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GUBBIO, LA SCOMPARSA DEI DINOSAURI E LA SESTA ESTINZIONE DI MASSA

 Il Limite /163

di Raniero Regni    

 

Stiamo osservando proprio in questo momento che un’estinzione di massa può essere causata dall’essere umano

Walter Alvarez

Portando all’estinzione altre specie, il genere umano sta recidendo il ramo su cui esso stesso si posa

P. Ehrlich

 

 Fa un certo effetto trovare un riferimento alla propria città, che è famosa per essere una caratteristica città medievale del centro Italia, in un libro che parla di catastrofi naturali. Si tratta di un’importante testo di divulgazione scientifica scritto da Elizabeth Kolbert intitolato La sesta estinzione. Una storia innaturale (2024). Il riferimento è alla Gola del Bottaccione che è diventata un sito di importanza mondiale dopo la scoperta dei geologi Alvarez (Luis, padre e premio Nobel, e Walter, figlio). Infatti nella strada che uscendo da Gubbio, verso nord si arrampica in una stretta gola tra i preappennini, è stata trovata una delle prove decisive dell’ipotesi che a provocare la scomparsa dei dinosauri sia stato un gigantesco meteorite caduto nel golfo del Messico. La Gola del Bottaccione è la gola dell’iridio. Infatti questo raro metallo è stato portato sulla terra proprio da quel meteorite e “camminare oggi su per la gola è come viaggiare, strato dopo strato, attraverso il tempo. nello spazio di qualche centinaio di metri, si può coprire un intervallo di tempo di quasi cento milioni di anni”. Noi umani, abituati al breve tempo delle nostre vite, capaci al massimo e con una certa fatica di immaginare il tempo storico che si misura in centinaia di anni o in qualche millennio, ci troviamo a disagio con il tempo geologico che si misura in milioni di anni. I tempi cosmici sono incredibilmente più grandi di quelli umani e implicano distanze difficili da immaginare. Non più secoli o decenni, ma centinaia di miglia di anni, milioni di anni. Ovvero il lunghissimo passato in cui l’essere umano non c’era ancora e che forse oggi ci spinge ad immaginare un tempo in cui gli esseri umani non ci saranno più. Un tempo non più solo umano e antropocentrico ma un tempo che riguarda la natura e la vita.

Ma torniamo a Gubbio. Alvarez ha trovato lì le prime tracce del meteorite che pose fine al periodo Cretaceo spazzando via tre quarti di tutte le specie esistenti. Infatti negli stari di roccia si trovavano tracce consistenti di foraminiferi, minuscole conchiglie che si sono depositate in quel luogo quando Gubbio si trovava sul fondo di u mare azzurro e cristallino. Ma subito sopra si trovava uno staro di argilla dello spessore di poco più di un centimetro il quale risultava invece del tutto privo di foraminiferi. Un giorno qualsiasi di circa sessantacinque milioni di anni fa, un asteroide di circa dieci chilometri di diametro entrò in collisione con il nostro pianeta. Dopo l’esplosione il giorno divenne notte e le temperature precipitarono. Il risultato fu un’estinzione di massa. Sulla terraferma ogni animale di dimensioni superiori a quelle di un gatto sembra che sia scomparso.

Da questa scoperta di Alvarez si è cominciato a studiare la storia del nostro pianeta attraverso il concetto di estinzione, che prima non rientrava nel novero delle ipotesi scientifiche. La vita impiegò milioni di anni per recuperare il pregresso livello di diversità. Ma quella non era la sola estinzione, ne sono esistite almeno altre quattro le cui cause non sono legate ad un evento catastrofico ma a mutamenti più lenti come la glaciazione o l’acidificazione dei mari. Non esiste una teoria generale dell’estinzione ma quel che è certo che siamo entrati in un’epoca nuova, l’Antropocene, in cui è l’azione dei Sapiens la causa del cambiamento climatico e della riduzione drastica della biodiversità negli ultimi duecento anni. “Nei prossimi secoli l’acidificazione degli oceani potrebbe essere superiore a quella degli ultimi trecento milioni di anni”, riporta la Kolbert. Il reef, la grande barriera corallina è molto probabile che sarà il primo ecosistema che nell’era moderna raggiungerà l’estinzione. Nella barriera trascorrono una parte della loro esistenza 9 milioni di specie viventi. Poi toccherà alla foresta primaria amazzonica, nella quale esistono, ad esempio, più di due milioni di specie di insetti. Questi si stanno estinguendo alla velocità di 5.000 specie ogni anno, una specie ogni cento minuti.

Durante il corso della vita di una specie, e siamo nell’ordine di un milione di anni, i cambiamenti climatici giocano un ruolo importante. E, visto che l’odierno riscaldamento globale ha luogo con una velocità che è dieci volte superiore a quella della fine dell’ultima glaciazione, la sesta estinzione di massa sarà molto veloce. Un altro esempio è costituito dalla diffusione delle specie invasive. Per bloccare questa diffusione dovremmo porre termine ai viaggi intercontinentali e al commercio globale. Per questo, “modificare il corso dell’attuale estinzione richiederebbe cambiamenti paragonabili a quelli dell’Antropocene”.

Il libro della Kolbert è affascinante e terribile. Ricco di dati e scritto con un linguaggio comprensibilissimo, mette però gli umani di fronte ad uno scenario catastrofico. Verso la fine, la studiosa rivolge una domanda ad un grande entomologo, “sotto certi aspetti è molto più ottimista di me: ‘Risolveremo questa crisi climatica’, mi ha detto. ‘Decarbonizzeremo’. Poi, però, ha aggiunto: ‘Sarà troppo tardi per molti degli organismi che amo’”.

Torniamo per la conclusione a Gubbio. Nella mia città è stato realizzato un museo dei dinosauri e sono stati collocati diversi esemplari di dinosauri a grandezza naturale nei pressi del museo. Numerosi progetti didattici animano l’attività del museo e sono rivolti alle scolaresche che arrivano numerose da tutta Italia. Mi domando se, oltre al fascino che il mondo di “Jurassic Park” esercita su bambini e ragazzi di tutto il mondo, non sia utile fare di questo interesse un mezzo per sviluppare una coscienza ecologica, una sensibilità naturalistica nelle giovani generazioni, anche attraverso il fascino misterioso del mondo perduto dei dinosauri. La conoscenza della quinta estinzione di massa che spazzò via quei giganteschi abitanti del pianeta può forse così contribuire ad evitare la sesta estinzione. Una coscienza ecologica che possa sostenere un’azione per la protezione della natura che poi è la protezione della nostra stessa casa e della nostra possibilità di sopravvivenza. Fondata sulla consapevolezza che, “portando all’estinzione altre specie, il genere umano sta recidendo il ramo su cui esso stesso si posa”.

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