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ANALISI TELEMETRICA DI SUPERFICIE IN AMBITO SCOLASTICO

Benessere /G. Mazzocco/180

Analisi Telemetrica di Superficie in ambito scolastico: osservazioni e rilevazioni (*)

Materiali e metodi

      Dopo aver allestito la postazione di osservazione, si sceglie, nella scuola che ci ospita, il punto di posizionamento del soggetto in esame, considerando i fattori di illuminazione e di sfondo. Le immagini devono risultare il più possibile prive di elementi di disturbo, quali riverberi, ombreggiature, oggetti non rilevanti ai fini dell’analisi.

   Si individua la parete che possa fungere da sfondo neutro e l’orientamento più idoneo per una rilevazione quanto migliore possibile.

   La documentazione ottenuta per ciascun soggetto consta di una scheda anagrafica ed un test strumentale della postura.

   Ogni scheda anagrafica raccoglie informazioni utili al riconoscimento del soggetto e l’annotazione del peso e dell’altezza, per calcolare l’indice di massa corporea. Le schede sono inserite su supporto informatico.

   Il test strumentale della postura non è invasivo (telecamera digitale, Analizzatore Telemetrico di Superficie ed un computer) e permette di avere delle immagini, per delle misurazioni con la precisione del decimo di millimetro, per un pattern di dodici fotoposture, prese ad una distanza di sette metri ed assunte su due piani: il frontale ed il sagittale.

   Le dodici posizioni che costituiscono lo schema strutturale dei test dell’ATS posturale sono: piano frontale anteriore, braccia in alto, flessione del busto in avanti. Piano sagittale laterale, braccia avanti, braccia in alto, test della flessione, test dell’inclinazione. Piano frontale posteriore, braccia in alto, bending destro, bending sinistro.

   Sul piano frontale sono stati scelti i seguenti punti di repere: anteriormente la linea biacromiale, i rapporti mammillari, i triangoli della taglia, la lunghezza degli arti superiori, le creste iliache, le rotule ed i malleoli esterni; posteriormente, l’appiombo tra le apofisi spinose, gli angoli delle scapole, i triangoli della taglia, le pieghe poplitee e le linee di Helbing.

   La posizione con braccia in alto permette di evidenziare, su entrambi i piani presi in considerazione, l’eventuale presenza di anchilosi scapolo-omerale, la presenza. Cioè, di una rigidità mio-articolare che impedisce all’enartrosi di raggiungere il grado 0.

   La flessione del busto in avanti permette di rendere visibili le gibbosità presenti, ossia le possibili rotazioni vertebrali, segni patognomonici di una scoliosi in atto.

   Sul piano sagittale sono stati analizzati altri punti di repere, quali l’appiombo del capo e delle braccia, la possibile presenza di scapole alate, nonché la posizione assunta dal bacino, con conseguente attenzione all’eventuale verificarsi di iperlordosi lombare.

   La posizione laterale con le braccia avanti permette di fornire ulteriori informazioni riguardo alla linearità tra scapola, gomito e polso.

   I test richiesti di flessione e di inclinazione del busto avanti servono, rispettivamente, a valutare la tipologia di lordosi, di cifosi e la loro deviazione paramorfica.

      Con il test della flessione in avanti si riesce a distinguere una lordosi rigida, una mobile ed una invertibile. L’immagine che ritrae la posizione del rachide lombare, nell’espressione voluta dal test, certifica la sua rigidità (in flessione non subisce nessuna variazione e la curvatura lordotica resta invariata) o la normalità articolare (in flessione appare una curvatura che continua con quella della cifosi toracica) o l’inversione di curva (il movimento produce a livello lombare una eccessiva cifotizzazione del tratto stesso, in presenza di una scarsissima mobilità coxo-femorale.

   Con il test dell’inclinazione in avanti si valuta la scioltezza articolare del rachide dorsale ed il tono muscolare degli erettori del busto. La cifosi può apparire flessibile (nel caso in cui scompare con il movimento di raddrizzamento rachideo imposto dall’inclinazione) o rigida (quando resta in tutta la sua curvatura, impedendo la figura dell’inclinazione).

   Con le ultime due immagini acquisite per ciascun soggetto, il bending destro e sinistro, è possibile evidenziare il grado di mobilità del bacino e la possibile tendenza a ruotarlo.

   Si è stilato, per ciascun soggetto, un protocollo esplicativo degli squilibri evidenziati, riportando, tra i tanti dati, soprattutto i minus dei punti di repere simmetrici in posizione ortostatica, il basculamento del bacino, le differenze dei triangoli della taglia, i gibbi costali, l’eterometria degli arti inferiori, il diverso posizionamento di quelli superiori, gli strapiombi della settima vertebra cervicale rispetto alla linea interglutea ed alla distanza bimalleolare interna e l’appiombo delle linee di Helbing

(*) Anna D’Antoni – Università degli studi di Padova – Facoltà di Medicina e Chirurgia – Corso di Laurea in Scienze Motorie.

 

 

 

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