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Il mercato boccia il taglio

Valore & Valori 160

di Mario Travaglini

     Qualcuno l’ha definita “l’operazione più stupida di sempre “. Altri sono stati molto più pragmatici e gentili e si sono limitati a contestare il provvedimento licenziato giovedì scorso dalla BCE, argomentando in modo diverso, soprattutto tecnico, il taglio dei tassi dello 0,25%. Non sarò certo io a difendere Madame Lagarde, avendo più volte criticato la sua condotta sia sul piano operativo, sia su quello strettamente riferibile ai principi di politica monetaria e sia anche alla mancanza di qualsivoglia attenzione ai fatti che hanno condizionato il processo inflattivo da due anni a questa parte. Dal Covid in poi non sono stato in grado di trovare una qualsivoglia dichiarazione, provvedimento o indicazione economica che abbia suscitato in me un moto di approvazione. In questa occasione la BCE è stata anche capace di superare se stessa nell’impresa, non banale, di annunciare il taglio dei tassi  facendo aumentare in un sol colpo lo spread e i tassi, scendere a precipizio i corsi delle azioni, delle obbligazioni, dei metalli preziosi e creare turbolenze varie sui mercati dei cambi (principalmente quello che riguarda il rapporto Euro-Dollaro). Un vero capolavoro. Analizziamo i fatti.

Chi mi legge ricorderà che non più tardi di tre settimane fa, scrivendo sulle prospettive del mercato estivo, avevo più volte rimarcato che la volatilità è figlia dell’incertezza e che in assenza di decisioni delle banche centrali  il mercato nel breve termine si abitua e si adegua, purché la prospettiva finale sia chiara. In sostanza i mercati, nel tempo, tendono ad adeguarsi al contesto dei tassi d’interesse prevalenti e a reagire con segnali espliciti di gradimento o di disapprovazione.

Cosa è dunque successo, qual è  stata la mossa che ha destabilizzato il quadro economico nel mentre la volatilità era stata accettata dai mercati in attesa dei provvedimenti della FED?

A mio avviso le cause sono state essenzialmente tre, tutte riconducibili alla inconsistenza dirigenziale della Signora Lagarde.

La prima: mai si era visto che la BCE adottasse un provvedimento importante di politica monetaria  che non fosse già stato pensato, ponderato e sperimentato dalla FED. La decisione degli americani di lasciare invariati i tassi, adottata nella seduta di mercoledì scorso, suona come una bocciatura della politica monetaria europea e significa che la Banca Centrale americana ha ritenuto che l’economia statunitense e quelle ad essa legate siano ancora in grado di crescere ad un ritmo sostenuto  e che la loro resilienza pur in presenza di tassi elevati rappresenta una piacevole ed inaspettata sorpresa. Detto in maniera diversa: la FED ha ritenuto che con una inflazione al 3,5% e in presenza di una economia pimpante non sarebbe stato il caso di modificare il quadro economico con un mini taglio lasciando che l’inflazione diminuisca più lentamente ma in modo irreversibile.

La seconda:  è risaputo che la BCE non è nella condizione di reggere a lungo sulla strada di ripetuti tagli dei tassi senza essere seguita dalla Fed, tuttavia se essa vuole difendere la sua autonomia e sganciarsi dalle decisioni della Banca Centrale americana è certamente un suo legittimo diritto, ma deve a questo punto riconoscere che l’inflazione che gira in Europa è di tipo diverso da quella americana essendo alimentata non già da un eccesso di domanda ma dai prezzi dei prodotti energetici ed alimentari  schizzati al rialzo dopo l’avvio della guerra in Ucraina. Dunque, la misura partorita, oltre ad essere stata assolutamente inappropriata dal mero punto di vista numerico, si è rivelata controproducente soprattutto dal punto di vista mediatico a causa delle affermazioni rilasciate dalla Presidente sulle quali tornerò poco più avanti.

Rimanendo nel campo strettamente tecnico aggiungo che ridurre i tassi di appena lo 0,25%, in un contesto europeo di crescita asfittica, denota una chiara titubanza decisionale che, oltre a tutto il resto, può accelerare le speculazioni sul debito sovrano dei 27 Paesi e far aumentare le vendite allo scoperto evidenziate sin dal mese di gennaio.  I fondi speculativi agiscono proprio  sulla base di questi presupposti, come ha ricordato anche il Finacial Times in un suo recente report.

La terza:  superate tutte le precedenti considerazioni, l’aspetto più paradossale di tutta la faccenda rimane quello cristallizzato nella successiva conferenza stampa durante la quale anziché rivendicare e spiegare tecnicamente il  provvedimento la signora Lagarde ha dovuto fare uno sforzo gigantesco per giustificarlo. E lo ha fatto come peggio non poteva: “ I tassi di interesse dovranno restare restrittivi  finché sarà necessario. Per un po’ dovremo tenere il piede sul pedale del freno, pur non spingendo forte come prima ……perché……..   ……. la lotta all’inflazione non si è ancora conclusa”. Uno sfondone che fa il paio con quello storico sullo spread  del 12 marzo 2020 (“Non siamo qui per ridurre lo spread”).

L’incertezza che ha seminato la Presidente sui mercati è stata dirompente, tanto che nelle giornate successive i funzionari sono stati chiamati a fare gli straordinari per attenuare,  riequilibrare, arrotondare dichiarazioni francamente sconcertanti che sono state lo specchio di una mancanza di visione dell’Eurotower. La reazione dei mercati, che tra l’altro hanno perso tutto quanto accumulato dall’inizio dell’anno, è stata quella di chi avendo messo la politica monetaria in mani attendibili, con uffici, economisti e gruppi di studio, si accorge all’improvviso che quelle mani sono poco affidabili.

 

 

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