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La rete ferroviaria abruzzese, in particolar modo la tratta Giulianova, Teramo, L’Aquila, Carsoli, Roma, fu oggetto di particolare attenzione da parte di esponenti di spicco dell’allora mondo politico nazionale, come Carlo Cattaneo ed elementi responsabili del mondo militare, come La Marmora e Menabrea, che definirono questa linea mediana del Paese la “migliore congiunzione strategica, militare e commerciale delle Province meridionali con il nord della penisola”. Il problema attuale meriterebbe maggiore attenzione, senza lasciarsi trasportare dalla volontà di polarizzare tutti gli investimenti economico finanziari in un solo territorio, danneggiando e abbandonando tutto il resto ad un destino infausto. Non sarebbe una dimostrazione di sana e oculata amministrazione. Sarebbe necessaria una attenta riflessione e una profonda analisi critica per valutare se sia il caso di mantenere in vita aziende oltremodo passive, i cui debiti sono stati pagati e saranno pagati anche da quei territori non premiati dall’Esecutivo Regionale. Ci vorrebbe il coraggio per valutare scelte mirate e razionali, volte a far decollare lo sviluppo socio economico dell’intero territorio regionale. Si potrebbero mettere sul tavolo della discussione, tra le tante idee, tre importanti argomenti per promuovere un corretto sviluppo regionale a trecentosessanta gradi:

