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IL PIDOCCHIO, LO STRUZZO E …IL CANE CHE SI MORDE LA CODA

Editoriale /PIERLUIGI PALMIERI/181

All’attenzione della mia associazione per i diritti civili vengono sottoposti pressoché quotidianamente  casi complessi in ambito scolastico. Sono abituato a sentirne  di tutti i colori da parte di insegnanti e dirigenti, per cui  non mi meraviglio più di tanto quando sento parlare di difficoltà di comunicazione, incompetenza, insensibilità, superficialità e tanto per non farci mancare niente di violenza. Tutti questi fattori  che non dovrebbero trovare spazio in un ambiente come la SCUOLA che, in teoria, dovrebbe essere il luogo del trionfo dell’EMPATIA e della centralità del RISPETTO,  Eh si, l’empatia, sentimento prezioso,  può essere insegnata, ma la pur ampia letteratura che ha ispirato sembra destinata a restare negli scaffali delle librerie e ad essere seppellita dalla polveri dell’ignoranza, Cade oggi 15 dicembre  Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti del personale scolastico  che  giovedì scorso ha avuto un prodomo nella sede del Ministero dell’istruzione  in Viale Trastevere dove Giuseppe Valditara ha  ricevuto  una rappresentanza di docenti dirigenti e personale non insegnante. Nel suo “proclama”, intriso di scontati apprezzamenti per gli operatori scolastici, l’attuale reggitore delle sorti della scuola , ha provato a proporre un rimedio all’attuale crisi che sconvolge la scuola. per il venir meno da parte  del rispetto delle figure portanti dell’organizzazione scolastica. I dati statistici confermano in maniera lampante che nei due  anni scolastici precedenti gli Uffici Scolastici Regionali hanno segnalato  104 casi di aggressione e  che quello in corso promette  “bene”  perché, a scuola iniziata da soli tre mesi, i casi ufficialmente segnalati sono ben 19. Le violenze avvengono ad opera di studenti nei confronti dei loro coetanei, ma paradossalmente il tanto auspicato buon rapporto Scuola-Famiglia degenera in un costante tiro alla fune dalla cui tensione nascono diatribe sui metodi di insegnamento e sui criteri  di valutazione del rendimento dei figli/alunni.

Voglio precisare che non sono tra coloro che fa pendere sistematicamente  la bilancia dalla parte del personale della Scuola, anzi penso che dalla parte dei genitori e degli studenti ci siano molte ragioni per non essere soddisfatti. Considero peraltro le “Giornate” come quella di oggi 15 dicembre  il classico “zuccherino” che una volta sciolto lascia la bocca ancora più amara di prima. Il Ministro ha praticamente scattato una fotografia che non aggiunge nulla di nuovo all’album dei ricordi lasciatigli in eredità dai suoi predecessori.   Infatti, almeno in base ai vari resoconti pubblicati sui siti specializzati, ha rispolverato concetti e frasi divenute quasi idiomatiche, con l’uso pedissequo  della parola rispetto che  è apparso spesso forzato e perfino fuori luogo.  Valditara  ha  voluto ricordare agli insegnanti  che la loro  è una “missione  straordinaria” e che “ Insegnare in una società sempre più fragile, è rispetto verso se stessi” (questa me la farò spiegare!!).  Ha poi inserito il concetto di autorevolezza che “si dà (sic!)  con l’aumento degli stipendi e non solo. Con la difesa da parte dell’Avvocatura dello stato o l’assicurazione gratuita per tutto il personale”.  Ha sottolineato che sono “tutte misure a cui sta lavorando per dare dignità sociale alla categoria” (arisic!!), Rivolto agli operatori della scuola ha detto: “dell’autorevolezza bisogna che ne siate consapevoli prima di tutto voi”.  Una consapevolezza di cui  “devono” (imperativo del Ministro)  prendere atto gli studenti e le famiglie. Insomma un concetto sconclusionato senza basi concrete e nessuna proposta organica e soprattutto pragmatica, Il pragmatismo sarebbe necessario se prendendo esempio dalla quotidianità i soloni ministeriali che circondano Valditara, e gli pseudo-sindacalisti che si vantano di tutelale i lavoratori della scuola mettessero mano, per correggerla, alla normativa superata e paradossale che rende impotenti gli operatori scolastici, dai collaboratori ai dirigenti passando per gli insegnanti, rispetto a problematiche serie che riguardano la salute fisica e mentale degli alunni. Uno per tutti il caso della pediculosi che mi è stato sottoposto di recente (tra i tanti complessi di cui ho parlato all’inizio) e che, in base a una legge del 1994 ( che sa tanto di struzzo che nasconde la testa sotto la sabbia) non impedisce all’incolpevole bambino aggredito dai pidocchi di rientrare a scuola dietro la semplice autocertificazione del genitore, che dichiari l’effettuazione del primo trattamento,

Foto pediculosi da torinomedica.it

Cosi i pidocchi passano sulla testa di altri e per l’effetto domino non risparmiano insegnanti e bidelli. La normativa vigente ha eliminato i controlli sanitari  “a tappeto” che in precedenza, e prudentemente, erano alla base della profilassi. La legge lascia campo libero all’autocertificazione  dei genitori, che evidentemente si pensa siano tutti in possesso di una laurea in Scienze Infermieristiche o perfino in Medicina.

Della pediculosi cosi anche in presenza di lendini gli inconsapevoli bambini tornano tra i banchi, dove la “schiusa” è favorita dal calore non solo umano dell’ambiente. Mi è capitato di sentire in TV nel corso di un quiz a risposta multipla che uno studio di una delle solite Università americane sostiene che per tenere lontane le zanzare si può ricorrere a un tatuaggio tribale  o a uno zebrato: entrambi richiamano la ragnatela e i fastidiosi insetti si guardano bene dall’avvicinarsi !! Inventeranno anche il tatuaggio anti-pidocchi!

Ebbene la superficialità  e la leggerezza con cui viene affrontato questo non marginale problema, è diffusa  a macchia d’olio sul campo più largo dei rapporti tra scuola e famiglie. Ciò  porta alla conclusione che  nella scuola non sia più il  tempo per le “Giornate contro la violenza”  bensì di attuare un programma “a tappeto” per fornire alle famiglie, gli strumenti necessari a comprendere i principi essenziali della collaborazione con i docenti, Non dimentichiamo che anche la gran parte di questi e degli altri operatori scolastici  ha una  famiglia, sicché il problema riguarda la stragrande maggioranza dei cittadini adulti italiani. Gli uomini e le donne della scuola possono  costituire il miglior tramite  per la diffusione della terapia e della prevenzione delle aggressioni e delle violenze. Basta però con lo scarico vicendevole delle responsabilità che sa tanto di cane che si morde la coda. Ricordiamoci  che per il buon senso non ci vuole la laurea.

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