Home La Rivista Attualità e Amarcord 1944: QUEL CRONISTA SPONTANEO CHE PER LE VIE DELLA CITTA’ ASCOLTO’ PAROLE...
Sign in
Welcome! Log into your account
Forgot your password? Get help
Create an account
Create an account
Welcome! Register for an account
A password will be e-mailed to you.
Password recovery
Recover your password
A password will be e-mailed to you.


La federazione fascista chiusa e abbandonata. La maggior parte della classe dirigente in fuga o agli arresti. Memorabile la liberazione del capoluogo. Salvato il ponte San Ferdinando, strategico per i collegamenti urbani, nel giugno 1944 la città in festa attende l’ingresso dei partigiani. Alla testa del corteo c’è Armando Ammazzalorso su un cavallo bianco, con i capelli raccolti ai lati del volto in due lunghe trecce. Gli uomini della Resistenza sono calorosamente applauditi, seguiti da molti contadini che con loro sono scesi dalla montagna per partecipare alla festa di tutti. Uno degli uomini di Ammazzalorso porta bene in vista un ritratto di Garibaldi. Dopo poco, la finestra centrale della prefettura si spalanca e dal salone emerge la figura del comandante Ammazzalorso. Primo a prendere la parola il vice-prefetto Labisi, che dice alla folla: “Devo solo presentare il vostro concittadino eroe Armando Ammazzalorso. Da oggi lo Stato a Teramo è Ammazzalorso. Da questo momento tutti, a cominciare da me, dobbiamo ubbidire a lui!”. Breve il discorso del capo dei partigiani che, dopo aver invitato alla calma e alla ripresa delle attività, conclude: “Una preghiera vorrei rivolgervi: siate generosi, perdonate i fascisti”.


