MARIO BENEDETTI poeta uruguayano dell’allegria nella tristezza

Mario Benedetti (1920-2009) è stato un poeta, saggista e romanziere uruguayano che, pur essendo meno noto di Pablo Neruda o Gabriel García Márquez, rappresenta una figura centrale della letteratura sudamericana del Novecento. Figlio di immigrati italiani, nacque a Paso de los Toros e si trasferì da bambino con la famiglia a Montevideo, dove le difficoltà economiche lo costrinsero ad abbandonare presto gli studi, che completò da privatista.

Fin da giovane, Benedetti si immerse nel mondo del lavoro e della scrittura. Lavorò come operaio e, nel 1945, entrò nella redazione del settimanale Marcha, che gli fornì un ambiente fertile per il suo sviluppo intellettuale. L’anno seguente sposò Luz López Alegre, la compagna di una vita. Contemporaneamente, iniziò a pubblicare le sue prime opere, caratterizzate da una concezione della letteratura come strumento di impegno civile e miglioramento umano. La sua scrittura oscillava tra l’estetica rigorosa e un profondo radicamento popolare.

Gli anni Cinquanta e Sessanta furono cruciali per la sua carriera. Collaborò con prestigiose riviste letterarie, insegnò all’università e scrisse alcune delle sue opere più importanti. Tra queste spicca il romanzo La tregua (1960), che divenne il suo lavoro più celebre. Pubblicato in 120 edizioni e tradotto in numerose lingue, La tregua fu adattato per il teatro, il cinema e la televisione. Nel 1974, il film tratto dal romanzo ricevette una nomination agli Oscar come miglior film straniero.

Impegnato politicamente, Benedetti divenne un militante marxista e fu costretto all’esilio nel 1973 a causa del colpo di Stato militare in Uruguay. Durante i dodici anni di esilio, visse in diversi paesi tra cui Argentina, Cuba, Spagna e Francia. Nonostante la distanza dalla sua patria e dalla moglie Luz, Benedetti continuò a scrivere opere che raccontavano la bellezza e le contraddizioni della vita in America Latina, denunciando le ingiustizie della dittatura e celebrando la resilienza umana. La raccolta poetica Cotidianas, pubblicata in questo periodo, contiene la celebre poesia Difesa dell’Allegria, esempio del suo stile che unisce impegno e leggerezza.

Benedetti tornò a Montevideo nel 1986 e riprese la sua attività letteraria, alternando soggiorni in Europa e nelle Americhe. Ricevette numerosi riconoscimenti, tra cui la nomina a cittadino onorario di Montevideo nel 2002. Dopo la morte della moglie nel 2006, Benedetti continuò a scrivere fino alla sua scomparsa nel 2009. Poco prima della morte, pubblicò la sua autobiografia Il diritto all’allegria (2007), una testimonianza della sua vita dedicata alla scrittura, all’amore e all’impegno civile.

BOTTIGLIA DI MARE

Affido questi sei versi alla mia bottiglia nel mare
con il segreto proposito che un giorno
giunga ad una spiaggia quasi deserta
e un bambino la trovi e la stappi
e invece che versi estragga piccole pietre
e aiuti e ammonimenti e lumache.

MOLTO PIù GRAVE

Tutte le istanze della mia vita hanno qualcosa di tuo
e questo in verità non ha niente di straordinario
obbiettivamente lo sappiamo da sempre tutti e due.
Tuttavia c’è qualcosa che vorrei chiarirti,
quando dico tutte le istanze,
non mi riferisco a quanto accade ora,
questo fatto di aspettarti e alleluia trovarti,
e poi mannaggia perderti,
per ritrovarti ancora,
e speriamo mai più.
Non mi riferisco al fatto che all’improvviso dici, mi viene da piangere
ed io con un discreto nodo nella gola, piangi pure.
E che un bel scroscione invisibile ci ripari
ed è forse per quello che appare presto il sole.
Non parlo soltanto del fatto che un giorno dopo l’altro,
si accresce la riserva delle nostre piccole e decisive complicità,
o il fatto che io possa illudermi di riconvertire le mie sconfitte in vittorie,
e che tu mi faccia il tenero dono della tua più recente disperazione.

No.
La cosa è molto più seria di quanto appare.
Quando dico tutte le istanze
voglio dire che oltre quel dolce cataclisma,
stai anche riscrivendo la mia infanzia,
quell’età in cui si dicono cose adulte e solenni
e, solenni, gli adulti le festeggiano,
mentre tu sai invece che tutto ciò non serve.
Voglio dire che stai rimontando la mia adolescenza,
quel tempo in cui ero un vecchio carico di astio,
e tu sai quanto mi costa estrarre da quel guazzo,
il mio germe di gioia e annaffiarlo guardandolo.

Voglio dire che stai scuotendo la mia giovinezza,
quella giara che nessuno prese mai nelle sue mani,
quell’ombra che nessuno accostò mai alla sua ombra,
e che tu invece sai come agitare
fino a farle cascare tutte le foglie secche,
e scoprire il telaio della mia verità senza prodezze.
Voglio dire che stai abbracciando questa mia età matura,
questo miscuglio di stupore e di esperienza,
questo strano confine di angoscia e di nevischio,
questa candela che illumina la fine,
questo dirupo della povera vita.
Come vedi, il problema è più serio.
Ma serio per davvero.
Perché con queste o con altre parole,
voglio dire che non sei soltanto,
quella ragazza così cara a i miei affetti,
ma tutte quelle donne splendide e accorte
che ho amato e amo ancora.

Perché grazie a te ho scoperto,
(dirai, e con ragione, era già ora),
che l’amore è una baia bella e generosa,
che splende e si rabbuia
al passo della vita,
una baia nella quale le navi approdano e ripartono,
arrivano pieni di uccelli e di auguri,
partono tra sirene e nuvoloni.
Una baia bella e generosa,
dove le navi arrivano e se ne vanno.
Ma tu,
per favore,
non te ne andare.