Home La Rivista Politica, economia e finanza MA CHE FREDDO FA, ONDATA DI GELO SU…..

MA CHE FREDDO FA, ONDATA DI GELO SU…..

Valore & Valori / Mario Travaglini / 187

Per una serie incomprensibile di coincidenze, in questi giorni mi è tornata alla mente Nada, la magnifica ragazzina che nel 1969, sulla scia dei grandi movimenti di massa, si presentò sul palco di San Remo per sfidare la tradizione melodica nostrana interpretando un brano di rottura che al momento parve “gelare”,  letteralmente, gli ascoltatori sia per le parole che per il ritmo che la musica dava al testo. “… E s’alza il vento…Un vento freddo….Come le foglie, le speranze butta giù … ”. Nel riascoltare questo ritornello non ho resistito alla tentazione di associarlo al gelo meteorologico che ha avvolto il Campidogli nel mentre Trump avanzava con il suo discorso di insediamento, domandandomi se quell’ondata di freddo si sarebbe presto trasferita anche a Wall Street. Ritengo che questo non sia il momento più opportuno per pronunziare condanne o assoluzioni, come purtroppo si sente in Tv e si legge sui giornali. Aspetteremo i fatti e solo dopo quando saranno conclamati diremo la nostra. Oggi quindi faremo un giro di orizzonte semplicemente per esteriorizzare qualche perplessità e qualche timore.

Trump ha dunque prestato giuramento a Capitol Hill, al chiuso, senza la solita folla, come già accaduto con Reagan nel 1985, migliaia di cittadini radunati sui prati lungo il canale del National Mall, in cui si riflette l’obelisco, il Washington Monument, un’immagine essenziale di Epinal, che scandisce ogni giorno la vita politica americana. Avrebbe potuto quindi prendere una penna e firmare immediatamente il suo primo decreto sulla schiena di un senatore o di un membro della Corte Suprema senza enfatizzare le cento cartelle che lo attendevano alla Casa Bianca per i primi provvedimenti di urgenza. Ma tant’è, lo spettacolo vuole anche questo.

Il suo nome è diventato sinonimo della più grande storia di successo  dopo un’emissione di criptovalute che ha visto il suo valore passare da zero a 50 miliardi di dollari nel giro di poche ore, prima di perdere nuovamente il 60%  domenica sera, nello stesso momento in cui è stata annunciata la nuova coin chiamata “Melania”. Si dice che solo il 20% dei token TRUMP sia stato offerto al pubblico  mentre il restante 80% è di proprietà del nuovo presidente, che è diventato – anche dopo il suo dimezzamento di valore- l’uomo più ricco della storia in meno di 48 ore. Ma non è l’unica grande sorpresa di questo fine settimana: la Guardia Nazionale potrebbe invadere Chicago già da lunedì e lanciare un’operazione contro l’immigrazione illegale (che potrebbe causare un numero record di espulsioni). La scelta di Chicago non è casuale perché il suo giovane sindaco, Brandon Johnson, è un convinto difensore dei migranti e sostiene di voler fare della sua città un “santuario” per gli stranieri che vengono a provare a realizzare il sogno americano. I suoi elettori, pero, lo hanno sconfessato dopo aver constatato che i benefici concessi ai migranti (alloggio, trasporti, ecc.) non solo erano molto costosi, ma anche infinitamente superiori agli aiuti di cui potevano beneficiare i “nativi” americani in difficoltà. La popolarità di Brandon Johnson è crollata, al punto che l’elezione di Donald Trump è stata considerata positiva da un numero insolito di elettori in questa roccaforte democratica.

Ma l’ondata di freddo più grande che non solo l’Europa ma l’intero pianeta teme è la firma dei decreti sulle tariffe doganali che ammonterebbero al 25% sulle importazioni da Canada e Messico, al 60% da quelle provenienti dalla Cina (per auto o pezzi di ricambio) e al 10% o al 20% a seconda della categoria per i prodotti provenienti dall’Europa (20% per tutto ciò che riguarda l’automobile, poi il lusso).

Stephen Miran, uno dei consiglieri economici del nuovo presidente, ha spiegato che “le tariffe doganali sono il prezzo da pagare per chi vuole essere protetto dagli Stati Uniti”. Non sappiamo esattamente a cosa corrisponderà questa “protezione” ( Commerciale? Monetaria? Militare? ), ma quel che è certo è che l’aumento dei dazi doganali non ha mai protetto un Paese dall’inflazione, a cominciare da chi li istituisce. Le aspettative di inflazione restano centrali per l’evoluzione dei tassi di interesse, del dollaro e, ovviamente dell’euro.

La volatilità di Bitcoin dall’elezione di Trump sembra essere un buon presagio dell’instabilità che potrebbe prendere piede sul biglietto verde e sulle obbligazioni del Tesoro degli Stati Uniti. Non me lo auguro ma una forte ondata di freddo potrebbe colpire Wall Street molto presto dopo quella sofferta lunedì al Campidoglio. Staremo a vedere.

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