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       LA COMMISSIONE EUROPEA FINALMENTE TAGLIA

Valore & Valori / Mario Travaglini / 182

La Commissione Europea taglia finalmente il budget per le attività di lobbying delle ONG ambientaliste marcando la volontà di ristabilire l’equilibrio nel dibattito pubblico e di riorientare i finanziamenti verso la ricerca e l’istruzione. L’operazione è stata avviata di recente con l’invio di una lettera a tutte le organizzazioni non governative per informarle che il bilancio del programma ambientale dell’UE, noto come LIFE, non può essere utilizzato per scopi di lobbying. Il programma prevede che tra il 2021 e il 2027, ben 5,4 miliardi di euro saranno erogati a organizzazioni ambientali no-profit come WWF, Friends of the Earth o ClientEarth etc, organizzazioni note per le loro richieste di politiche governative restrittive nel campo delle libertà individuali. La particolarità sta nel fatto che nelle lettere si specifica che i sussidi non possono essere utilizzati per influenzare le decisioni politiche dei membri della Commissione europea, tanto che sul sito web del programma LIFE è possibile leggere: “Lo sviluppo e l’attuazione della politica ambientale o climatica dell’UE richiedono un dialogo aperto e ampio con tutte le parti interessate. È importante che le organizzazioni possano prendere parte a questo dialogo, poiché rappresentano la società civile organizzata e hanno una buona comprensione delle preoccupazioni pubbliche in materia di ambiente e cambiamenti climatici. La loro presenza è importante per dare un forte contributo democratico e per controbilanciare gli interessi degli altri attori nell’arena dell’UE. »

Le ONG in questione hanno replicato affermando che privarle del budget destinato alle attività di lobbying avrebbe minato l’obiettivo di migliorare il dibattito pubblico. Ritengo che abbiano torto perché esso non rappresenta la loro vera missione, se ne esiste una, e non hanno il diritto di beneficiare liberamente dei soldi provenienti dai contribuenti di ogni stato  dovendo questi essere destinati esclusivamente al perseguimento della loro attività istituzionale. Ne discende che nella teoria del sostegno governativo alle organizzazioni non profit è importante che le sovvenzioni forniscano i fondi necessari per condurre ricerche mirate come sondaggi, studi e altre attività che possano informare i decisori politici solo quando questi decidessero di utilizzarli. Immaginate, ad esempio, un’associazione ambientalista che studia diversi modi di organizzare il traffico automobilistico in una data città. Ebbene se gli amministratori di quella città ritenessero di chiedere consiglio a questa organizzazione essa, avendo utilizzato i fondi specifici per esercitare la sua attività di osservazione e/o di ricerca, sarebbe nella condizione di fornire l’aiuto richiesto senza interferire nelle politiche di quella amministrazione.  Il freno oggi imposto deriva quindi dal fatto che il modo in cui queste organizzazioni hanno operato in passato è andato ben oltre le loro attribuzioni. Organizzazioni come Friends of the Earth sono in assoluto delle associazioni di ideologi ambientalisti che diffondono false verità sull’innovazione agricola e promuovono politiche particolarmente restrittive. Non c’è nulla di sbagliato nell’essere politici di per sé, ma il modo in cui i cittadini esprimono il loro sostegno ai politici è attraverso il voto o facendo donazioni volontarie a organizzazioni non profit, Assegnando risorse a questi gruppi per fare pressione sui decisori impegnati a risolvere questioni delicate si è rivelato come un modo per alterare in maniera surrettizia l’equilibrio politico.

La controprova la troviamo nel fatto che non c’è stata una sola sovvenzione assegnata alle organizzazioni che sostenevano politicamente il contrario, ossia che non era necessario intraprendere azioni contro il cambiamento climatico, il che significava che la bilancia delle attenzioni e delle conseguenti sovvenzioni pendeva sempre a favore dei gruppi più radicali. Vi siete mai chiesti perché nei dibattiti televisivi e nelle interviste gli analisti sostengono che l’ultimo incontro della COP 29 non è andato affatto bene e che c’è bisogno di un maggiore impegno da parte dei governi? Certamente, organizzazioni come Greenpeace hanno una base di donatori stabile e possono contare sul sostegno di cittadini privati, ma altre sono così poco conosciute che solo con l’aiuto di fondi pubblici riescono ad essere onnipresenti sui media, incontrano costantemente i decisori politici e creano la falsa impressione di un ampio sostegno pubblico a politiche come il Green Deal europeo.

Questa situazione sta finalmente cambiando. Sì, le organizzazioni ambientaliste debbono avere il loro posto nel dibattito pubblico. Ma c’è qualcosa di fondamentalmente sbagliato nel loro comportamento quando  protestano di fronte alla Commissione Europea e si lamentano che, ad esempio, le auto a benzina devono essere vietate rapidamente, dimenticando che sono finanziate dalla stessa Commissione Europea attraverso la quale possono esercitare le loro distorsive azioni lobbistiche.

Abbiamo bisogno in definitiva di un dibattito sobrio sulle politiche pubbliche e di impedire che i soldi dei contribuenti di tutti gli stati europei finiscano nelle tasche dei radicali ai quali, credo, bastino già le sovvenzioni di  Bill Gates, Soros, Getty, Kennedy ed altri.

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