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POSTURA PODOLOGICA NELLA DANZA CLASSICA: ASPETTI CHINESIOLOGICI SPECIFICI

Benessere / 163

di Giuseppe Mazzocco  

   Il lavoro mette il piede sotto una grossa lente d’ingrandimento e lo presenta nella postura e nei dinamismi abituali della danza classica, per una lettura “chinesiologica” degli appoggi.

   Dopo aver riportato i rapporti anatomici (articolari e miologici) del piede e della gamba, l’Autrice “legge” la postura verticale della danza rispetto al poligono podologico, facendone l’analisi attraverso il rilievo degli assi e dei piani.

   Questo per introdurre l’educazione al contatto piede-suolo, coordinato al baricentro ed all’equilibrio posturale.

   Il soggetto che danza vivifica il gesto facendo “parlare” i piedi, che non hanno solo funzione d’appoggio o di spinta, ma si coordinano con tutto il corpo in movimento, per realizzare la massima intensità espressiva e gestuale.

   Il piede fa parte del “coro” espressivo somatico; deve avere la stessa eleganza della mano e la delicatezza del sorriso; deve essere leggero come l’ala nelle fasi di volo e potente come un artiglio negli atterraggi.

   Deve possedere la rapida sicurezza di un radar, quando ricerca il terreno per costruire il miglior appoggio, e la potenza esplosiva di una molla compressa, quando deve realizzare una spinta.

   La danza, che organizza il gesto secondo canoni di coordinata motricità e su qualunque canovaccio musicale, affida al piede la trasformazione d’ogni forma d’equilibrio e ne pretende un risultato elegante.

   Il corpo si muove per rappresentare messaggi, perciò deve avere il controllo completo di tutte le sue parti; il piede ha, così, sotto quest’accorta regia, un doppio compito: biomeccanico (nell’appoggio statico e nella spinta dinamica) ed espressivo (nella rifinitura estetica del gesto).

   La preparazione del “linguaggio” gestuale, allora, per le difficoltà che l’apprendimento dello stesso comporta, prevede un’essenziale fase di “vocalizzo” propedeutico: momenti preparatori d’alfabetizzazione dinamica, nei quali si allenano le singole strutture a esprimere compiutamente una gestualità che risulti fortemente equilibrata, dal punto di fisico, e pienamente espressiva, dal punto di vista gestuale.

   Il piede si esercita memorizzando, prima, l’alfabeto iniziale delle posture della danza; compone, successivamente, delle “frasi” motorie, per arrivare (dopo impegnativi periodi di studio) a realizzare la base coordinata ed equilibrata per ogni tipo di virtuosismo gestuale.

   Il lavoro in esame riporta i “condizionamenti” che il piede deve “subire” per fare danza classica; analizza gli aspetti osteo-articolari ed esamina i singoli movimenti, dal punto di vista dei contatti col suolo, dell’equilibrio statico-dinamico e della coordinazione neuro-muscolare.

   L’appoggio del piede nella danza deve essere pienamente onnigrado (plantigrado, digitigrado ed unguligrado) e, per possedere con completezza questa possibilità, ha necessità di “condizionare” gli aspetti abituali dell’appoggio fisiologico, dando responsabilità ad alcune sue parti per assumere condizioni statico-dinamiche per le quali non sono, spontaneamente, “votate”.

   L’appoggio unguligrado sulle punte (con lo scarico di tutto il peso su una parte delle dita che, abitualmente non subisce carichi di nessun tipo) non è immediato e può essere assunto solo dopo una precisa preparazione.

   Ecco, allora, come il piede si debba allenare a vivere posizioni “strane” che, però, sono di base per le posture e le gestualità tecniche della danza stessa: apertura massiccia dell’angolo tibio-tarsico della flesso-estensione; perfetto controllo assiale (per non subire traumi articolari) delle ossa del tarso, metatarso e falangi; equilibrata sicurezza, in tutte le posizioni d’appoggio, che deve essere “trasmessa” al ginocchio ed all’anca.

   Il condizionamento “inventa”, per esempio, un appoggio bi-podalico in esagerato valgismo (talloni uniti e punte aperte a 180°) con la completa chiusura dell’angolo della caviglia: nella vita di relazione non è posizione spontanea, ma nella danza è obbligatoria postura di base.

   L’Autrice propone un chiaro atlante iconografico, nel quale “ferma” alcuni passaggi che il piede realizza quando (nel rispetto dei canoni della danza) cerca un gesto elegante, coordinato e potente.

   La prima posizione plantigrada prevede l’appoggio dei due piedi aperti a 180° e con i talloni a contatto, la seconda varia solo nella distanza dei due talloni, mentre la terza impone, sempre nel rispetto dei 180° di apertura, l’accavallamento ed il contatto dei due piedi nelle facce mediale e laterale.

   Gli appoggi digitigradi delle “mezze punte” e quelli unguligradi delle “punte” impongono le stesse posizioni: talloni a contatto, talloni distanziati e talloni accavallati, sempre con gli assi dei piedi aperti a 180°.

   Il piede mantiene analoghe posizioni nel “demi plié” e nel “grand plié” quando, in pratica, il ginocchio è chiamato fortemente in causa e si coordina con il lavoro del piede stesso.

   Il lavoro in esame non lascia dubbi sul “come” il piede debba rapportarsi col terreno e, attraverso il ginocchio, con l’articolazione dell’anca e le varie posture del rachide.

   Un completo atlante iconografico, in bianco e nero, rende più vero il pesante lavoro che si fa sulle “polverose tavole” di un palcoscenico per la danza classica, espressa in “punta di piedi”.

Premio Nazionale ANATRIPSIS – Le culture manipolative, le scienze motorie e le aree pertinenti fra storia, metodologie applicative ed aspetti professionali – Edizione 1998.

 

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