| BUONA DOMENICA DI PASQUA E BUONA SETTIMANA AI LETTORI DI “CENTRALMENTE” LA RIVISTA DELLA DOMENICA
a nome di tutti gli autori Il Direttore Pierluigi Palmieri |
Editoriale /54
Così la scuola muore: Le armi spuntate della “Minerva” contro bulli e maestre fuori di testa
di Pierluigi Palmieri


L’ambiente scolastico è esattamente il luogo deputato a cogliere questi aspetti nel comportamento , individuale e in gruppo,dei ragazzi ed è tenuto ad offrire le opportunità più adeguate alla conquista del necessario equilibrio psicofisico. Nel precedente intervento ho provato a mettere in evidenza i motivi che sono alla base delle carenze che affliggono il nostro sistema scolastico a livello organizzativo e di professionalità.Oggi aggiungo la critica all’atteggiamento dei responsabili sindacali con in testa il Presidente dell’Associazione Presidi che in Tv ha provato a giustificare il comportamento omissivo di alcuni Dirigenti. La statistica ci dice che quando in una scuola accadono episodi che vanno oltre la “normale amministrazione”, scatta, in automatico un meccanismo di “blindatura” che tende a nascondere la verità, fino a negare l’evidenza. Questo processo, con il Dirigente Scolastico che si nasconde dietro “la difesa del buon nome della scuola” , coinvolge, in un inevitabile effetto domino, tutto il personale scolastico e finisce per assumere quasi sempre i contorni dell’omertà. Un atteggiamento inconcepibile là dove a farla da padrona dovrebbe essere invece l’educazione alla lealtà e alla trasparenza. Ribadisco che per gli insegnanti è doverosa la segnalazione di comportamenti “anomali” da parte di colleghi di lavoro, mentre il Dirigente di fronte a violazione delle norme comportamentali del personale scolastico. Deve intervenire con una contestazione degli addebiti e assegnare all’accusato i termini per presentare le proprie giustificazioni, per poi decidere di irrogare una eventuale sanzione disciplinare, coinvolgendo l’apposito Ufficio superiore competente. Questa sarebbe la prassi, che in genere i Dirigenti, purtroppo, si limitano ad applicare alle “mancanze” più lievi, come assenze non giustificate nei tempi previsti, ritardi nella consegna di documenti e altre inadempienze burocratiche. A nessuno sfugge la gravità dell’atteggiamento “omertoso” di cui stiamo parlando, ma ancora più preoccupanti sono le cause che ne stanno a monte. Tornano quindi ad emergere i problemi relativi alla formazione e alla selezione del personale che incancreniscono la scuola ormai da anni. La scuola tradisce se stessa se agli adolescenti la secondaria non offre una sponda sicura su cui far approdare le incertezze e le esuberanze dell’adolescenza.
E’ ancora vivo e vegeto il reclutamento dei docenti attraverso il cosiddetto doppio canale (graduatorie “permanenti” e concorso) che avrebbe dovuto porre fine al precariato e dare avvio all’assunzione solo attraverso il concorso a cattedre. Si sale ancora in cattedra con titoli di studio conseguiti senza aver seguito corsi dedicati alla didattica delle discipline e all’approfondimento della psicologia dell’età evolutiva. Nei concorsi a cattedre, si propinano quesiti astrusi che poco o nulla hanno a che vedere con le scienze dell’educazione, e soprattutto con l’accertamento delle attitudini all’insegnamento. Si può accedere alla Dirigenza scolastica dopo aver prestato cinque anni di servizio, trascinandosi dietro le carenze di cui sopra. Di volta in volta, i ministri che si sono dati il cambio per decenni al Palazzo della “Minerva” in Viale Trastevere si sono vantati di aver assorbito negli organici un numero di precari sempre superiore rispetto al predecessore, ma la demagogica assenza di sbarramenti ha spuntato le loro armi contro l’incompetenza. Così ci siamo ritrovati a scoprire maestre, compresa l’insegnante di sostegno, che gioiscono per l’assenza del bambino autistico, ribattezzandolo “Ansia” e auspicando che ritorni miracolato; scopriamo che la Preside ignorava che l’insegnante che ha invitato i bambini a “mandare all’inferno” i compagni di classe era stata sottoposta più di una volta a Trattamento Sanitario Obbligatorio; infine apprendiamo che la ragazza pestata a sangue mentre riceveva insulti razzisti, era rimasta rinchiusa in un’aula, priva di soccorso, per oltre mezz’ora. Ha poi dichiarato: “Dopo l’ultimo calcio in faccia ero svenuta e mi sono risvegliata urlando… Ero convinta che sarei morta

