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L’INVIATO AL GIRO: Dal rombo del motore al silenzio del sudore

Editoriale  / 155

 di Pierluigi Palmieri

Si avvicinavano gli esami di maturità, l’Istituto “G. Galilei ” di Avezzano era appena diventato Campione Provinciale di Atletica leggera e il mio professore di Educazione Fisica volle premiarmi portandomi ad assistere al passaggio del Giro d’Italia che vedeva i ciclisti impegnati a salire verso Pescasseroli,  nella tappa che partita da San Benedetto del Tronto, si sarebbe conclusa a Roccaraso. Nel gruppo c’era Vito Taccone, già ribattezzato come  “ Camoscio d’Abruzzo “ perché l’anno precedente  staccando tutti in salita aveva vinto ben cinque tappe ( di cui quattro consecutive!). Quel giorno, dopo aver sistematicamente seguito le telecronache  delle varie tappe del Giro, ebbi il piacere di salire insieme al Preside dell’Istituto  su una  mitica Fiat 750 Abarth  di Pietro Marianella per andare a piazzarci sin dalle prime ore del pomeriggio in posizione utile per assistere alla scalata  verso il Parco Nazionale d’Abruzzo. Quel giorno mi sentii un vero privilegiato. All’apparire del gruppo sui primi tornanti, con i raggi delle ruote che brillavano in una miriade di riflessi, mi venne spontaneo esclamare  “CHE BELLO! ”. Il Preside  Cimini volle richiamare più volte quella giornata,  anche in occasioni importanti in cui si parlava di sport, citando la mia  espressione spontanea. E il professore quasi sempre presente confermava, orgoglioso dell’allievo divenuto suo collega.  Solo dieci anni dopo Pietro Marianella ci avrebbe lasciato appena quarantenne. Il Meeting di Avezzano di Atletica Leggera assurto nel giro di pochi anni al rango di manifestazione Internazionale venne intitolato proprio a lui.

 “CHE BELLO !”, esclamo ancora oggi che il Giro d’Italia prende il via dalla mia Avezzano perché, grazie al “gancio” di Aurelio Capaldi, giornalista che occupa meritatamente  una posizione di rilievo nella struttura RAI, della cui affettuosa disponibilità sono molto orgoglioso, ho potuto, per l’occasione conoscere e  stare accanto a Ettore Giovannelli, scoprendo un personaggio di grande caratura e una persona squisita. All’epoca in cui era la Rai ad avere i diritti della Formula 1 , Giovannelli si destreggiava con disinvoltura tra i Box delle Grandi Marche Automobilistiche, e ci faceva vivere e condividere le emozioni dei Team, dal  pre- gara ai Pit Stop fino alle interviste ai piloti vincitori, sconfitti e costretti al ritiro, magari dopo un pauroso fuori strada. Ci faceva entrare in quella che lui definisce “una torre d’avorio”  un ambiente abbastanza esclusivo dove però ha saputo leggere le variegate sfaccettature e soprattutto gli aspetti umani, oltre che professionali dei piloti, degli ingegneri e anche dei meccanici. Con il ciclismo il contatto  è altrettanto stretto, ma qui  il “nostro” inviato spesso è costretto a mettere il microfono sotto il muso dei ciclisti quando questi, dopo una volata di gruppo  o un arrivo in salita, respirano a mala pena. Ettore  confessa che questo forzato  “sadismo” gli procura una certa sofferenza intima, ma dice che, in compenso, il Ciclismo  gli offre una maggiore vicinanza al popolo dei tifosi, che a bordo strada o all’arrivo di ogni tappa, trasmettono il loro entusiasmo e offrono occasioni di confronto e di inclusione cosa che non avviene nel pur fascinoso paddock di Formula1. Questa e il ciclismo sono comunque  due “bellezze”, ma il Ciclismo per Giovannelli ha qualcosa in più di vero, di umano che  facilita una particolare empatia con gli atleti, soprattutto con i cosiddetti gregari che sono quelli che a lui piacciono di più, perché  sono tutti ragazzi che hanno dovuto faticare con La Speranza di poter poi andare a “sudare” per i loro capitani  a livello di Giro d’Italia. Un  giornalismo, quello dell’inviato,  che si muove tra privilegi e  responsabilità che passa dal roboante mondo del motore montato sulle quattro ruote al silenzio  del sudore delle due ruote. Ho chiesto ad Aurelio Capaldi, che ha un’esperienza ventennale  da inviato, una sua riflessione. Eccola:

  • Il ruolo dell’inviato mi ha fatto viaggiare molto e dormire poco, ma soprattutto mi ha fatto capire fino in fondo le parole di un Maestro come Ryszard Kapuscinski che ha spiegato meglio di tutti il concetto di curiosità per il mondo. “Parlando di viaggio, non ci riferiamo certo all’avventura turistica” diceva Kapuscinski. “Per la mentalità del reporter, il viaggio significa sfida e sforzo, fatica e sacrificio, un compito arduo, un ambizioso progetto da portare a termine. Viaggiando, sentiamo che sta accadendo qualcosa di importante, che partecipiamo ad un evento di cui siamo nello stesso tempo testimoni e creatori”.

  • L’inviato è curioso, lavora senza orari, consuma le suole delle scarpe, respira l’atmosfera, racconta ciò che vede e sente. Perché, come scriveva Gabriel Garcia Marquez, “il giornalismo e’ una passione insaziabile che si può comprendere ed umanizzare soltanto con il confronto obiettivo con la realtà. Nessuno che non l’abbia sofferta può immaginare quella schiavitù che si alimenta degli imprevisti della vita”.

AVEZZANO- Piazza Cavour – La statua in Bronzo che raffigura Vito Taccone in arrampicata, addobbata con la Mascotte Bartolomeo n occasione del passaggio del Giro d’Italia 2024

CHE BELLO !,   l’aver potuto condividere con Ettore Giovannelli  la vigilia della partenza da  Avezzano quando, a Piazza Cavour,   è entrato in contatto empatico con  i  fans  di Vito Taccone, di ogni generazione, che, riuniti in comitato, si sono radunati per  salutare il passaggio dei corridori davanti .al  monumento  su cui, per loro iniziativa, campeggia,  una scultura in bronzo che riproduce a grandezza naturale il Camoscio d’Abruzzo sulla bici. Emozionante sentire Cristiano, raccontare a  Giovannelli in diretta TV l’aneddoto sul padre che da garzone di un fornaio, guidava un carrettino a pedali, carico di pesanti “pagnotte”,  si trasforma  il campione che scala  il Monte Salviano con la velocità di un motorino. E poi Nazzareno Di Matteo, a nome del comitato, testimoniare davanti alla telecamera del simpatico e professionale  operatore Antonello Castelli, come nel cuore di tutto il quartiere viva ancora il campione dalle cinque vittorie di tappa e del Gran Premio della Montagna ,  come emblema di schiettezza e di generosità.

Davanti al monumento passa la carovana e quasi all’unisono i corridori volgono lo sguardo alla struttura in  bronzo dietro la  quale campeggia lo striscione “Vito Taccone Saluta il giro d’Italia”. Una ingenua attestazione di immortalità.

L’inviato Giovannelli,  alla ricerca del lato umano e impegnato  nella rappresentazione della “grande bellezza” dello sport, , con la  densità del “colore” che avvolge il suo mondo,  non trascurando di accostare Taccone agli abruzzesi della Formula 1 Trulli e Leuzzi è riuscito a pieno nel suo intento.   

  • Mentre scrivo il Giro arriva a Napoli, sono trascorse 4 ore 44 minuti e 22 secondi dalla partenza da Avezzano: il nostro inviato è lì a mettere il microfono sotto il muso di Narvaez riassorbito negli ultimi venti metri dal gruppo con in testa Kooij, Milan e Daines, L’ecuadoriano si deterge il sudore che gli invade gli occhi. Ettore traduce le parole che sprizzano comunque orgoglio per la prestazione sua e della sua squadra. La prossima partenza è fissata a  Pompei…CHE BELLO!

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P.S-

Nella sezione Sport  oggi pubblichiamo un pezzo di Eliseo Palmieri sui quattro moschettieri del ciclismo marsicano, i cui nomi con in testa quello di Vito Taccone  giganteggiavano sull’asfalto della strada che costeggia l’aiuola del monumento

si può accedere direttamente cliccando sul link che segue:

ARRIVA IL GIRO! : QUATTRO MOSCHETTIERI DELLA BICI FECERO SOGNARE LA MARSICA – Centralmente

 

 

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