Valore & Valori / Mario Travaglini / 216
Chi segue questa rubrica ricorderà come diversi mesi fa, sul numero 192, analizzando le variazioni borsistiche dell’oro legate alla geopolitica internazionale, scrissi che nell’arco di un paio d’anni la sua quotazione avrebbe potuto raggiungere i 4800/5000 punti. Sono passati appena sei mesi e la soglia dei 2700 dollari per libbraTroy, che allora sembrava esagerata, è stata superata facilmente fino a toccare 3705,80 al termine della seduta di venerdì 19. Tutto questo mi induce oggi a riprendere il filo del discorso ed analizzare li motivi per i quali i metalli preziosi continuano a occupare un ruolo centrale nei mercati finanziari globali.
E’ indubbio che in un contesto caratterizzato da guerre ancora in corso, elezioni ad alto rischio politico e un’economia mondiale fragile, gli investitori cercano stabilità. Ed è proprio in questo scenario che oro, argento e platino tornano a essere asset osservati con attenzione ed appetibili per nuove ipotesi di investimento. Sinteticamente posso dire che l’oro rimane il re indiscusso mentre l’argento mostra una vitalità sorprendente e il platino rappresenta la scommessa più “contrarian”, con un potenziale di rivalutazione ancora non pienamente espresso. Analizziamoli singolarmente.
Oro: il rifugio senza tempo
L’oro ha infranto nuovi record storici, toccando quota 3.725 dollari il 16 settembre scorso, registrando un impressionante +43% da inizio anno. Non si tratta soltanto di un rally speculativo: dietro questa corsa c’è una combinazione di fattori macroeconomici e geopolitici.
-
Il contesto monetario: i mercati scontano tagli dei tassi da parte della Federal Reserve. Questo riduce il costo opportunità di detenere oro, che non produce cedole o interessi, rendendolo più competitivo rispetto ai titoli di Stato.
-
La geopolitica: conflitti armati, tensioni commerciali e instabilità politica spingono gli investitori verso asset rifugio. In passato si parlava di “oro come assicurazione”: oggi la metafora calza a pennello.
-
La domanda istituzionale: le banche centrali, soprattutto quelle dei Paesi emergenti (Cina, India, Turchia), stanno aumentando le riserve auree, rafforzando il trend.
Dal punto di vista tecnico, il superamento dei 3.700 punti sarebbe una conferma ulteriore di un nuovo ciclo rialzista di lungo periodo. Alcuni analisti intravedono target a breve termine anche sopra i 3.800–3.900 dollari, a patto che non ci siano correzioni violente indotte da prese di profitto.
Argento: il fratello minore più nervoso
Spesso definito “oro dei poveri”, l’argento si muove in sintonia con il metallo giallo, ma con oscillazioni più ampie. Attualmente quota 42,952 dollari per oncia e mostra una volatilità che attrae soprattutto gli operatori speculativi (nell’ultima seduta, quella di venerdì 19, ha registrato un ulteriore balzo del l’1,98%). Ma l’argento non è solo un asset finanziario: è anche un metallo industriale. Circa la metà della domanda globale deriva da settori produttivi come:
-
Elettronica e semiconduttori;
-
Pannelli solari, dove l’argento è insostituibile per la sua conducibilità;
-
Tecnologie medicali e nuovi materiali.
Questa doppia anima – rifugio finanziario e materia prima industriale – lo rende unico. Nel caso in cui l’oro consolidasse sopra i massimi, l’argento avrebbe margini di accelerazione anche oltre i 50 dollari, livelli che richiamano i massimi del 2011. Tuttavia, l’alta volatilità significa anche che può correggere bruscamente: un asset adatto a investitori aggressivi o tattici, meno a chi cerca stabilità.
Platino: il sottovalutato con potenziale green
Il platino è il metallo più complesso da analizzare tra i tre. Oggi oscilla intorno ai 1.400–1.420 dollari/oncia, valori modesti rispetto ai picchi di anni fa. È frenato da un lato da una domanda automobilistica in calo (con il progressivo passaggio dai motori a combustione ai veicoli elettrici), dall’altro da una competizione serrata con il palladio.
Eppure il platino custodisce un potenziale notevole:
-
Catalizzatori e industria chimica: resta essenziale in alcuni processi industriali difficilmente sostituibili.
-
Idrogeno verde: è un elemento chiave nelle celle a combustibile (fuel cells), dove potrebbe ritagliarsi un ruolo strategico nella transizione energetica.
-
Supply chain: gran parte della produzione mondiale arriva dal Sudafrica, dove instabilità politica ed energetica generano tensioni di offerta.






