GIÙ LE MANI DALLA STORIA, GIÙ LE MANI DAL PAESAGGIO

 Il Limite / RANIERO REGNI / 198  

Non mettere mai in dubbio che un piccolo gruppo di cittadini che pensano e si impegnano possa cambiare il mondo;

di fatto, il mondo è sempre cambiato solo così    

M. Mead

Sì, è proprio come scriveva la grande antropologa Margaret Mead, la cui frase abbiamo messo in esergo. Almeno è stato così per un caso eclatante che è finito anche sulle cronache nazionali. A Gubbio, una delle città che si vanta di essere tra i più bei centri medievali del nostro paese, esiste un edificio eccezionale per la sua unicità: le Logge dei tiratori. Un opificio dell’arte della lana del 1603, realizzato per stendere, mettere ad asciugare e tirare la lana, di cui Gubbio era una grande produttrice. Queste logge coperte, che si trovano alla base della città, rappresentano quasi un proscenio o una quinta di teatro da cui lo sguardo del visitatore, che arriva dalla prospicente Piazza del mercato, solleva lo sguardo verso il suo vertiginoso centro storico. Come è successo a molti edifici, e a tante opere d’arte del nostro paese, è stato venduto in anni passati ad una banca e poi è passato ad una fondazione bancaria, che ne detiene attualmente la proprietà.

E qui sorge subito un primo problema: può un edifico storico, non un semplice immobile, che fa parte integrante dell’immagine di una città e della sua unicità, può un simbolo ed un elemento fondamentale del paesaggio, essere privatizzato? Come osserva un grande giurista come M. S. Giannini: un bene culturale, oltre alla proprietà privata, ha una super proprietà pubblica che insiste su di esso. Esiste quindi un limite anche alla proprietà quando siamo di fronte ad un bene che non è più né pubblico né privato, ma un bene comune.

Il secondo problema nasce quando nel 2013 la proprietà presenta un progetto per chiudere quell’edifico con delle gigantesche vetrate per farne una sala convegni. Quegli stessi cittadini, di cui abbiamo detto sopra, trovano un termine che “stride” come il suo significato: vetrificazione delle Logge. Secondo i proponenti si trattava di un miglioramento e di un progetto eccezionale che avrebbe reso fruibile quello spazio inutilizzato, creando un centro convegni, capace di mobilitare per di più l’economia locale. E, quando un soggetto potente si muove, spesso si allineano molti degli uffici preposti alla tutela e al controllo. Con tutte le autorizzazioni necessarie, si procede quindi alla presentazione del progetto alla cittadinanza. A questo punto si attivano i cittadini che si costituiscono in un comitato e chiamano a raccolta intellettuali e media. Intervengono autorevoli storici e critici come S. Settis e T. Montanari. Lo stesso V. Sgarbi, coinvolto dalla proprietà, non scioglie fino in fondo il nodo con un consenso. In effetti l’opera è inconcepibile. Devastante la scenografia urbana, tecnicamente improponibile e, volendo imporre all’edificio antico funzioni contrarie alla sua identità di architettura aperta, va contro ogni basilare principio del restauro e della conservazione dei beni storici, oltre che del buon senso.

Eppure tutti i poteri assecondano, anche il Sindaco cede. Golia sembra aver di nuovo ragione! Ma la fionda di Davide sibila e il comitato cittadino solleva la protesta e il progetto si ferma.

La scorsa domenica è stato presentato presso la Sala Trecentesca del Comune di Gubbio (foto sopra), il resoconto di quella battaglia conclusasi nel 2016, raccolto nel libro SOS Gubbio. Tre anni di lotta contro la vetrificazione delle Logge dei Tiratori. Un esempio di resistenza civica. Ne hanno parlato l’architetto Teodolo Manganelli, il critico e scrittore Goffredo Fofi e l’avvocata ambientalista Valeria Passeri. Un testo che racconta una storia esemplare e documenta in maniera precisa ogni passo di questa lotta, che è sì locale, ma appare come un caso particolare di un problema generale. Un caso emblematico che ha molti altri esempi nel nostro paese.

Il testo documenta bene anche come quei comitati, che vengono tacciati come il “partito del no”, siano invece capaci di proporre soluzioni alternative. Infatti, contro una logica modernizzatrice, che tradisce e stravolge l’architettura storica, si propone una rifunzionalizzazione dell’edificio antico. Le Logge sono Logge e tali devono rimanere, ma possono diventare una splendida piazza sopraelevata, aperta e coperta.

Uno spazio straordinario dove poter realizzare cinema all’aperto, sfilate di moda, mostre d’arte moderna, convegni e incontri, forme di mercato e così via. Le Logge potrebbero essere utilizzate da tutti i cittadini senza perdere la loro architettura parlante e il loro essere museo di se stesse.   Ma perché queste proposte vengano accolte ci vorrebbe un di più di generosità e buon senso, e una lungimiranza che la proprietà, tutta tesa ad aumentare il valore immobiliare, spesso non possiede.