PFAS nell’acqua, altre sostanze tossiche nella temperie culturale

 Il Limite / RANIERO REGNI / 187

 

Ho inventato l’acqua in polvere, ma non so dove scioglierla

Lenny Bruce

La Terra è il pianeta dell’acqua. La vita è nata nell’acqua e noi siamo fatti in gran parte di acqua. Questo lo sappiamo tutti. Il ciclo dell’acqua, assieme a quello dell’ossigeno e dell’azoto, è una delle caratteristiche che rendono unico il nostro pianeta. E, paradossalmente, anche se è alla base di tutta la vita, l’acqua non può essere prodotta. Eppure a questa sorella, come la chiamava S. Francesco, a questa madre, a cui dobbiamo tutto non abbiamo risparmiato alcun inquinamento. Come è successo per l’aria, così anche l’acqua è stata considerata come una grande discarica in cui riversare ogni sorta di sostanza inquinante. Nel caso dell’aria, le sostanze bruciate sembravano sparire, nel caso dell’acqua si scioglievano e di diluivano. Ma, il ciclo della vita è appunto un cerchio e la biosfera è un sistema chiuso, se inquini l’acqua, prima o poi te la bevi.

In un recente rapporto di Greenpeace, è risultato che i PFAS (siostanze perfluoroalchiliche) sono presenti nel 79% dei campioni di acqua potabile analizzati. In 206 campioni su 260 analizzati è stata trovata una delle 58 sostanze PFAS monitorate, il che vuol dire che il 79% dei campioni di acqua potabile risulta contaminato.

I PFAS sono usati in moltissime industrie e sono sostanze quasi indistruttibili e difficilmente biodegradabili, che vengono impiegate in molte industrie. Sono una causa accertata di tumori, disturbi endocrini, danni al sistema immunitario e generatori di problemi riproduttivi. È un altro degli esempio di un progressivo auto-avvelenamento da parte degli esseri umani che hanno creato e immesso nell’ambiente migliaia e migliaia di sostanze chimiche, frutto di sintesi, di cui non si conoscono gli effetti negativi ma che si stanno rivelando sempre più dannosi per la salute.

Quindi, l’acqua potabile che usiamo per bere e che ingeriamo ogni giorno presenta queste sostanze che potrebbero essere messe al bando e sostituite da altre meno pericolose. Esiste una campagna europea che va in tale direzione, ma chi se ne accorge?

Esiste infatti un altro inquinamento, che non riguarda l’aria o l’acqua. Esiste oramai una temperie culturale, ovvero l’atmosfera culturale che, con le elezioni di Trump, sta intossicando la nostra mente. Il riscaldamento globale è un falso, il Green Deal europeo è un imbroglio ridicolo, bisogna produrre più petrolio, bisogna uscire dall’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che dal 1947 ha dato un contributo incomparabile al miglioramento della salute nel mondo, bisogna produrre di tutto e di più, senza limiti, né morali, né legali, né sociali. Con un linguaggio che nega l’esistenza di ogni verità scientifica e ogni buon senso, vecchi fantasmi del passato come il nazionalismo, il razzismo, la discriminazione, vengono di nuovo evocati. Sembra che la gentilezza, l’empatia, la compassione, siano delle virtù dei perdenti. C’è un tentativo di normalizzare l’indicibile e l’impensabile. Tutto quello che per noi è stato inaccettabile ora ci si vuol convincere che è meno inaccettabile. La speranza informata sembra sopraffatta dalla cattiveria nichilistica. La verità sembra una cosa superata dall’opinione del più forte. Una strana convergenza, tra l’anarco-capitalismo, le oligarchie dell’Hi-tech e la post-democrazia, prepara scenari a cui noi europei dovremo far fronte, sottraendoci all’aria culturale inquinata del nostro tempo. Perché, come ci ha ammonito lo scrittore e attivista D. C. Korten, “prospereremo nella ricerca della vita, oppure periremo nella ricerca del denaro: la scelta sta a noi”.