passato è fonte di ispirazione per la società contemporanea. Nel passato si cercano radici e appartenenze, identità e continuità. E, sia detto per inciso, è meglio trovarle in Francesco d’Assisi che in qualche altro discutibile personaggio famoso del passato

Al netto di questo serio dibattito storiografico, che non è il caso di affrontare qui, San Francesco ci propone oggi una visione importante, più vera oggi che ai suoi tempi. E non possiamo relegare Francesco ad una figura solo del passato. Se Francesco chiama frati, fratelli e sorelle tutte le creature, umanizzando gli animali, anche i frati sono equiparati alla vita spontanea degli animali per i quali non c’è regola ma solo forma di vita. E questo oggi è un messaggio di sconvolgente attualità. “Io amo ciò che vive”, fa dire J. V. Widman al Redentore nella sua leggenda drammatica Il Santo e gli animali. È il grande etologo K. Lorenz che lo cita e il pensiero va a Francesco e aggiunge, “l’amore per gli animali è bello e nobilitante soltanto quando nasce dal più vasto e generico amore per tutto il mondo vivente, il cui nucleo centrale e più importante deve rimanere l’amore per gli uomini”. Francesco è il santo del dialogo con tutti, animali umani e non umani, con tutto il vivente. Da creatura a creatura e niente gli è estraneo.

Le fonti francescane sono piene di piante ed animali, ginestre, cicale, pecore, agnelli, uccelli, persino i vermi, un vero e proprio bestiario ed erbario, popola il racconto, vero o presunto, della vita di Francesco

Ma, tra gli animali, spicca il lupo, nel famoso episodio della conversione del lupo di Gubbio. Il lupo infatti non è un animale come gli altri. Il lupo cattivo è allegoria o metafora del male. Forse, nel famoso episodio narrato dai Fioretti, non si tratta dell’animale ma di un bandito, un uomo dei boschi, un fuorilegge, un ribelle, un Waldganger, “passato alla macchia”. Anche per Cardini, “tale – secondo un’ipotesi verosimile sotto il profilo antropologico e non improbabile sotto quello storico – il cosiddetto ‘lupo di Gubbio’”. Ma, anche in questo caso, al di là delle interpretazioni storiche o antropologiche, l’attualità di Francesco si staglia in tutta la sua gigantesca portata. Non a caso, il primo Papa che ha scelto di chiamarsi Francesco, si è ispirato a lui nel pubblicare, nel 2015 (dieci anni fa, un altro anniversario!) una enciclica, proponendo una forma di ecologia integrale, che rappresenta uno dei documenti più importanti di questo scorcio di secolo.

Allora ha fatto berne anche Gubbio, la mia città, la seconda patria di Francesco, che qui è fuggito quando si è spogliato di tutto davanti al padre e dove ha vestito il primo saio, a dedicare a Francesco e frate lupo una bellissima mostra che si è inaugurata a settembre e che rimarrà aperta fino al gennaio ’26, accompagnata da un ricco catalogo che riporta tutta l’iconografia, che dal Medioevo arriva sino a noi, parlando di questo famosissimo episodio narrato nei Fioretti. (V. Foto in evidenza)

Giovanni di Pietro di Bernardone detto Francesco è un essere umano straordinario, la cui grandezza, che si colloca tra il personaggio storico e quello agiografico, tra il frate e il santo, deve essere ancora spiegata. Ma essa ci parla e noi dobbiamo ascoltare la sua voce.