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LA SINDROME ROTULEA NEI MAESTRI DI SCI ALPINI ( PRIMA PARTE)

Benessere / 159

di Giuseppe Mazzocco

   Il lavoro sposta l’attenzione su un’atlopatia particolare: la sindrome rotulea nei maestri di sci alpino.

   La situazione tecnopatica (che si può realizzare a seguito di un ripetuto gesto specifico, che uno specialista dello sport è costretto a fare nell’espletamento della propria funzione professionale) viene analizzata con molta chiarezza e rapportata e spiegata in base agli attuali criteri biomeccanici e chinesiologici.

   Significativi risultano i consigli per la prevenzione e per il trattamento.

   Queste note, che furono scritte per presentare il lavoro nelle “anticipazioni” della quarta edizione Anatripsis 1997, colgono il preciso significato dell’opera dedicata ad una sindrome che affligge moltissimi specialisti della neve.

   L’insegnamento pratico dello sci alpino, precisa l’Autrice, si basa su una lunga esperienza di studi e di analisi biomeccaniche di precisi movimenti tecnici, seguendo il metodo della “osservazione attiva”, fondamento di tutte le attività di ricerca e di applicazione metodologiche e pratiche.

   Nell’ultimo decennio il CONI, il CNR e la FISI hanno dato corpo al LAP (Laboratorio Alte Prestazioni) con interventi applicativi di biomeccanica ed analisi minuziose dei vari gesti motori, per aprire moderne proposte didattiche dell’insegnamento dello sci italiano.

   Le gestualità professionali, le didattiche personalizzate, le competenze e le conoscenze specifiche della disciplina devono essere ben gestite e padroneggiate nell’insegnamento tecnico.

   Queste abilità non possono essere apprese solo con lo studio, ma con la partecipazione ai corsi di formazione e con l’esperienza sul campo.

   Insegnare lo sci è, certamente, un compito molto impegnativo e, alla luce delle ultime statistiche fatte sui Maestri, risulta di tipo “usurante”, soprattutto per una specifica articolazione: il ginocchio.

   Il lavoro in esame porta l’interesse non solo su questa unità articolare, ma focalizza l’attenzione sulla specifica patologia della rotula.

   L’Autrice compone l’indice con quattro capitoli, divisi in precisi sotto titoli: professione e scuola di sci (la professione di Maestro di sci; livelli tecnici dello sci italiano; principi fondamentali dello sci italiano); elementi di fisica e biomeccanica applicati allo sci alpino (considerazioni pratiche di biomeccanica); anatomia funzionale del ginocchio (articolazione, parti costituenti, chinesiologia rotulea e biomeccanica femoro-rotulea) e casistica (introduzione al questionario; dati; analisi dei dati; conclusioni).

   I primi tre capitoli sono fondamentali per l’introduzione al quarto, che riporta la parte “sperimentale” del lavoro, imperniato sulla conoscenza, sulla prevenzione e sulla rieducazione di una patologia che affligge un’altissima percentuale di Maestri di sci e che, per i particolari limiti che può dare, condizione la qualità stessa dell’insegnamento.

   Per questo l’Autrice ha sviluppato l’argomento (la sindrome rotulea nei maestri di sci alpino) secondo un razionale “fil rouge”, per capirlo meglio e per scoprirne gli aspetti tecnopatici più comuni; per individuare (e poter evitare) i “punti di rottura chinesiologica” dei gesti tecnici; per esaltare gli equilibri dei dinamismi abituali, mettendo, nel contempo, in rilievo i “pericoli” legati alla indispensabile ripetizione didattica; per codificare, di un movimento, i passaggi più usuranti, precisandone le forme chinesiologiche preventive e per tentare di “scoprire” appropriate modalità da suggerire come forme di rieducazione.

   Un lavoro teso a conoscere un problema reale, per migliorare la qualità di un gesto che, per la didattica, deve essere reso con una tecnica molto rigida e stressante.

   L’Autrice ha voluto far luce sui problemi che riguardano, in particolare, l’articolazione femoro-rotulea in relazione al sovraccarico funzionale nell’esercizio della professione di Maestro di sci.

   Nel redigere la ricerca, ha proposto un questionario che ha distribuito a 37 Maestri di sci alpino, divisi per fasce di età (fino ai 26 anni; fino ai 40 anni; fino ai 60 anni), che esercitano la professione da diversi anni.

   La professione di Maestro di sci, riporta il lavoro, viene esercitata, in media, per 450 ore stagionali, mentre il 78,60% dei soggetti della prima fascia pratica (anche in concomitanza con l’attività sciistica) altre attività sportive amatoriali e solo il 18,20% dei soggetti della seconda fascia fa lo stesso.

(Continua con la seconda parte).

Premio Nazionale ANATRIPSIS – Le culture manipolative, le scienze motorie e le aree pertinenti fra storia, metodologie applicative ed aspetti professionali – Edizione 1997.

 

 

 

 

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