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COME LA GUERRA COMMERCIALE AMERICANA ALIMENTA LA CORSA ALLE INFRASTRUTTURE DEL L’IA

Valore & Valori / Mario Travaglini / 205

 

Questo argomento richiede di memorizzare tre punti chiave preliminari:
1) La guerra commerciale e le tensioni tariffarie negli Stati Uniti stanno
accelerando il massiccio trasferimento delle infrastrutture di intelligenza
artificiale, con aziende come Nvidia, Apple e Microsoft che investono centinaia
di miliardi in progetti privati.

2) L’intelligenza artificiale non è più solo una questione tecnologica; si tratta di
una questione di sicurezza nazionale e sovranità economica, che spinge il
settore pubblico e quello privato ad allinearsi sullo sviluppo del l’
IA.

3) Questa ondata di reshoring (1) potrebbe creare un’opportunità generazionale per
coloro che intendono investire in intelligenza artificiale, in particolare in settori
dei semiconduttori, delle infrastrutture e dei sistemi intelligenti, destinati ad
alimentare la prossima rivoluzione industriale.
Partiamo dal fatto che i mercati sono in subbuglio, e questa non è certamente
una novità. Ma in mezzo a tutto questo caos, tra i timori economici e il rumore
geopolitico, sta accadendo qualcosa di straordinario: il boom dell’intelligenza
artificiale sta rapidamente decollando, soprattutto in America. E questo
potrebbe essere il più grande aspetto positivo di tutta questa assurda saga della
guerra commerciale.

Mentre i politici prendono posizione e i prezzi delle azioni crollano e risalgono con una velocità inusuale, le più grandi aziende del mondo stanno facendo alcune delle scommesse più grandi nella storia economica moderna. Stanno costruendo fabbriche, stringendo partnership e investendo centinaia di miliardi di dollari per creare le infrastrutture idonee per supportare le richieste di intelligenza artificiale. Può essere vista come una risposta tattica americana all’instabilità globale o come una mossa strategica per garantire il
controllo a lungo termine. Tutto questo è forse verosimile ma io ci vedo una
fantastica opportunità di investimento.
Cominciamo con Nvidia, probabilmente l’azienda più importante nel settore
dell’intelligenza artificiale, che ha appena annunciato l’intenzione di investire fino a 500 miliardi di dollari nei prossimi quattro anni per realizzare infrastrutture idonee per lo sviluppo della intelligenza artificiale.
Non è un esercizio teorico. Sta già accadendo. La produzione dell’ultimo chip
di Nvidia, il Blackwell, è ufficialmente iniziata a Phoenix, in Arizona, presso il
nuovo stabilimento statunitense della Taiwan Semiconductor Manufacturing
Company ossia il gigante taiwanese del silicio che produce il suo chip di punta
per Nvidia sul suolo americano. Nvidia sta inoltre costruendo impianti di
produzione di supercomputer in Texas attraverso partnership con Foxconn e
Wistron. È la prima volta che Nvidia produrrà queste macchine negli Stati
Uniti. Sta inoltre collaborando con Amkor Technology e Siliconware Precision
Industries per sviluppare attività di confezionamento e collaudo, tutte con sede
in Arizona. Sebbene continui ad approvvigionarsi di molti componenti dalla
Cina, Nvidia ha comunque deciso di puntare forte sul suolo americano. Questo
la dice lunga. Indipendentemente dall’esito di questa guerra commerciale – se i
dazi persistono o scompaiono, se vengono firmati accordi commerciali o se le
catene di approvvigionamento vengono interrotte poco importa -, Nvidia ha
deciso che il futuro dell’infrastruttura di intelligenza artificiale è americano.
Cosa fanno le altre big?

Presto detto: Apple si è recentemente impegnata a investire 500 miliardi di dollari, compresa la costruzione di un enorme centro server a Houston, la cui apertura è prevista per il 2026, Meta sta investendo 10 miliardi di dollari nel suo più grande campus di data center nel nord-est della Louisiana, dedicato esclusivamente allo sviluppo dell’intelligenza artificiale,
Microsoft ha appena triplicato la sua proposta iniziale annunciando un
investimento di 3,3 miliardi di dollari per costruire un super hub nel Wisconsin
sud-orientale.OpenAI, Oracle, SoftBank e altri hanno collaborato all’iniziativa
Stargate della Casa Bianca, impegnandosi a investire fino a 500 miliardi di
dollari in infrastrutture di intelligenza artificiale e hub di innovazione negli
Stati Uniti. Non si tratta solo di un boom. È davvero terremoto.
La domanda è : perché questa improvvisa corsa alla reindustrializzazione del
settore tecnologico americano? La risposta va cercata nel fatto che la guerra
commerciale ha messo in luce la fragilità della globalizzazione: di fronte
all’aumento dei rischi tariffari e delle tensioni geopolitiche, i giganti della
tecnologia stanno riducendo i rischi nelle loro catene di fornitura. E il modo
migliore per raggiungere questo obiettivo è produrlo in casa. Ma non si tratta
più solo di economia. È una questione di sicurezza nazionale.

L’intelligenza artificiale non si limita a migliorare l’efficienza in ufficio o a creare soluzioni a
costi inferiori. Sta diventando la spina dorsale del potere del XXI secolo, sia
esso militare, economico, tecnologico o culturale. Quella che è iniziata come
una crisi tariffaria potrebbe benissimo concludersi con la più grande espansione
tecnologica sul suolo americano dai tempi della costruzione della rete
autostradale. Qualcuno potrà eccepire che il mercato è instabile, che le azioni sono crollate e gli operatori hanno perso la camicia. Ma è così che si manifesta
la volatilità che precede un importante cambiamento di paradigma. Mentre i
titoli dei giornali parlano di distruzione, vengono gettate le basi della creazione.
E in momenti come questi, i migliori investitori sanno cosa fare quando gli altri
sono terrorizzati.

La guerra commerciale ha seminato paura. I dazi hanno causato sofferenze. Ma attraverso questa nebbia, il segnale è chiaro: i capitali stanno tornando in America. Si stanno costruendo infrastrutture. L’intelligenza artificiale si sta democraticizzando, ossia sta diventando sempre più diffusa. Questo è il carburante che alimenterà il suo boom negli Stati Uniti.

Dal punto di vista degli investimenti la domanda è: cosa fare? Non c’è bisogno di
inseguire ogni rimbalzo o cronometrare ogni caduta. E’ il momento di creare un
elenco di titoli azionari correlati all’intelligenza artificiale e cercare punti di
ingresso, perché la paura crea opportunità. Concentrarsi quindi sui leader dei
semiconduttori che stanno spostando la produzione negli Stati Uniti, come i
partner di NVIDIA, AMD e TSM; aziende di software che si occupano di
intelligenza artificiale come PLTR, AXON, META, MSFT, oppure operatori
manifatturieri avanzati nei settori dell’imballaggio, dei test e dei sistemi termici
come SNPS, COHR, AMAT.

 E’ il caso di riflettere molto su questi temi evitando di farsi influenzare dalla guerra commerciale americana, dalla campagna che i media conducono contro i dazi e dal panico che gli analisti spargono quando parlano degli effetti sul PIL. A mio parere invece occorre
adottare una visione più ampia e pensare che adesso è l’alba della quarta
rivoluzione industriale, e si sta realizzando sul suolo americano. Questo è il
focus sul quale gli investitori debbono essere concentrati.

(1) reshoring: la pratica di riportare nel paese di origine un’attività commerciale o
industriale precedentemente trasferita all’estero.

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