Home La Rivista Politica, economia e finanza LE MODE IN BORSA: LE ILLUSIONI DELLE TENDENZE

LE MODE IN BORSA: LE ILLUSIONI DELLE TENDENZE

Valore & Valori / Mario Travaglini / 202

     Il sotto titolo di questo articolo potrebbe essere il seguente: nel breve termine, investire in ciò che è “di attualità” può sembrare redditizio ma dietro le mode passeggere si nasconde un rischio molto concreto,  quello delle bolle finanziate.

Vediamo di capire meglio e di approfondire il concetto.

A seguito delle follie comportamentali di Trump, i mercati azionari mondiali a partire da quello statunitense hanno recentemente subito una correzione di circa il 10% rispetto ai picchi di febbraio.

Da allora è iniziata la stabilizzazione e il mercato si sta gradualmente riprendendo, cosi come avevo scritto negli articoli del 13 e 20 aprile. Questa paura passeggera ha messo in luce una persistente  fragilità di fondo, ossia un sempre più crescente debito, frutto di anni di soldi facili e conseguente espansione del credito. Alla fine una bolla potrebbe scoppiare. Di fronte a questa situazione, gli investitori spesso cercano strategie alternative e nuovi principi di investimento.

Ma possiamo davvero investire secondo principi non verificati sul campo?

Se la risposta è no, ovvero se non esiste una regola universale, la sola ricetta che rimane a disposizione è quella di scommettere sulle tendenze del momento.. e poi vendere non appena passano di moda.

Prima dell’elezione di Trump, la gente scommetteva sulle “Trump trades“: Tesla e i titoli tecnologici favoriti dalle sue politiche. Dopo le elezioni e le prime incertezze, è stato necessario vendere. Oggi la tendenza sembra essere quella di orientarsi verso l’industria bellica. Ma questo significa trasformarsi in una banderuola agile, capace di cambiare direzione rapidamente al minimo refolo di vento. Bisogna leggere costantemente, individuare i segnali deboli, fiutare il nuovo consenso.. e vendere qualche settimana o mese dopo. Può funzionare ? Forse, ma a patto che non si verifichino incidenti. Come per esempio nel 1929 con la Grande depressione, nel 1974 con lo shock petrolifero, nel 1987 con il Lunedì nero, nel 2000 con la bolla di Internet, nel 2008 con la crisi dei mutui subprime, nel 2020 con il Covid-19.

Dal minimo del 2009, l’indice più importante al mondo, lo S&P 500, è cresciuto anno dopo anno del 16,5% annuo. Incidente o no. Ma l’opportunismo, ovvero investire secondo la moda del momento, è davvero così redditizio? Molti settori sulla cresta dell’onda vengono sovvenzionati, come quelli dei veicoli elettrici, dell’energia “verde”, delle armi, etc. etc. .

Nel breve termine, il dirigismo può rendere felici ma la disillusione è dietro l’angolo: le energie “rinnovabili” non sono sempre redditizie, e il riciclaggio non è imposto. I migliori opportunisti se ne sono già andati, lasciando le perdite agli ultimi arrivati. Questo è un fenomeno molto ricorrente che gli investitori sembrano non capire fino in fondo.

Ecco perché mi sembra utile riesumare l’esempio riproposto all’attenzione degli investitori da un noto quotidiano finanziario secondo cui uno studio del professor Edward McQuarrie, sulla base dei dati del mercato azionario a partire dal 1792, dopo aver mostrato i molti periodi di stagnazione prolungata, come quelli tra il 1999 e il 2008 o prima di settembre 1974 o addirittura a partire dall’agosto 1939, conclude che gli investitori che avevano acquistavano a prezzi troppo alti rimanevano intrappolati per anni, costretti poi a vendere in perdita. Per restare in tema, esaminiamo più da vicino un settore “alla moda” come quello degli armamenti.

Il “piano di riarmo” imporrà di mettere in circolazione il 5% in più di euro. Cosa succederà? Inizialmente aumenteranno i valori legati alle armi.

In secondo luogo, si assisterà a un calo del potere d’acquisto poiché una parte di questi euro verrà reimmessa nell’economia globale.

In terzo luogo, la capitalizzazione dell’industria bellica rispetto all’oro diminuirà.

In una quarta fase – ma siamo ancora lontani da quella – riscopriremo che la creazione monetaria arricchisce solo chi la controlla e chi ne beneficia per primo. Se sei amico della signora Lagarde e hai ottimi contatti nel settore degli armamenti, puoi tentare la fortuna e scommettere su questo settore. In caso contrario, cautela.

In alternativa agli investimenti basati sulle mode passeggere, esiste un altro approccio a cui ho più volte fatto riferimento nei miei articoli: selezionare le aziende in base ai loro meriti fondamentali. Cercare valore nei titoli azionari, prestando attenzione alle dichiarazioni e alle decisioni dei gestori, nonché all’utilità dei prodotti offerti ai consumatori, è una strategia che, nel tempo, si rivela spesso più fruttuosa. Aiuta a identificare le aziende che creano realmente ricchezza, sia per i consumatori che per gli azionisti. Questo potrebbe sorprendere alcuni, ma le aziende che danno i migliori risultati per i propri azionisti nel lungo termine non provengono sempre dalla tecnologia o dalle armi, ma spesso dalla distribuzione e dal consumo quotidiano. Porto ad esempio le performances di  tre titoli che qualunque risparmiatore avrebbe potuto acquistare sul listino della Borsa di Milano: Mediolanum, Banca Intesa, e Ferrari.  Nell”intervallo di tempo dal 2020 ad oggi  il loro corso di borsa è aumentato dal 300 al 400% passando peraltro tra due “incidenti” di non poco conto, quello del Covid e quello recentissimo di Trump.

Morale della favola, anziché scommettere su tendenze sovvenzionate o passeggere, investire in aziende che creano prodotti realmente richiesti dai consumatori può offrire i migliori rendimenti azionari a lungo termine. Questo approccio produce risultati nell’arco di diversi anni, anziché di settimane o mesi. E soprattutto, consente di essere meno ansiosi e di preoccuparsi meno dell’andamento quotidiano del mercato, generando, almeno per alcuni investitori, molti più guadagni nel tempo.

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