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Luciano Salce: Il genio del nostro cinema che in troppi hanno dimenticato

I POST della settimana / 77 

Luciano Salce:

LA STORIA DI UNA MANDIBOLA D’ORO

Luciano Salce, che in questi giorni avrebbe compiuto 100 anni, è stato un genio del nostro cinema: e, come molti geni, non sempre è stato capito e in troppi ’hanno dimenticato.

Apparve nelle nostre vite di utenti sbadati negli anni ’60, come intrattenitore brillante, portando il suo raffinato umorismo e il suo tagliente disincanto nelle trasmissioni del sabato sera. Non tutti – anzi davvero in pochi – conoscevano la sua storia artistica e soprattutto umana. Sua madre era morta partorendolo, suo padre lo aveva odiato per questo: rientrando in macchina dal collegio nel quale era stato relegato ebbe l’incidente che gli segnò il volto (anche se lui seppe gestire quell’apparente menomazione con la forza di una rara ironia). La mandibola d’oro con cui avevano tentato di raddrizzargli la bocca, gli venne strappata dai nazisti durante due anni di campo di concentramento di cui lui non volle più parlare, definendoli semplicemente “anni difficili”. Quando si ritagliò la grottesca parte dell’ufficiale nazista nel “Federale” che fu il suo primo film di grandissimo successo come regista, ci fu qualcuno che lo bollò come “fascista”: perché gli imbecilli non mancano mai.

Classe 1922 come i suoi amici Ugo Tognazzi, Adolfo Celi e soprattutto Vittorio Gassman con cui ebbe addirittura una… moglie in comune (e per certi versi anche un figlio, Emanuele, che ne ha ereditato la vivacissima intelligenza). Alle sue eccellenti prove come attore, ad un certo punto sovrappose, con un tratto inconfondibile, la carriera da regista nella quale travasò il senso della sua vita, fatta di leggerezza, drammi, genialità, poesia e libertà.

Degli oltre trenta film da lui diretti (alcuni veramente importanti) ne bastano tre – solo tre! – per raccontare l’Italia, pur attraverso il sorriso, nelle sue versioni più tragiche e grottesche: “Il Federale” (quello che segnò la svolta della storia artistica di Ugo Tognazzi e che – en passant – vide il debutto di Ennio Morricone); “Il prof. Dott Guido Tersilli, primario ecc”, con Alberto Sordi e “Fantozzi” (il primo e il secondo: ovviamente con Paolo Villaggio). In quei capolavori ci sono TUTTE le eroiche e codarde “maschere” dell’Italia del XX secolo!

Ripeto: un genio!

(Marino Bartoletti– Fcebook  – 7 ottobre 2022)

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