SILENT STUDIO: L’ANTOLOGICA DI MARK MANDERS ALLA FONDAZIONE SANDRETTO RE REBAUDENGO – TORINO

Arte/ Roberto Puzzu/176

La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino presenta Silent Studio, la prima mostra antologica di Mark Manders in un’istituzione italiana. Questo evento segna una pietra miliare per l’artista olandese, che porta in scena un’immersione profonda nel suo universo creativo. La mostra riunisce opere inedite e una vasta selezione di lavori accumulati in oltre trent’anni di carriera, allestite in un ambiente progettato per trasportare i visitatori all’interno della poetica unica dell’artista.

L’Arte come Linguaggio e Finzione

Mark Manders, nato nel 1968 a Volkel, nei Paesi Bassi, è noto a livello internazionale per la sua continua innovazione nel campo della scultura. Fin dagli inizi, la sua ricerca si è orientata verso un dialogo tra linguaggio, scultura e finzione, legato all’idea dell’Autoritratto come edificio. Questo progetto, avviato nel 1986, rappresenta un tentativo ambizioso di trasformare l’autoritratto in un concetto espanso, sfuggente ai vincoli biografici o letterali. Ogni opera diventa così una “parola visiva” all’interno di una narrazione che si sviluppa come stanze in un edificio immaginario, mutevole e metaforico. Manders propone un’autorappresentazione poetica, che riflette non tanto la propria identità personale quanto la possibilità stessa di rappresentazione e narrazione attraverso la scultura.

Silent Studio: L’Atelier come Spazio Fisico e Mentale

Silent Studio invita il visitatore a esplorare un contesto in cui lo spazio fisico dello studio di Manders si fonde con quello mentale. Questo ambiente avvolgente si sovrappone all’architettura essenziale della Fondazione, creando un’esperienza visiva intensa e raffinata. La mostra comprende oltre venti opere, tra sculture e installazioni realizzate in materiali diversi come bronzo, acciaio, ferro, carta e pittura. Il bronzo, solitamente percepito come simbolo di stabilità e durevolezza, viene utilizzato per simulare la vulnerabilità dell’argilla, sfidando così la percezione comune della scultura. Il lavoro di Manders trasmette una sensazione di transitorietà, suggerendo al tempo stesso una forza stabile e una fragilità temporanea.

Tempo e Materialità nell’Opera di Manders

Uno degli elementi centrali del lavoro di Manders è la riflessione sulla natura temporale della scultura. Le sue opere, realizzate spesso nell’arco di molti anni, sembrano oscillare tra passato e presente, sfuggendo a un senso cronologico lineare. Questo espediente invita i visitatori a esplorare una pluralità di significati, senza un vincolo temporale definito. Manders concepisce le sue sculture come elementi atemporali che lasciano spazio all’interpretazione personale, resistendo a un’unica lettura. Come un’ode al potere dell’immaginazione, le opere di Manders sfidano il pubblico a confrontarsi con l’illusione della forma materiale e la realtà della rappresentazione.

Una Collaborazione di Lunga Data

La mostra celebra anche la lunga collaborazione tra Mark Manders e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, iniziata nel 1997 con la partecipazione a Guarene Arte 97, dove venne esposta la scultura Fox/Mouse/Belt (1992). In quell’occasione, Manders fu insignito del Premio Regione Piemonte, riconoscimento che premiava la forza innovativa del progetto Autoritratto come edificio. Da allora, l’artista ha continuato a consolidare la sua presenza nel panorama artistico internazionale.

Una Carriera Internazionale e il Riconoscimento dell’Arte Contemporanea

Mark Manders ha ricevuto numerosi riconoscimenti prestigiosi, tra cui il Philip Morris Art Prize nel 2002 e il Dr. A.H. Heineken Prize for Art nel 2010. È stato protagonista di importanti retrospettive, come The Absence of Mark Mandersal Kunstverein di Hannover, e ha partecipato ad esposizioni in musei rinomati in tutto il mondo, come il MoMA e il Guggenheim di New York, il Louvre ed il Palais de Tokyo a Parigi, la Pinakothek der Moderne di Monaco. La partecipazione alla Biennale di Venezia nel 2013, in rappresentanza dei Paesi Bassi, ha ulteriormente consolidato la sua posizione nel panorama artistico internazionale.

 

Le opere di Manders, come “stanze” di un edificio immaginario, ci parlano della potenza del linguaggio visivo e della scultura come mezzo per esplorare l’identità e il tempo, testimoni del  dialogo fruttuoso tra l’artista e l’istituzione, un legame che continua a stimolare la riflessione su cosa significhi la rappresentazione della realtà nell’arte contemporanea.