Valore & Valori
(La Rivista della Domenica n. 167)
Più ripenso al film diretto da Christopher Fraser nel 1977, nel quale, tra l’altro, fece il suo debutto Mel Gibson, e più mi tornano in mente le assonanze con la nostra estate. Un’estate, appunto, di fuoco. E non solo dal punto di vista meteorologico per le altissime teperature o per i roghi innescati su commissione da piromani incoscienti. Sorvolo sulle micce ancora accese in Europa e in Francia dove le elezioni di giugno e luglio, sconquassando equilibri politici consolidati, sono ancora in attesa di essere tradotte in governi. Non mi soffermo neppure sulla situazione bollente americana che dopo l’attentato a Trump (farsa?) e l’abbandono di Biden (teatrale?) si avvia a trasformarsi in un referendum pro o contro le guerre in atto in Ucraina e in Palestina. L’estate di fuoco sulla quale voglio attirare l’attenzione è invece quella vissuta dalle borse di tutto il mondo durante la prima settimana di agosto, quando, non troppo impovvisamente, i listini hanno fatto vedere le stelle a molti investitori, e non solo in senso figurato. Come i quattro amici del film che, partiti per il mare e intenzionati a divertirsi, si sono ritrovati a piangere la tragica morte di uno di essi, così molti investitori ingenui che, contenti ed ottimisti erano intenti a godersi le loro vacanze, sono stati costretti a fare i conti con una raffica di tonfi borsistici che pur avendo tutta l’aria di un disastro economico imminente alla fine si sono rivelati solo un banale strumento per prendere nella rete i risparmiatori più sprovveduti o disattenti.

Domanda: è stato un atto intimidatorio verso le Banche Centrali per la questione dei tassi, dentro il quale si è svipuppata un’azione speculativa, o, piuttosto, l’avvio di un crac finanziario come segnale di una crisi economica generale? Buona la prima, tanto per rimanere in tema cinematografico. Le ragioni le troviamo ben spiegate nei report del Wall Street Journal la cui ricostruzione dei fatti ha messo in evidenza come il VIX (1) già molto prima dell’apertura delle contrattazioni di lunedì 5 agosto era salito all’insolito valore di 65,73, raggiunto solo nel 2008, per la crisi finanziaria globale e nel 2020, per il Covid-19. Tuttavia ciò che ha stupito non è stato tanto il valore assoluto di 65,73 quanto il divario con il minimo di chiusura di 38,57 realizzatosi nel corso della stessa giornata di borsa, stabilendo un record difficilmente eguagliabile, quello della più ampia oscillazione intraday mai realizzata prima. La paura ha generato anche un altro embolo, più grave del precedente, che è andato a colpire i contratti di opzione (Call e Put), ossia quei contratti che formano la base del VIX stesso e influenzano le quotazioni di tutto il listino. I prezzi delle opzioni hanno risentito immediamtamnte, con un effetto montiplicatore, anche del cosiddetto “carry trade”, fenomeno quasi dimenticato legato ai tassi giapponesi che per oltre 17 anni sono rimasti vicino allo zero e che, improvvisamente, sono partiti al rialzo quando a fine luglio la Banca Centrale ha deciso di modificare la sua politica monetaria, aumentandoli. Faccio una piccola digressione per ricordare che cosa è il “carry trade”: è la pratica speculativa consistente nel prendere a prestito del denaro in paesi con tassi di interesse più bassi, per cambiarlo in valuta di paesi con un rendimento degli investimenti maggiore in modo sia da ripagare il debito contratto sia da ottenere un guadagno con la medesima operazione finanziaria. Ecco,quindi, che gli investitori che avevano acquistato yen e comprato dollari o euro, quando Tokio ha deciso di modificare la sua politica monetaria alzando i tassi, sono rimasti intrappolati nel “carry trade”, ormai non più profittevole, ed hanno dovuto vendere tutto quello che avevano in portafoglio.

E’ stato in sostanza un “crollo benigno perché non riflette un problema economico più profondo”, come scrive il Wall Street Jounal. Un crollo però guidato da correnti di mercato sotterranee complesse, probabilmente generate dalla insoddisfazione verso le banche Centrali (FED e BCE) più volte sollecitate a ridurre i tassi di interesse onde ridare fiato alla economia globale. La lezione è stata subito recepita in FED il cui presidente Powell, dopo appena due settimane, alla prima occasione utile, nel corso della conferenza annuale organizzata dalla Federal Reserve a Jackson Hole, ha dato un segnale forte ed inequivocabile, ovvero che i tagli ai tassi di interesse arriveranno presto, affermando che la banca centrale intende agire per scongiurare un ulteriore indebolimento del mercato del lavoro statunitense e, sottinteso, di quello borsistico. L’esperienza di quanto successo in passato ci mostra che tali rapidi sell-off sono rari, ma tendono ad essere seguiti da rendimenti fortemente positivi nelle settimane e nei mesi successivi. Ed è cio a cui stiamo assistendo oggi. Quindi quello che abbiamo visto è stato un fuoco di paglia e non un incendio devastante, è stata una tempesta estiva, un acquazzone agostano, un temporale che ci ha colto di sorpresa e come è iniziato così è finito. Restano i danni sui portafogli di milioni di investitori che presi dal panico hanno liquidato le loro posizioni ed ora assistono alla ripresa dei mercati sui quali, se vogliono rientrare, possono impiegare solo i capitali restanti dopo la debacle. Constatazione finale: il parco buoi o, se vogliamo essere più eleganti, gli investitori perdenti, ha ancora una volta ingrassato gli speculatori o, se voglmiamo essere più eleganti, i professionisti delle borse
(1) Il VIX (Cboe Volatility Indicator) è un indice che misura la volatilità del mercato azionario. Esso offre un’idea di come i professionisti della finanza percepiscono le condizioni di mercato a 30 giorni e a farsi un’idea della direzione che esso prenderà per modificare i portafogli. La misura del VIX è molto importante per capire la “tensione” del mercato, spesso legata ad eventi macroeconomici. Per questo motivo è stato ribattezzato “indice della paura“. Il VIX ha una correlazione con l’indice S&P500, correlazione non perfetta ma abbastanza indicativa, dato che quando l’S&P500 si trova in una fase di rialzo, e quindi il mercato è ottimista, l’indice VIX tende a scendere, mentre in fasi di paura e cali del mercato, la tendenza del VIX sarà al rialzo. Questo indice basandosi sulle opzioni (call e put), sarebbe più corretto dire che è strettamente correlato con “l’umore” del mercato.






