Editoriale / 121
L’INFANZIA C’E’: ARRIVANO I COMPAGNETTI DEL PRIMO GIORNO
Viva la “squola”; Finalmente un “11 settembre” di emozioni positive

Ad una lettura più attenta del mio pensiero del momento (scrivo a distanza di una settimana), credo di essere stato condizionato nel decretare questa scomparsa, oltre che dalla preziosa frequentazione del Maestro Ravaglioli e dell’amico Regni, pedagogisti di rango, dalle mie letture degli analisti del rapporto Famiglia-Scuola. Alcuni di questi talvolta hanno esagerato nelle generalizzazioni, ma altri hanno azzeccato la diagnosi. Tra questi ultimi N. Postman, che ha collocato “la nascita dell’infanzia” nel periodo immediatamente successivo all’avvento della stampa a caratteri mobili introdotta dal tedesco Gutemberg nel XVI secolo con la diffusione su larga scala del libro ed la conseguente alfabetizzazione delle nuove generazioni.
Lo stesso Postman però, alla fine del secolo scorso, ha decretato “la scomparsa dell’infanzia” , attribuendone la responsabilità ai media e soprattutto alla televisione, rea di offrire gli stessi spettacoli sia agli adulti che ai bambini. Ma in riferimento al tema di questo articolo, la citazione del sociologo americano ( qui esposta in estrema sintesi e necessita ovviamente di approfondimenti e riflessioni molto più ampi), paradossalmente serve a rafforzare la mia convinzione, che a qualcuno può apparire ottimistica se non addirittura utopistica: l’infanzia esiste ancora in tutta la sua potenza. I bambini attraversano questo periodo cruciale della loro vita, con la loro mente “assorbente” e la loro innocente incompiutezza; nel loro innato entusiasmo per il nuovo c’è la forza della creatività e nella loro voglia di scoprire c’è un forte potenziale di crescita culturale. La scuola della mia nipotina è situata in un ambiente ideale per soddisfare queste prerogative: è a Roma testimonianza di una Civiltà antica. Ci sono tutti i presupposti per far sì che la malattia che ha portato alla scomparsa dell’infanzia, venga debellata elevando l’ambiente a “laboratorio dei laboratori”. Per fortuna questo alla scuola della “mia Regina” lo sanno bene.