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L’IMBROGLIO DEI DAZI E CONTRO DAZI

Valore & Valori / Mario Travaglini /198

Avrei voluto scrivere di effetti macro economici e di altre cose serie, cosi come avevo annunziato sul finire del mio articolo della scorsa settimana. Gli eventi di questi ultimi sette giorni mi suggeriscono invece di occuparmi di avanspettacolo, quello, tanto per intenderci, andato in scena alla Casa Bianca con Donald nelle vesti  One-man show. Mi ero fatto l’idea che Trump pensasse solo alla borsa americana e alla sua economia e se ne infischiasse di tutte le altre; egli aveva scelto questa strada perché voleva evitare che gli Stati Uniti si schiantassero contro un muro ancora più grande: quello del debito. Nel mio ragionamento pensavo che uno dei due motivi che lo avevano ispirato ad utilizzare i dazi era  quello di evitare che il debito americano esplodesse e facesse danni difficilmente riparabili. Il secondo risiedeva invece nel voler riportare in America produzioni che erano state delocalizzate  e che avevano reso il Paese molto dipendente e, quindi, ricattabile sotto il profilo delle filiere tecnologiche obbligate a fermarsi  per mancanza di materie prime. Questo secondo motivo aveva prodotto col tempo anche un ulteriore squilibrio: una bilancia commerciale fortemente passiva tanto che solo 2024 le importazioni sono state di ben 5900 miliardi contro un monte esportazioni pari a 4800. Attenzione: questo passaggio andava capito, non giustificato. In sette giorni tutto è cambiato: Trump ha schiaffeggiato i mercati come mai dal 2008: 6 trilioni di dollari sono andati in fumo, poi ne sono stati ricreati 4,5 trilioni in tre ore. Una volatilità pazzesca che ha sconquassato i sentimenti di milioni di investitori facendoli passare dal panico assoluto ad una incontenibile euforia.

Non è mai piacevole dover ammettere di essere stati grossolanamente manipolati e di aver perso un’opportunità di acquisto che capita una volta nella vita. Ma quando si parla di 6 trilioni di dollari di capitalizzazione distrutti in cinque sedute, poi di 4,5 trilioni recuperati in tre ore, significa che si è trattato di un movimento perfettamente orchestrato sia verso il basso e sia verso l’alto con un rimbalzo a sorpresa, in un contesto tecnico “impossibile” e al quale solo gli addetti ai lavori hanno potuto partecipare e quindi di trarne vantaggio.

Fatti, questi, piuttosto sufficienti per alimentare tutti i sospetti di arricchimento indebito, persino illegale, che in modo tecnico potremmo chiamare insider trading o addirittura aggiotaggio.                                                               Respingo senza la minima esitazione il rimprovero di “timidezza”, o di aver visto solo il bicchiere mezzo vuoto: il rimbalzo di mercoledì è stato ingiocabile a causa dell’impennata delle quotazioni avvenuta in meno di tre ore.                                                                                                                                  E il Nasdaq? Facile: era a 12.550  punti e non a 15.300 punti, cioè il 18% in meno. E questo senza considerare la traiettoria dei T-Bond, ovvero una dinamica discendente di un’intensità mai vista dal 2008, il che significa che stiamo assistendo alla decorrelazione più spettacolare della storia tra i titoli del Tesoro e gli indici del mercato azionario in fase di correzione. In genere, sono i mercati obbligazionari a “vedere correttamente”, mentre i mercati azionari sono molto più “soggettivi” e umorali, prima di essere catturati dalla realtà. Nel corso di una settimana, Trump ha causato il crollo dei mercati azionari, a partire dal 2 aprile con l’annuncio di “dazi reciproci”, e poi dei mercati obbligazionari venerdì 4 aprile. La sua strategia è ormai chiara: avendo suscitato timori di un crollo della crescita globale  ha posto Wall Street nella condizione di dire al mondo che gli Stati Uniti non avrebbero mai ripagato il loro debito nazionale con i trilioni di dollari generati dai dazi, perché il conseguente rallentamento economico avrebbe ridotto significativamente le entrate.

Le tre sessioni che abbiamo appena vissuto, in particolare quelle di lunedì e mercoledì, sono senza dubbio le più spaventose, instabili e mozzafiato dal 2008. Con fortune guadagnate e perse nel giro di poche ore, non solo nel mercato azionario, ma anche in quello obbligazionario e delle materie prime, in particolare il petrolio che è sceso di nuovo sotto i 59 dollari, il livello più basso degli ultimi quattro anni. Vediamo nel dettaglio.Mercoledì 9 aprile la volatilità è stata la seconda più intensa della storia: il Nasdaq, infatti, è restato a lungo sotto il 2%  prima di segnare una chiusura del +12,2% (+14,2% in linea retta); S&P 500 è balzato del +9,5% (in calo rispetto al -3,5% registrato nella pre-apertura di mercoledì mattina, con un test di 4.850 punti) a 5.455 punti, con una differenza lineare positiva del +12,5%.  Ma questo è quasi modesto rispetto al +18% dell’indice dei semiconduttori STOXX, con +27% per Microchip, +24,2% per ARM, +23,8% per AMD, +18,7% per Intel e Broadcom, ecc. Tesla balza del +22%, verso i 272 miliardi di dollari (+160 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato), ovvero +2.500 miliardi di dollari solo per questo settore  ( più del  PIL del nostro Paese). Il VIX, infine, il cosiddetto indice della paura,  è crollato del 36%, attestandosi a 33,6, contro i 58 di inizio giornata. E Trump, fresco fresco, dopo la chiusura, ha dichiarato con aria falsamente innocente: “+3.000 punti sul Dow Jones, non è un aumento record? E tutto questo grazie a me! » Quanti miliardi di dollari hanno ricavato gli “insider” da questa manipolazione del mercato, costruita attraverso menzogne ​​ufficiali? Questo è il vero tema di cui pochi osano parlare. Quanto accaduto non è un insulto commerciale agli attori del commercio mondiale, è un insulto alla nostra intelligenza!

 PS: Nel momento in cui scrivo (dopo la chiusura di Wall Street alle ore 23 di venerdì), noto che il grafico sembra disegnare un supporto e che, quindi, pur permanendo una certa volatilità, la discesa potrebbe arrestarsi lì. Di questo  e della pistola ad acqua che avrebbe dovuto mettere sul tavolo l’Europa mi occuperò nel corso del prossimo articolo. Altro che bazooka di Rambo…

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