Editoriale /PIERLUIGI PALMIERI/180
La scorsa settimana il Club di Roma del Panathlon International ha consegnato all’ostacolista romano Lorenzo Ndele Simonelli il “Premio Pietro Mennea”.
Il Premio, assegnato nelle due precedenti edizioni a Fabrizio Donato e a Filippo Tortu, quest’anno ha avuto per simbolo un’opera in bronzo che riproduce una pista di atletica con in rilievo tutti i record della Freccia del Sud [1]. Dalle mani della Presidente del Panathlon Club Roma Stefania Lella e della Signora Manuela Olivieri Mennea, è passata a quelle dell’atleta azzurro durante una suggestiva cerimonia al Circolo Canottieri Tevere Remo. 
“Con Simonelli si è voluto premiare un atleta che rappresenta lo spirito del grande velocista azzurro scomparso nel 2013” – ha spiegato nel comunicato ufficiale il prestigioso Club romano- “perché Simonelli incarna lo spirito di questo Premio: allenamento, determinazione, impegno nello studio come nello sport”.
L’ostacolista nato in Tanzania il primo giugno 2002 dal papà italiano e dalla mamma tanzaniana, vive a Roma dall’età di cinque anni, è primatista italiano dei 110 con il tempo di 13”05, Numero 5 al mondo. vice campione del mondo indoor nei 60 metri a Glasgow alle spalle di Grant Holloway, vincitore dell’oro a Parigi 2024. Nel 2023 argento agli europei nei 100 metri under 23 con 10”25.
Lorenzo quest’anno nella sua Roma ha vinto l’oro agli Europei che, dice, gli hanno regalato esperienze stupende: “Certe emozioni si possono vivere solo disputando un Europeo in casa- ha dichiarato di fronte ad una platea entusiasta di accoglierlo nella famiglia panathletica- “ho rivisto 180 volte la finale per preparare al meglio le Olimpiadi. Sono ripartito dall’errore che, a Parigi, mi ha penalizzato e sto già lavorando su come abbattere il muro dei 13 secondi”
Mentalità vincente quella dell’atleta del Gruppo Sportivo dell’Esercito che alle premiazioni indossa il cappello del protagonista del fumetto giapponese One Piece, che combatte per raggiungere nuovi obiettivi. « Rufy crede nei sogni come me”- ha spiegato- “ difende i suoi amici e anche a me piace sognare e immaginare cose che posso fare in futuro»,
L’elegante e distinta Signora Mennea ha dichiarato di aver riconosciuto nelle parole che Simonelli ha condiviso con i presenti la caparbietà di suo marito Pietro, che soleva ripetere con convinzione “Se ce l’ho fatta io, ce la possono fare tutti”. Sulla scia di queste parole nel convegno del Panathlon Club di Roma c’è stato spazio emblematicamente per Viviana Cozzani, l’atleta disabile romana che parteciperà agli Special Olympics World Winter Games 2025 diTorino (presentati in settimana alla Presidenza del Consiglio dei Ministri).
Viviana è stata protagonista di una coinvolgente intervista con Alessandra Palazzotti, Direttrice Nazionale di Special Olympics Italia, e ha confermato di aver raggiunto proprio con la volontà e con tanta fatica la partecipazione ai mondiali e di rappresentare con il suo impegno i valori più alti dell’inclusione e della capacità di superare ogni difficoltà tramite sport, amicizia e spirito di squadra.
A Pietro Mennea, ovviamente, queste prerogative non mancavano e nel corso della serata al Circolo Tevere Remo abbiamo appreso dalla professoressa Rossana Buono, docente di Storia dell’Arte Contemporanea a Tor Vergata, che nella sua Università è in corso un laboratorio che sta catalogando in formato digitale i tantissimi documenti, che l’atleta barlettano aveva l’abitudine di conservare, messi a diposizione proprio dalla Signora Olivieri Mennea. Ne verrà fuori una preziosa fonte di informazione non solo per gli addetti ai lavori, da cui potrebbero nascere da parte del Club della vulcanica Presidente Lella iniziative coinvolgenti per le scuole e le Università della Capitale. In proposito il Premio intitolato a Mennea è da considerare un importante punto di partenza.
La locomotiva della Freccia del Sud quindi non si ferma e, correndo sui binari della coerenza, fa salire sui suoi vagoni chi sa viaggiare alla sua stessa velocità. Lascio dunque emblematicamente la conclusione ad un aneddoto esemplare dove Mennea parla di Andrew Howe, che con Simonelli condivide oltre che la classe del velocista anche il fatto di essere un “oriundo”. E’ inserito nel mio “Discorso sul corpo. Lo sport tra mito e didattica” dove ho cercato di coniugare la mitologia antica e l’attualità sportiva con una proposta didattica innovativa: “All’indomani del 20,28 di Andrew Howe Besozzi sui 200 mt ai mondiali Juniores di Grosseto, P. Mennea, il cui 19,72 (ottenuto nel lontano 1979, quando Besozzi non era ancora nato, e rimasto primato del mondo fino al primo di agosto 1996, quando Michael Johnson lo portò a 19,32), ha dichiarato che il giovane reatino è …più forte di lui[2].
[1] Non è superfluo ricordare che Pietro Mennea è l’atleta che ha detenuto per decenni il record del mondo dei 200 piani, 19”72 nel 1979, e che ha conquistato, l’anno successivo, la medaglia d’oro ai giochi Olimpici di Mosca. Il grande Michael Johnson solo diciassette anni dopo ha abbassato il suo record (19”32). Mennea alle sue eccezionali prestazioni sulle piste di atletica ha voluto abbinare un particolare impegno nel sociale, poiché ha continuato a studiare al termine della carriera sportiva, riuscendo ad arricchire il suo bagaglio culturale nel settore giuridico ed economico, per poi impegnarsi in politica fino a diventare parlamentare europeo. Di Mennea vanno sottolineate la caparbietà nella preparazione e la costanza nei risultati di grande rilievo Nella vita civile si è distinto per la lotta contro le ingiustizie e le prevaricazioni arrivando a pubblicare un testo autobiografico sull’argomento (. P. Mennea, Storia di un Concorso, San Vito al Tagliamento, Ellerani, 1999)
[2] P.L.Palmieri, Discorso sul Corpo, Ed, Anicia, Roma 2006, pag.235






