Home La Rivista Attualità e Amarcord ARRIVA LA FESTA DEGLI ALBERI, MA PARCHI E GIARDINI SOFFRONO

ARRIVA LA FESTA DEGLI ALBERI, MA PARCHI E GIARDINI SOFFRONO

Attualità  Paolo Rico /177

 

«Ogni volta che ti senti, pianta alberi che gioveranno in un altro tempo» 

-Catone il Censore (234 a. Cr. – 149 a. Cr.) in “Liber de agri cultura”-

«L’albero e come un vecchio saggio, che ha vissuto molte stagioni e imparato molte lezioni».

-H.D. THOREAU (1817 – 1862):_

 Fattore di solida economia, anche di interventi per la trasformazione. Versatile strumento di promozione della salute: Agile ausilio di formazione e di dinamiche educative. L’albero non è solo questo tris convergente di buone pratiche di vita. E’ uno specchio delle nostre debolezze. Nella pianta si riflettono, infatti, le nostre stesse incapacità di cura. Per la sua sopravvivenza, ma anche per massimizzarne le numerosissime potenzialità di scansione della quotidianità: dall’arricchimento delle riserve di ossigeno all’ornato urbano; dalla variegata funzionalità domestica, commerciale, industriale, artistica e, addirittura militare del legno, fino alla sua estesa rappresentatività simbolica (energia; dominio; sottomissione; travalicamento ecc.).

Davanti alla sua proteiforme valenza l’albero oggi si consegna particolarmente vulnerabile. Colpa del clima non meno che dell’incompresa fecondità di registri che l’albero effonde per un’umanità, distratta più che impreparata a vagliare il segreto della taciturna vita vegetale.

Perciò, l’annuale festa degli alberi ad ammonire ogni volta, il 21 novembre, sulla riserva di futuro impilata tra radici, fusto e fronde di una pianta! Come fece subito osservare il ministro della sinistra storica del governo Pélloux, Guido Baccelli (1830 – 1916). Sua la scelta nel 1898  – alla quinta delle sue sette esperienze di ministro della pubblica istruzione –  di fissare la ricorrenza green, diretta discendente del The Arbor Day. Novità quest’ultima indicazione, sicuramente di portata ambientale, ma con esplicite finalità educative, per la sensibilizzazione della società in prematuro e progressivo allontanamento dalla natura. Cliché della stessa ricorrenza italiana di fine-‘800 all’origine della definitiva consacrazione normativa del 2013, impegnatasi a superare la legislazione regia in proposito del 1923 e, particolarmente, a propiziare una convergente sinergia con le altre feste consorelle, organizzate da associazioni di volontariato (nel caso, Legambiente). I Comuni e le scuole perpetuano, però, la tradizione di “battezzare” per la festa degli alberi una piantina o un aggregato arboreo quasi sempre in uno spazio di pubblico interesse, quale parco cittadino o giardino di un plesso educativo. Ad insistere sulla portata socio-formativa dell’annuale celebrazione. Così, a Milano ieri pomeriggio, avviando un ciclo di appuntamenti ecologici, inseriti nel cartellone della festa degli alberi.

Evento di rilievo, infatti, la visita guidata al Museo Botanico ‘Aurelia Josz’ (MuBAJ nell’acronimo), galleria allestita su un complesso custodito di 24mila mtq all’interno della quattrocentesca Villa Lonati, originariamente buen retiro di  agiata villeggiatura e poi trasformata in azienda agraria. Invero, a qualificare la destinazione d’uso della dotatissima cascina fu Aurelia Josz (1896 – 1944), fondandovi la prima Scuola Agraria Femminile dell’ordinamento didattico italiano. Servizio pilota per l’epoca di avviamento al lavoro, ma anche esperienza di programmazione e produzioni diretto-coltivatrici e di trasformazione industriale delle specialità colturali. Un polo di eccellenza già allora, tale da richiamare interessi speculativi, anche con ambizioni di controllo politico-istituzionale. Tutto, neutralizzato dall’autonomia della A. Josz, la cui militanza anifascista le procurò la morte nel campo di sterminio di Auschwitz-Birchenau non appena tradottavi dalla cascina- scuola milanese. Oggi  – si anticipava –  meta colletiva della festa degli alberi nel capoluogo lombardo. Perché, con Torino, Milano guida la balbettante graduatoria italiana delle nuove piantagioni urbane annesse al XXI Novembre.

(Foto Forestami)

Classifica, che registra puntualmente un aumento di alberi neo-nati nelle nostre città: 2.966.307 piante collocate nei più disparati angoli della quotidianità vissuta, all’aperto, in centri grandi e piccoli dello Stivale. Assommano, però, a quasi 2milioni e 700mila unità i piccolini, a nome dei quali le amministrazioni ascrivono la diffusione di altro verde in ville comunali, parchi delle città e giardini p2ubblici locali. Talché  – denuncia l’ISTAT –  la media di 2,9% di verde urbano, a fronte del 30% della popolazione nazionale censita nei capoluoghi di provincia, è davvero modesta: con quel 32,5% dell’estensione green per ciascun residente. Soprattutto, perché l’aumento annuo dello 0,3% della superficie arborea cittadina sembra quasi frustrare propositi di contrasto reale all’esponenziale distribuzione di CO₂.

Insomma, tante piante diffuse nel territorio non bastano ancora a ripulire l’aria inquinata delle località più intossicate; non ci garantiscono la salute che perseguiamo come priorità dell’agenda del benessere civico. Ecco, che intensificando e concentrando le piantumazioni si sta provando ad aumentare i programmi di forestazione urbana: 12,7milioni di mtq nei 55 capoluoghi coinvolti in questa positiva azione di risanamento territoriale. Operazione, contraddistinta da incrementi costanti e significativi. Si può festeggiare, dunque? Nient’affatto! 2mila ettari di verde, negli ultimi anni, in Italia, sono spazio tossico occupato da nuovo cemento. Una perdita, sì, soffocante, se ogni ettaro di foreste riesce a sottrarre all’atmosfera ben mille tonnellate di ossido di carbonio. Se n’è parlato ieri a Milano, negli incontri tematici del MuBAJ, ricordando H.D. THOREAU (1817 – 1862): «L’albero e come un vecchio saggio, che ha vissuto molte stagioni e imparato molte lezioni». Proprio come dovremmo fare noi: non solo il XXI Novembre.

 

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