Home La Rivista Politica, economia e finanza IL PASTICCIO DI MEDIOBANCA: RISIKO BANCARIO O FARSA ?

IL PASTICCIO DI MEDIOBANCA: RISIKO BANCARIO O FARSA ?

Valore & Valori / Mario Travaglini / 208

 Signore e signori, benvenuti al circo finanziario italiano, dove Mediobanca, Monte dei Paschi di Siena (MPS), Generali e il sempreverde Francesco Gaetano Caltagirone si esibiscono in un risiko bancario che sembra scritto da Kafka con un pizzico di Commedia dell’Arte, nella quale, ovviamente, il nostro capitalismo provinciale eccelle. Al centro della scena, l’offerta pubblica di scambio (OPS) di Mediobanca su Banca Generali, un’operazione che avrebbe dovuto essere il colpo da maestro di Alberto Nagel, ma che si è trasformata in un groviglio di intrighi, azionisti furiosi e assemblee rinviate con la grazia di un elefante in una cristalleria.   L’assemblea del 16 giugno 2025 revocata con appena 24 ore di preavviso, ora spostata al 25 settembre, ha fatto alzare più di un sopracciglio: è stata una mossa geniale o l’ennesima prova che il management di Mediobanca sta navigando a vista? Forse non è proprio incompetenza, ma diciamo che Nagel e soci potevano fare i compiti a casa con un po’ più di zelo. Provo a spiegare ben sapendo che questo “pasticcio” è una telenovela finanziaria che merita un Oscar per la confusione.

Atto I: L’OPS di Mediobanca, ovvero “Facciamo i furbi, ma non troppo”.

Immaginate la scena: Mediobanca, capitanata dal nostro Alberto Nagel, decide di lanciare un’OPS su Banca Generali, valutata 6,3 miliardi di euro, per scambiare il suo 13,1% in Generali con il controllo totale della gallina dalle uova d’oro del wealth management. Obiettivo? Diventare il re del risparmio gestito, con 210 miliardi di attivi e sinergie da 300 milioni di euro. Mica male, no? Peccato che l’operazione sembri più una mossa disperata per sfuggire all’OPS ostile di MPS, che vuole ingoiare Mediobanca come un bignè a colazione. E qui entra in gioco il primo intoppo: Caltagirone, il burattinaio con le mani in pasta ovunque (7,5% di Mediobanca, 6,9% di Generali, 8% di MPS), definisce l’OPS “priva di valore industriale” e chiede di rinviare l’assemblea. E cosa fa Nagel? Rinvia, con la velocità di chi si rende conto che la festa sta per trasformarsi in un disastro.

Ora, chiamarla incompetenza sarebbe come dire che il Titanic ha avuto un problemino con un cubetto di ghiaccio. La revoca dell’assemblea non è un’ammissione di colpa, ma un tentativo di evitare una figuraccia epica. Nagel sapeva che Caltagirone, con il suo compare Delfin (19,8% di Mediobanca), avrebbe potuto coalizzare le casse previdenziali (Enpam, Enasarco, Cassa Forense, circa il 6%) e far saltare l’OPS. Quindi, meglio prendersi tre mesi per corteggiare gli azionisti istituzionali – BlackRock, Vanguard, Norges Bank – e magari offrire un caffè a Delfin, il cui voto sarà decisivo. Astuto? Forse. Ma il fatto che Nagel non abbia previsto questa opposizione fin dall’inizio fa pensare che qualcuno, in Piazzetta Cuccia, abbia sottovalutato il copione di questa tragicommedia.

Atto II: Caltagirone, il Re Mida con un piano (o forse no).

Parliamo di Francesco Gaetano Caltagirone, il vero deus ex machina di questo dramma. Con partecipazioni incrociate in Mediobanca, Generali e MPS, sembra un giocoliere che tiene in aria tre palle infuocate senza mai bruciarsi. La sua missione? Proteggere l’“italianità” di Generali, o almeno così dice, mentre si assicura che nessun altro tocchi il timone della compagnia triestina. Caltagirone ha definito l’OPS di Mediobanca un’operazione senza senso e ha spinto per il rinvio dell’assemblea, ottenendolo con la grazia di un bulldozer. E non è tutto: insieme a Delfin, che controlla la ragguardevole quota del 19,8% di Mediobanca, potrebbe essere accusato di un’azione di concerto, un peccato capitale nel mondo della finanza italiana. Mediobanca ha già presentato un esposto alla procura di Milano, e chissà se Consob o Ivass tireranno fuori il cartellino rosso.

Ma torniamo al nostro eroe: Caltagirone non è solo un oppositore, è un calcolatore. Vuole più potere in Generali, dove il CEO Philippe Donnet è da tempo nel suo mirino. L’OPS di MPS su Mediobanca, sostenuta da Caltagirone e Delfin, è la sua arma segreta: se MPS vince, il controllo indiretto sul 13,1% di Generali passa nelle sue mani. E se l’OPS di Mediobanca fallisce, Nagel esce indebolito, e Caltagirone può continuare a tessere la sua tela. È un genio? Forse. O forse è solo un uomo che ama complicare le cose, come un regista che aggiunge colpi di scena solo per confondere il pubblico.

Atto III: MPS, Generali e il governo che osserva.

E poi c’è MPS, che con la sua OPS da 13 miliardi su Mediobanca ha deciso di giocare a Monopoli con le banche italiane. Sostenuta dal Mef (30%), Caltagirone e Delfin, MPS ha ottenuto il via libera dell’Ivass il 20 maggio 2025 e punta a chiudere l’operazione entro luglio. Il CEO Luigi Lovaglio giura che non è un “gioco di potere”, ma un progetto industriale. Certo, Luigi, e io credo che Babbo Natale porti i dividendi. L’OPS di MPS è chiaramente un tentativo di mettere le mani su Generali tramite Mediobanca, e il rinvio dell’assemblea di Mediobanca non sembra preoccupare Siena. Anzi, MPS sostiene che le due OPS sono “compatibili”. Traduzione: “Fate pure il vostro casino, noi vi compriamo comunque”.

Nel frattempo, Generali osserva la scena come un nobile che non vuole sporcarsi le mani. Philippe Donnet, sotto pressione da Caltagirone e Delfin, deve decidere se approvare la cessione di Banca Generali a Mediobanca. L’operazione è allettante – ricevere il 13,1% delle proprie azioni non è male – ma comporta la perdita di un asset strategico. E poi c’è Natixis, il partner internazionale che Caltagirone detesta, che aggiunge un altro strato di complessità. Donnet, con la sua cautela da diplomatico, potrebbe cercare un compromesso, ma sa che ogni mossa rischia di far infuriare qualcuno.

E il governo? Beh, il Mef, con la sua quota in MPS, sembra godersi lo spettacolo con un secchiello di popcorn. L’“italianità” di Generali è un tema caldo, e il golden power potrebbe essere usato per bloccare mosse sgradite. Ma per ora, Roma lascia che i gladiatori si scontrino nell’arena.

Epilogo: Incompetenza o semplice caos?

Torniamo alla domanda iniziale: il management di Mediobanca è incompetente? No, non proprio. Nagel e soci non sono caduti dal pero, ma hanno peccato di ottimismo, pensando che Caltagirone e Delfin avrebbero fatto i bravi. La revoca dell’assemblea del 16 giugno è un’ammissione di debolezza, certo, ma anche una mossa da scacchista: meglio ritirarsi e riorganizzarsi che perdere la partita. Il problema è che il mercato non ama le retromarce, e il titolo di Mediobanca ha ballato come un ubriaco dopo la notizia. La comunicazione poteva essere più brillante, magari con un bel comunicato stampa che urlasse “Siamo in controllo!” invece di un timido “Ci vediamo a settembre”.

I possibili sviluppi? Entro il 25 settembre, Mediobanca potrebbe ottenere il supporto di Delfin e degli istituzionali, approvando l’OPS e respingendo MPS. Oppure, Caltagirone e Delfin potrebbero vincere, affossando Nagel e aprendo la strada a MPS. O ancora, potremmo assistere a un compromesso all’italiana, con una partnership che lascia tutti contenti (o scontenti). Una cosa è certa: questo pasticcio è un capolavoro di caos finanziario, degno di un film di successo. E mentre Caltagirone trama, Nagel suda e Donnet medita, noi spettatori possiamo solo aspettare il prossimo colpo di scena. Passate i popcorn al vostro vicino, per favore.

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