Home Editoriali “Houston, abbiamo un problema”: IL BRUTTO, LA BELLA E…L’AGGRESSIVO

“Houston, abbiamo un problema”: IL BRUTTO, LA BELLA E…L’AGGRESSIVO

Editoriale /PIERLUIGI PALMIERI/175

 

« Questo è un piccolo passo per l’uomo, ma un passo da gigante per l’umanità »

Neil Amstrong 21 luglio 1969

 

. “Houston, abbiamo un problema”. Questa  frase risale al 1970 e si riferisce al messaggio lanciato dall’astronauta Jack Swigert che si trovava a bordo dell’Apollo13 in orbita verso la Luna. Fu ribadita pochi secondi dopo dal comandante Jim Lovell,   quando dalla base americana risposero “This is Houston. Say again, please (“Qui Houston, ripetere prego”).

Con questa storica segnalazione I due pionieri dello spazio intendevano comunicare un’avaria al sistema di navigazione, che nove mesi prima aveva funzionato alla perfezione sull’Apollo 11per portare sulla Luna Amstrong & Co..

 Dalla base di Cape Canaveral, sulla Terra, riuscirono a trasformare in una “scialuppa di salvataggio”  il modulo che avrebbe dovuto portare i tre della tredicesima missione Apollo ad atterrare sul nostro satellite naturale. I tre tornarono sani e salvi sulla terra grazie a una tecnologia che gli americani custodirono gelosamente per anni. Negli anni però è proliferata   nella progettazione di auto, moto,  aerei, fino ai droni usati purtroppo anche a fini bellici. Ma lo sviluppo e la diffusione a livello globale della  tecnologia della comunicazione  ha assunto oggi una dimensione tale da costituire essa stessa un problema. Tablet, computer e cellulari si sono trasformati da emblemi di progresso a fattori di involuzione del profilo umano. E’ sulla bocca di tutti la condanna dell’uso spropositato di questi strumenti che condizionano la quotidianità di tutti noi.  Con la loro pseudo-velocità e le “spiate” dei cosiddetti Cookie , ci trattengono con assillanti proposte di ”approfondimenti della superficialità” .

Di fatto i tanti “ti potrebbe interessare anche questo” sono dei rallentatori, forzati e, quel che è più grave, obbligatori. Rubano letteralmente tempo prezioso alle relazioni interpersonali. La cronaca, purtroppo nera, ci riserva pressoché quotidianamente quali sono i frutti di questa prassi,  Non più tardi di ieri arriva da Napoli una notizia “fotocopia” di quella che neanche un anno fa aveva visto Francesco Pio Maimone cadere sotto i colpi di pistola per aver difeso un suo compagno aggredito da un coetaneo a cui aveva pestato casualmente un piede. Questa volta è toccato a Santo Romano, 19 anni, che aveva semplicemente detto all’assassino di chiuderla lì perché  il suo amico ( “reo” di avergli pestato il piede) gli aveva chiesto scusa.

E proprio in tema di condizionamenti da tecnologia tre settimane fa a Rozzano, nel milanese, Manuel Mastropasqua è stato ucciso  con una coltellata da un diciannovenne a che aveva respinto mentre  gli stava rubando le cuffie (valore 20 euro),

La  delinquenza minorile domina  tristemente nelle prime pagine dei quotidiani   televisivi (lasciamo da parte solo per un attimo il dramma dei femminicidi e la “caduta dal balcone” della tredicenne di Piacenza) e dei notiziari, e il  bullismo fa tragicamente notizia  perché Leonardo, adolescente educato e studioso, esasperato esplode un colpo di pistola contro se stesso. Il tragico caso di Leo ha dato la stura a tutta una serie di servizi televisivi che hanno visto al centro del dibattito la madre che, distrutta dal dolore,  ha rivelato che il ragazzo in passato non era riuscito a riferirle tutte le violenze verbali che gli erano state inferte da un compagno.  Glielo impediva la sua delicatezza: troppo pesanti per poterle ripeterle davanti alla mamma. Poi tre giorni prima della tragedia aveva riferito di aver pressoché risolto perché con il suo torturatore erano arrivati a…” una stretta di mano”. Tragica iIllusione!.

Seguitiamo a parlarne ( mentre scrivo la mamma di Leo è a Domenica in) ed è giusto che sia cosi, ma nei dibattiti  serpeggia l’impotenza, Le argomentazioni di psicologi, intellettuali e opinionisti fotografano la situazione, ma le  proposte risolutive appaiono lontane anni luce. Il giorno di Ognissanti nel salotto Rai di “La volta buona” di fronte alle testimonianze di Francesca Testasecca e di Raffaele  Casperi ho avuto la sensazione che gli ospiti, che pure hanno espresso chiare idee sulle cause del fenomeno non abbiano saputo a quale santo votarsi per proporre soluzioni per la gestione di questa vera e propria tara del nostro sistema sociale.

La Testasecca e il coraggioso, Raffaele, nato con una malattia che gli aveva deformato il volto, per motivi opposti vittime di bullismo sin dalle scuole medie, hanno offerto  più di uno spunto alla discussione, come pure la  corpulenta cantante napoletana BigMama, Raffaele che da bambino ha dovuto sottoporsi a numerosi interventi correttivi al mento, alle mascelle e all’orecchio destro, ha riferito che oltre che dai suoi compagni di classe anche qualche adulto aveva infierito su di lui (“Tu non hai bisogno della maschera” l’aveva apostrofato in occasione di un Carnevale il  padre di un suo compagno di scuola). Francesca, che non a caso sarebbe poi diventata Miss Italia, aveva sviluppato precocemente i suo caratteri femminili e il corteggiamento dei compagni  maschi aveva suscitato l’invidia delle coetanee. Veniva isolata e le scrivevano insulti e offese sul suo banco. Conseguenze? un malessere diffuso, le nausee, il mal di pancia fino ai ricoveri ospedalieri. Era arrivata a fasscirsi il seno per nasconderlo e a praticare sport “mascolini”.

Inevitabile la chiamata in causa della Scuola e, da parte di BigMama, il dito puntato su un professore  (“ non andrai mai alla Bocconi, perché di bocconi ne hai abbastanza!”)  .  Le considerazioni dello scrittore Andrea Di Consoli, dell’opinionista e ex modella Elena Santarelli e della psicologa Daniela Chieppo, hanno ruotato tutte sul ruolo della tecnologia applicata ai social da cui, in primis,  sono condizionati gli adulti con riflessi pesanti sul tempo dedicato al confronto con i figli. Genitori distratti o peggio ancora violenti trasmettono questi caratteri ai figli. L’aggressività adolescenziale che andrebbe controllata e corretta in sede familiare trova sfogo nel luogo meno adatto deputato alla socievolezza alla sensibilità e all’empatia.

De Consoli ha anche parlato di  “violenza in giacca e cravatta” stigmatizzando il modo con cui ai nostri giorni si porta  avanti il dibattito culturale e il confronto politico. Il bullismo è figlio della malattia del successo e del “leaderismo.”

Questa in estrema sintesi la diagnosi, La psicologa  propone  di guardare negli occhi  tutti i ragazzi, per scoprire che anche i bulli in fondo soffrono di una particolare depressione. Ma questa è una diagnosi nella diagnosi. Cosa fare? Dobbiamo forse chiedere agli scienziati di Cape Canaveral di inventare una ”scialuppa di salvataggio” tecnologica dove far salire i valori che sono alla base della convivenza umana e salvarli con un esaltante ritorno sulla Terra?  Che diamine ci sarà una tecnologia dei valori! Magari per dare una bella ripulita  ai social. e una svegliata alle coscienze ed inventare un modo per  evitare  di usare i telefonini mentre si sta a tavola o tra i banchi di scuola.. Sennò addio al  “passo da gigante” di Armstrong di cui all’incipit di questo editoriale.

Eh si.  . “Houston, abbiamo un problema”.

NOTE:
  • RAFFAELE CAPPERI HA SCRITTO UN LIBRO SULLA SUA AVVENTURA ADOLESCENZIALE : “Brutto e cattivo”- Storia di un ragazzo che ha visto la vera faccia del mondo- (DeA, 2021)
  • ELENA SANTARELLI HA SCRITTO , Una mamma lo sa, (Edizioni Piemme, 2019,)e Quando una mamma non lo sa, (Edizioni Piemme, 2021,

 

 

 

 

 

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