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Il ginocchio nel rugby (seconda parte)

Benessere / 165

di Giuseppe Mazzocco  

      Dopo la descrizione dell’intervento, l’Autore descrive dettagliatamente le varie fasi della riabilitazione che vede, in primo piano, l’utilizzo del mezzo acqueo e di vari esercizi di recupero dell’equilibrio posturale, con un breve “passaggio” descrittivo concesso ad un tipo di tutore ortopedico, usato nella fase della post immobilizzazione, come protezione articolare nei primi momenti della ripresa funzionale.

   Molto dettagliata appare la descrizione dei piani di lavoro in piscina, con l’obiettivo preciso di sbloccare l’articolazione e di iniziare la tonificazione del sistema cinetico specifico. Il lavoro in acqua è un prezioso momento di ripresa funzionale, garantendo al soggetto posture “alleggerite” dal galleggiamento e la preziosa condizione del calore dell’acqua riscaldata: due “momenti” della riabilitazione che predispongono e realizzano le migliori condizioni per il prosieguo del lavoro di recupero.

   In acqua sono usati, oltre alle precise posizioni di partenza, degli attrezzi facilitanti i movimenti o determinanti delle razionali opposizioni, per lavori contro resistenza, fra i quali: scivoli, piani inclinati, tavolette, rulli, ecc. Oltre alla piscina, per il percorso riabilitativo, viene usata una vasca con pareti trasparenti e riempita di acqua a temperatura controllata, che permette la guida tecnica che i movimenti di recupero devono avere.

   Diventa essenziale questo passaggio in vasca didattica perché agevola il controllo delle gestualità, delle posture di partenza e d’arrivo, il numero delle ripetizioni, la velocità esecutiva dei movimenti e, didatticamente, facilita l’incoraggiamento all’azione, nei momenti di affaticamento particolare. Per questo, per il pericoloso momento del “ci rinuncio”, risulta importante il momento didattico che crea una preziosa empatia nel percorso di recupero psico-fisico: avere una vicinanza umana che aiuti a superare lo stress algico è fondamentale per andare avanti.

   Questi momenti di cedimento fisico e di abbandono psicologico sono tipici dei percorsi di riabilitazione ed il lavoro in acqua, in vasca trasparente e con il terapista a “portata di mano” che incoraggia e guida, permette al soggetto di superare gli ostacoli tipici di un recupero che sfiora sempre la soglia del dolore, avvicinandosi moltissimo al limite delle articolarità.

   Alla fine del movimento in acqua, in vasca trasparente, segue una precisa tabella d’“allenamento” a secco, in palestra, con un programma chinesiologico che prevede il completo recupero della mobilità articolare e precisi carichi per il potenziamento muscolare di tutta la gestualità del ginocchio.

   La riabilitazione prevede anche dei momenti di benessere, realizzati con massaggi decontratturanti (di tipo muscolare, flebologico e riflesso), ed altri di fisioterapia strumentale antalgica e stimolante, in sintonia con interventi chinesiologici di rialfabetizzazione dei movimenti di base del passo, della corsa e dei salti.

   Durante la fase centrale della rieducazione, l’Autore considera la futura ripresa dell’attività agonistica, preoccupandosi d’impostare adeguati stimoli per svegliare le motivazioni di tipo sportivo.

   In palestra, quando il soggetto in trattamento mostra chiari segni di tenuta dinamica, si predispongono percorsi con capovolte, scontri sui materassi, salti e rotolamenti, per riabituare l’apparato locomotore a gestualità più “rudi”, che non la semplice attività fisica.

   La prima partita, fatta a circa un anno e mezzo dall’infortunio, riconsegna l’atleta allo sport agonistico, con la pienezza di tutte le sue potenzialità.

   Il tempo intercorso fra il trauma ed il completo recupero funzionale è sicuramente tanto, ma va precisato che l’atleta non è un professionista, per cui durante tutto il, periodo della riabilitazione ha continuato a fare il suo lavoro primario, allungando, così, i tempi della ripresa funzionale, essendo, inoltre, arrivato alla decisione dell’intervento solo dopo alcuni mesi, dall’evento traumatico.

   A questo punto del percorso di riabilitazione, lo stato del soggetto appare normalizzato (valutato da test di funzionalità), con la resa atletica tornata ai livelli di sempre.

   L’Autore annota che l’atleta ha ripreso la voglia di allenarsi e, soprattutto, di giocare, senza avere il minimo timore di entrare in campo o la riluttanza alle mischie o ai placcaggi.

   Il lavoro riporta una precisa testimonianza chirurgica ed una buona esperienza chinesiologica, supportate, entrambe, da una ricca bibliografia di riferimento.

Premio Nazionale ANATRIPSIS – Le culture manipolative, le scienze motorie e le aree pertinenti fra storia, metodologie applicative ed aspetti professionali – Edizione 1998.

 

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