Home La Rivista Attualità e Amarcord RECISO IL FIORE ALL’OCCHIELLO DELLA CERAMICA ARRIVA UN GRANDE EMPORIO-MUSEO V&B

RECISO IL FIORE ALL’OCCHIELLO DELLA CERAMICA ARRIVA UN GRANDE EMPORIO-MUSEO V&B

Attualità&Amarcord /Marcello Martelli/208

 La vicenda dell’acquisizione da parte di Villeroy & Boch delle aziende teramane Spica e Spea, un tempo fiori all’occhiello della produzione ceramica italiana, rappresenta un esempio emblematico di come un’operazione industriale possa avere effetti devastanti sul tessuto economico e sociale locale se non accompagnata da una reale strategia di integrazione e valorizzazione delle risorse acquisite.

Negli anni ’60-’90, Teramo aveva raggiunto una posizione di rilievo nel panorama ceramico europeo grazie alla visione di Potito Randi, capace di creare linee competitive per qualità e design, tanto da attirare l’attenzione dei grandi gruppi internazionali. L’acquisizione da parte di Villeroy & Boch poteva — e doveva — rappresentare un salto di qualità per l’intero distretto ceramico abruzzese, consentendo accesso a mercati internazionali, tecnologie avanzate e una rete di distribuzione globale.

Tuttavia, è accaduto l’opposto:

  • Le attività furono progressivamente ridotte,

  • Le aziende vennero chiuse anziché riconvertirle,

  • Il know-how locale non venne incorporato,

  • Le competenze vennero disperse.

Il sospetto, più che fondato, è che si sia trattato di una “acquisizione difensiva”, volta non a crescere, ma a eliminare un concorrente scomodo. Si è trattato di una logica di puro controllo del mercato, che ha fatto pagare il prezzo più alto al territorio.

Con quali conseguenze per l’economia teramana?

Centinaia di posti di lavoro persi, con effetti a cascata su indotto e servizi. Smantellata una filiera radicata e riconosciuta. Gli operai e i tecnici locali hanno visto svanire la possibilità di continuare a innovare e crescere nel proprio settore. Ecco l’idea per aprire un grande emporio Villeroy & Boch nel territorio locale. Magari affiancato da un museo interattivo sulla storia della ceramica teramana e sul contributo delle aziende come Spica e Spea: potrebbe essere una forma concreta di restituzione e rilancio culturale ed economico.

Una iniziativa del genere potrebbe:

  • Valorizzare il patrimonio industriale locale,

  • Creare nuovi posti di lavoro nel commercio, turismo e design,

  • Attirare visitatori, studenti e appassionati del settore ceramico,

  • Aprire a nuove collaborazioni con scuole d’arte e design,

  • Riattivare una memoria collettiva e un orgoglio territoriale.

La storia della ceramica a Teramo, e in particolare quella delle aziende Spica e Spea, è un esempio lampante di come la globalizzazione industriale debba essere governata con lungimiranza e responsabilità sociale.

Oggi, a distanza di decenni, c’è ancora spazio per azioni di compensazione e rilancio, che potrebbero passare proprio attraverso una collaborazione tra enti locali, Regione Abruzzo, fondazioni culturali e — perché no — anche Villeroy & Boch, se davvero intende dimostrare una sensibilità verso i territori che ha toccato nel suo lungo percorso di prestigioso marchio multinazionale.

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