NICANOR SEGUNDO PARRA SANDOVAL:“LA POESIA È MORTA, LUNGA VITA ALL’ANTIPOESIA”

Nicanor Parra, scomparso nel 2018 all’età di 103 anni, ha lasciato un segno indelebile nella letteratura mondiale e nella poesia latinoamericana. Nato in Cile il 5 settembre 1914, Parra fu non solo poeta, ma anche matematico e fisico, una combinazione rara e affascinante che influenzò profondamente la sua produzione letteraria. Era il fratello maggiore di Violeta Parra, celebre cantautrice e simbolo del folklore cileno, con la quale condivise la vocazione per la creatività anticonformista.

Parra è universalmente riconosciuto come l’inventore dell’antipoesia, un genere letterario che rivoluzionò il mondo sacrale della poesia tradizionale. L’antipoesia di Parra è stata  ironica, corrosiva, dissacrante, nello  smitizzare l’aura intoccabile che spesso circondava la produzione poetica. Con il suo linguaggio, Parra si allontanò dalla lirica aulica e dai formalismi per avvicinarsi alla prosa, ai toni colloquiali ed al parlare quotidiano, portando la poesia più vicina alla gente comune.

I testi di Parra erano caratterizzati da una sorprendente originalità: strutturati come conferenze, narrazioni, rapporti e persino lezioni. Questa scelta stilistica aveva il duplice scopo di avvicinare il pubblico e di destabilizzare le convenzioni letterarie. Parra affrontava temi universali come la vita, la morte, l’amore, l’ipocrisia sociale, sempre con un sottotesto provocatorio e spesso spietatamente sincero. Con il suo sguardo lucido e critico, egli riusciva a demistificare le abitudini e le credenze consolidate, sfidando la retorica dell’élite intellettuale.

Per Parra, la poesia non doveva essere un tempio solenne e intoccabile, ma piuttosto un veicolo per l’espressione autentica e accessibile. In una delle sue celebri dichiarazioni, affermò: “La poesia è morta, lunga vita all’antipoesia”. Questo manifesto sintetizzava il suo intento rivoluzionario: abbattere la sacralità del verso tradizionale e costruire qualcosa di nuovo, di vitale, che fosse capace di parlare all’uomo contemporaneo senza intermediari.

Molti critici concordano nel considerare Nicanor Parra uno dei più grandi poeti latinoamericani del XX secolo. La sua opera ha influenzato generazioni di scrittori e lettori, ridefinendo i confini di ciò che la poesia poteva essere. La sua eredità è quella di un uomo che, con acume e ironia, ha insegnato a guardare la realtà con occhi disincantati, facendo della poesia non solo uno strumento di bellezza, ma anche di verità scomoda e necessaria.

È OBLIO

Giuro che non ricordo neanche il nome
Ma morirò chiamandola Maria,
Non per semplice capriccio di poeta:
Per il suo aspetto da piazza di provincia.
Che tempi! Io uno spaventapasseri,
Lei una ragazza pallida e triste.
Al ritorno una sera dal Liceo
Seppi della sua morte immeritata,
Notizia che mi causò tanta amarezza
Che versai una lacrima sentendola.
Una lacrima, sì, è cosa da non crederci!
E dire che sono pieno di energia.
Se devo dare credito a quello che diceva
La gente che mi diede la notizia,
Devo credere, senza esitazione,
Che morì col mio nome dentro agli occhi,
Cosa che mi sorprende, perché mai
Fu per me qualcos’altro che un’amica.
Mai ebbi con lei altro che semplici
Relazioni di stretta cortesia,
Nient’altro che parole su parole
Ed alcune menzioni alle rondini.
La conobbi al mio paese (del quale
Resta un pugno di cenere soltanto),
Ma non le vidi mai altro destino
Che essere giovane triste e pensierosa.
Tanto che arrivai al punto di trattarla
Con il celeste nome di Maria,
Circostanza che prova chiaramente
La precisione della mia dottrina.
Forse una volta sola l’ho baciata,
Chi è quello che non bacia le sue amiche!
Ma tenete presente che lo feci
Senza pensare a quello che facevo.
Non negherò, questo sì, che mi piaceva
La sua immateriale e vaga compagnia
Che era come lo spirito sereno
Che i fiori domestici vivifica.
Io non posso tacere in nessun modo
L’importanza che ebbe il suo sorriso
Né trascurare il positivo influsso
Che fin sulle pietre esercitava.
Aggiungiamoci poi che della notte
Furono i suoi occhi fonte fededegna.
Ma nonostante tutto, è necessario
Che comprendiate che l’amavo solo
Con un affetto vago come quello
Con cui si parla di un parente infermo.
Eppure è capitato, ciò malgrado,
E ancor oggi mi desta meraviglia,
Quest’inaudito e singolare esempio
Di morire col mio nome dentro agli occhi,
Lei, molteplice rosa immacolata,
Lei che era una luce genuina.
Ha ragione, ben ragione, chi continua
A lamentarsi sempre notte e giorno
Che il mondo traditore in cui viviamo
Vale di meno che una ruota ferma:
Molto più onorevole è una tomba,
Vale di più una foglia ammuffita,
Qui non c’è verità, niente perdura,
Neanche la lente attraverso cui guardiamo.

Oggi è un giorno di primavera,
Credo che morirò di poesia,
Di quella ragazza malinconica
Non mi ricordo neanche il nome.
So solo che passò per questo mondo
Come una colomba fuggitiva:
La dimenticai senza volerlo, lentamente,
Come tutte le cose della vita.

Traduzione di Ugo García Robles e Umberto Bonetti