Seguendo il filo logico di quanto scritto la scorsa settimana sul tema politico e geopolitico, trasferiamo oggi l’analisi sul versante economico finanziario. Quando si tratta di mercati, il sentimento è inequivocabilmente nel campo di una gioia incontenibile. Le aspettative di un ritorno alle politiche espansive viste come favorevoli alla crescita, come anti-regolamentazione e anti-tasse. hanno avuto un effetto immediato sia sulle azioni, che hanno toccato nuovi massimi storici, sia anche sulla platea dei “plaudenti”, ingrossatasi notevolmente con coloro che non hanno votato per il tycoon. Qualche lettore mi ha naturalmente chiesto se penso che la vittoria di Trump/Repubblicani sarà un “punto di svolta” per i mercati. La mia risposta è un po’ più tiepida di quanto alcuni potrebbero pensare; questo perché, anche se i risultati elettorali spingeranno per un rally fino alla fine dell’anno, è improbabile che assisteremo a un massiccio movimento al rialzo dei titoli azionari soprattutto perché i prezzi sono già alti e perché il mercato ha ampiamente scontato la vittoria di Trump nei giorni precedenti la tornata elettorale. L’argomento, tuttavia, impone di trattare alcune domande sottese, ovvero: quali settori hanno maggiori probabilità di ottenere risultati migliori e quali potrebbero sotto performare, date le politiche future di Trump sui tagli fiscali ? E ancora: quali rischi potrebbero manifestarsi qualora il nuovo presidente applicasse alla lettera i programmi enunciati intorno alle nuove relazioni commerciali e al ritorno sul suolo americano di alcune produzioni strategiche attualmente gestite all’estero (Taiwan) ?. Ritengo che i probabili vincitori di questa politica siano i titoli value, le small cap (sulle quali mi sono abbondantemente intrattenuto qualche mese fa), i ciclici e i settori domestici come l’industria, la difesa, i servizi di base energetici e dei materiali, i trasporti e, soprattutto, le banche e le società finanziarie. Per contro, in futuro, probabilmente, sottoperformeranno i settori del commercio globale come quelli della tecnologia, delle comunicazioni, dei beni di consumo voluttuari, della crescita delle large cap, della Cina e dei mercati emergenti, dei grandi importatori e dei settori difensivi ossia di tutte quelle società che forniscono beni e servizi per i quali la domanda è costante nelle varie fasi del ciclo economico indipendentemente dallo stato di salute dell’economia generale. Detto questo, i segmenti di mercato appena citati continueranno probabilmente ad avere un trend rialzista data la solida crescita economica e i previsti tagli dei tassi da parte della Federal Reserve, ma rimarranno indietro rispetto agli altri settori sovraperformanti sopra menzionati. Sappiamo bene che la via degli investimenti è lastricata da molti rischi, più o meno evidenti, più o meno onerosi, più o meno evitabili ma tutti incancellabili. In questo contesto post vittoria repubblicana il rischio maggiore è quello di un ritorno a rendimenti obbligazionari appetibili. Mi spiego: giustamente o erroneamente, il mercato considera il controllo repubblicano di Washington come negativo per il debito e il deficit. Di conseguenza, i rendimenti dei titoli del Tesoro dopo essere aumentati in previsione di una vittoria di Trump oggi mostrano di poter continuare la loro ascesa. Fino a quando l’amministrazione repubblicana non calmerà i timori sull’aumento del debito e dei deficit questo rischio persisterà.
L’altro grande rischio è quello delle guerre commerciali. Sebbene Trump non disponga di poteri illimitati per imporre vincoli e diritti doganali, una volta che la sua amministrazione avrà autorizzato l’introduzione di dazi contro un paese, potrà esercitarli in accordo alla costituzione, ovvero, ad esempio, per le merci provenienti dalla Cina dispone di poteri illimitati mentre per quanto riguarda i paesi con i quali sono in vigore accordi e/o trattati commerciali (ad esempio il Messico), dispone di poteri ridotti. In ogni caso, qualunque sia la pesantezza dell’intervento, le ritorsioni non mancheranno di certo.
Se fin qui sono stato volutamente generico distinguendo i settori che hanno più possibilità di battere il mercato da quelli che invece faranno più fatica, adesso, parafrasando Marzullo, mi faccio una domanda e provo a dare una risposta: qual è il mio segmento di mercato preferito dato il risultato elettorale? Ecco la risposta: le azioni dovrebbero continuare ad andare molto bene e, indipendentemente dalla politica, andranno molto bene anche i titoli con la crescita degli utili più forte, la performance dei prezzi più forte, i modelli tecnici più rialzisti . Penso anche che, nonostante il calo dell’ultimo periodo, l’oro dovrebbe continuare ad andare bene fino a raggiungere i 3000 dollari l’oncia, poiché il suo status di riserva di valore e la sua comprovata resilienza come forma essenziale di “assicurazione patrimoniale” rimangono validi indipendentemente dalla politica. Infine, per chiudere il cerchio, occorre parlare del più grande vincitore delle elezioni: le criptovalute. Sapete come la penso su questo tema ma non posso tuttavia ignorare che Trump essendo molto favorevole a questa asset class farà fuoco e fiamme per accelerarne lo sviluppo, anche per agevolare il suo grande sostenitore durante tutta la campagna elettorale, Elon Musk, detentore della famosa cripto DOGE che, proprio per le cose dette poco sopra, presumo prenderà il volo.
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