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LA SEMPLICITÀ RADICALE DI VIVIAN LAMARQUE: LINGUAGGIO, IDENTITÀ E “GENTILE RESISTENZA” NELLA POESIA CONTEMPORANEA

Poesia  e Letteratura / Roberto Puzzu / 242

Inserire la poesia di Vivian Lamarque nel contesto della contemporaneità significa riconoscerne la posizione eccentrica rispetto alle principali linee di sviluppo della lirica italiana tra fine Novecento e XXI secolo. In un panorama segnato, da un lato, da esiti di sperimentalismo linguistico e, dall’altro, da un ritorno a forme di realismo prosastico e narrativo, Lamarque elabora una terza via: una scrittura che si presenta come elementare e accessibile, ma che in realtà sovverte le gerarchie tradizionali tra semplicità e profondità.

L’elemento più immediatamente riconoscibile nella poesia lamarquiana è l’uso di un linguaggio piano, quasi colloquiale, che richiama la struttura della filastrocca o della cantilena. Tuttavia, tale semplicità è tutt’altro che ingenua: si tratta piuttosto di una scelta consapevole, che mira a creare un effetto di prossimità emotiva con il lettore. La linearità sintattica e la musicalità lieve funzionano come una sorta di “maschera”, dietro cui si articolano temi esistenziali di grande portata, quali la morte, la perdita e la vulnerabilità dell’io.

Un tratto distintivo della voce poetica lamarquiana è la presenza di una sottile autoironia, che attenua il rischio di patetismo e introduce una dimensione di leggerezza riflessiva. Tale ironia non si configura mai come distacco cinico, bensì come forma di consapevolezza: un modo per guardare alla propria fragilità senza esserne sopraffatti.

In questo contesto si inserisce la nozione di “Gentilèssa”, termine coniato dall’autrice per indicare una disposizione etica ed estetica insieme. La Gentilèssa rappresenta una forma di resistenza morale non aggressiva, una modalità di stare al mondo che privilegia la delicatezza e l’ascolto rispetto alla violenza e alla sopraffazione. La poesia diventa così un gesto di cura: cura di sé e degli altri, ma anche cura del linguaggio, inteso come spazio di relazione e di trasformazione.

L’influenza dell’analisi junghiana è evidente in questa concezione terapeutica della scrittura. La parola poetica assume una funzione quasi archetipica, permettendo l’emersione di contenuti inconsci e favorendo un processo di integrazione psichica. La ripetizione, la musicalità e le immagini ricorrenti possono essere interpretate come strumenti di elaborazione simbolica, attraverso cui il soggetto tenta di dare forma e senso alle proprie esperienze più profonde.

A differenza di autori che puntano sull’opacità del linguaggio, Lamarque costruisce una trasparenza solo apparente, in cui il significato non è mai completamente esaurito dalla superficie testuale. Dal punto di vista stilistico, la poesia lamarquiana si caratterizza per alcuni elementi ricorrenti:Il testo poetico sembra rivolgersi direttamente a un interlocutore, spesso implicito, creando un effetto di intimità. La semplicità lessicale diventa così uno strumento di esattezza, non di impoverimento.

Nel contesto contemporaneo, spesso attraversato da tensioni identitarie e da una riflessione sul sé frammentato, la poesia di Lamarque si inserisce come una forma di esplorazione intima e non ideologica dell’identità. La sua esperienza biografica — in particolare il tema dell’adozione, centrale in Madre d’inverno — diventa materia poetica senza mai trasformarsi in narrazione esplicita o confessione diretta.

Un ulteriore tratto distintivo è la già menzionata “Gentilèssa”, che può essere letta, in chiave contemporanea, come una risposta etica alla durezza del presente. In un’epoca segnata da linguaggi aggressivi e polarizzati, Lamarque propone una scrittura che resiste senza alzare la voce: una forma di opposizione che si affida alla delicatezza, alla cura e all’attenzione per l’altro.

La collocazione di Lamarque nella contemporaneità può essere definita liminare: la sua poesia si situa su una soglia, tra infanzia e maturità, tra leggerezza e dolore, tra oralità e riflessione. Questa posizione le consente di dialogare con diverse tradizioni senza aderire completamente a nessuna, configurando una voce unica nel panorama attuale.

La sua opera dimostra inoltre come, nella poesia contemporanea, la semplicità possa ancora essere una forma di radicalità: non come regressione, ma come scelta consapevole di essenzialità, capace di restituire alla parola poetica una funzione primaria di relazione, conoscenza e cura.

POESIA ILLEGITTIMA
Quella sera che ho fatto l’amore
mentale con te
non sono stata prudente
dopo un po’ mi si è gonfiata la mente
sappi che due notti fa
con dolorose doglie
mi è nata una poesia illegittimamente
porterà solo il mio nome
ma ha la tua aria straniera ti somiglia
mentre non sospetti niente di niente
sappi che ti è nata una figlia.

IL PRIMO MIO AMORE
Il primo mio amore il primo mio amore
erano due.
Perché lui aveva un gemello
e io amavo anche quello.
Il primo mio amore erano due uguali
ma uno più allegro dell’altro
e l’altro più serio a guardarmi
vicina al fratello.
Alla finestra di sera stavo sempre con quello
ma il primo mio amore il primo mio amore
erano due: lui e suo fratello gemello.

IL SIGNORE DI FRONTE
Era un signore seduto di fronte a una signora seduta di fronte a lui.
Alla loro destra/sinistra c’era una finestra, alla loro sinistra/destra c’era una porta.
Non c’erano specchi, eppure in quella stanza, profondamente, ci si specchiava.

IL SIGNORE ANDATO VIA
Era un signore andato via.
A lei qui rimasta tantissimo mancava.
La traccia da lui lasciata segnava ovunque
intorno a lei l’aria.
Come un quadro spostato
per sempre segna la parete.

CUCCHIAINI
A tavola
per non parlare da sola
ha parlato con le sue posate
per tutta l’infanzia
per tutta l’adolescenza
con la signora forchetta
e suo marito il coltello
per tutti i pranzi
e tutte le cene
poi è diventata grande
non ha più parlato all’acciaio inossidabile
QUASI più è tornata nel cassetto
dei feroci bambini
cucchiaini.

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