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LA POESIA DI MARIA GRAZIA CALANDRONE: ETICA DELLA RELAZIONE, CORPO E MEMORIA NELLA LIRICA CONTEMPORANEA

L’opera di Maria Grazia Calandrone si distingue per la capacità di coniugare intensità lirica, riflessione etica e apertura civile. Poetessa, narratrice e autrice impegnata anche nel giornalismo culturale e nella divulgazione radiofonica presso Rai Radio 3, Calandrone ha sviluppato nel corso degli anni una poetica fondata su una profonda interazione tra esperienza individuale e dimensione collettiva.

Raccolte come Serie fossile (2015), Il bene morale (2017) e Giardino della gioia (2019) mostrano un percorso poetico in cui la scrittura si configura come strumento di conoscenza e come pratica di responsabilità nei confronti dell’altro. La poesia, in questo senso, diventa un luogo di elaborazione della memoria, di interrogazione della realtà e di costruzione di una possibile etica della relazione.

Il presente saggio intende analizzare alcuni nodi centrali della poetica calandroniana: il rapporto tra corpo e linguaggio, la funzione archeologica della memoria, la dimensione etica della parola poetica e la porosità tra poesia e narrazione.

Uno degli aspetti più evidenti della scrittura di Calandrone è la presenza di una dimensione che potremmo definire archeologica. La poesia diventa uno strumento di scavo nella memoria, capace di riportare alla luce ciò che il tempo o la storia hanno occultato.

Il titolo stesso della raccolta Serie fossile suggerisce una metafora geologica della memoria: le esperienze umane si depositano come strati sedimentari e la parola poetica interviene per riportarli alla superficie. In questa prospettiva, la poesia assume una funzione conoscitiva, in linea con quella tradizione della lirica moderna che vede nel linguaggio poetico un mezzo per esplorare le zone oscure dell’esperienza¹.

La vicenda biografica dell’autrice – segnata dalla tragica morte dei genitori biologici quando era ancora neonata – rappresenta uno dei nuclei originari di questa ricerca. Tuttavia, la dimensione autobiografica non viene mai esibita come semplice confessione: essa si trasforma piuttosto in un dispositivo simbolico che permette di interrogare il rapporto tra individuo e comunità.

Come osserva parte della critica contemporanea, la poesia di Calandrone si muove infatti tra memoria privata e memoria collettiva, trasformando l’esperienza personale in una riflessione più ampia sulla condizione umana².

Un secondo elemento centrale della poetica calandroniana è il ruolo del corpo. Nei suoi testi il corpo non è soltanto un tema, ma una vera e propria categoria epistemologica: è il luogo attraverso cui il soggetto entra in relazione con il mondo.

La poesia diventa così una forma di conoscenza incarnata. Le immagini corporee – sangue, pelle, respiro, movimento – attraversano i testi come segni di una presenza materiale che resiste all’astrazione del linguaggio. Questo rapporto tra parola e materia produce una tensione continua tra fisicità e visione.

La dimensione corporea emerge anche nelle esperienze performative dell’autrice, come il progetto scenico Corpo reale, in cui poesia, musica e immagine concorrono a creare una forma di espressione interdisciplinare. In tali esperimenti si manifesta chiaramente la volontà di superare i confini tradizionali del testo poetico per restituire alla poesia una dimensione esperienziale e sensoriale.

Questa prospettiva si inserisce in una linea della poesia contemporanea che concepisce il linguaggio come gesto corporeo e relazione concreta con il reale³.

La poesia di Calandrone si caratterizza inoltre per una forte tensione etica. Tale dimensione appare in modo esplicito nella raccolta Il bene morale, il cui titolo richiama direttamente il lessico della filosofia morale.

L’idea di “bene” non viene tuttavia presentata come categoria astratta o normativa. Al contrario, la poetessa indaga il bene come possibilità fragile e quotidiana, radicata nelle relazioni umane. La poesia diventa così uno spazio di riflessione sulla responsabilità individuale e sulla capacità di riconoscere l’altro.

In questo senso, l’opera di Calandrone può essere collocata nella tradizione della poesia civile italiana, pur distinguendosi per l’assenza di retorica ideologica. L’impegno non si manifesta attraverso dichiarazioni programmatiche, ma attraverso una forma di attenzione radicale verso le vite marginali e invisibili.

Un esempio significativo di questa sensibilità è il libro narrativo Gli scomparsi. Storie da «Chi l’ha visto?», in cui l’autrice raccoglie e rielabora storie di persone scomparse. L’operazione letteraria consiste nel restituire dignità narrativa a esistenze spesso cancellate dall’indifferenza sociale. La poesia e la narrativa di Calandrone condividono dunque un medesimo impulso: dare voce a ciò che rischia di essere dimenticato.

Dal punto di vista stilistico, la scrittura di Calandrone si distingue per una forte energia immaginativa. Le sue poesie sono caratterizzate da immagini di grande densità metaforica, spesso legate al mondo naturale: acqua, luce, pietra, materia organica.Queste immagini convivono con un lessico che talvolta incorpora termini scientifici o tecnici, creando un interessante contrasto tra precisione e visionarietà. Il risultato è una lingua poetica capace di muoversi tra concretezza e astrazione.

La sintassi, inoltre, appare frequentemente mobile e frammentata, con improvvise aperture liriche che trasformano la percezione immediata in figura simbolica. Tale strategia produce un effetto di espansione semantica: il testo poetico non si chiude in un significato univoco, ma invita il lettore a partecipare attivamente alla costruzione del senso. Un ulteriore elemento distintivo dell’opera di Calandrone è la sua apertura interdisciplinare. Oltre alla poesia, l’autrice ha lavorato nella narrativa, nel giornalismo culturale e nella radio.

Particolarmente significativa è stata la cura della rubrica di poesia contemporanea “Cantiere Poesia” sulla rivista Poesia (rivista letteraria), fondata da Nicola Crocetti. Questo lavoro testimonia l’impegno dell’autrice nella promozione di nuove voci poetiche e nella costruzione di uno spazio pubblico per la poesia.

Allo stesso modo, i laboratori di scrittura che Calandrone tiene in scuole, carceri e servizi di salute mentale indicano una concezione della poesia come pratica sociale, capace di creare comunità e di favorire processi di consapevolezza individuale.

Siccome nasce
come poesia d’amore, questa poesia
è politica.

tutta la vita è stata un esercizio per tornare
al tuo corpo
caldo come la terra

eppure scrivo della solitudine

di cocci d’osso
in conche di sabbia
scavate
con gli occhi delle scimmie che cercano riparo

corpi come scodelle rovesciate
i catini del cranio colmi di cielo

[…]

a volte mi abbracciavi
come si cerchiano i palazzi
quando si crepano

e la casa era piena del sibilo della corrente industriale e del tuo odore
di tiglio e di marina
ventilata

[…]

con i capelli neri come grano, tesa
all’infiorescenza
come l’agave, eri così più alta

di te stessa, più alta
della tua vita

10-16 aprile 2014

MadreAlfa

Eri una ragazzina di campagna che si faceva bella coi vestiti neri e gli orecchini.
Prima di te, filtravano le luci da acquario dei corridoi dell’ospedale.
Poi, il tuo corpo sboccava dal buio e portava ogni cosa che al mondo
c’è da sapere.

Facevi la donna di servizio nella Milano dell’immigrazione. Quando arrivavi
a notte alta, forse ancora una volta sconfitta, chi dice «io»
in questa poesia, percepiva di te
solo i frammenti di proprio interesse,
gli occhi lavati come gocce d’ambra e il seno illeso.

Dicevi «Un giorno saprai», oppure «Non ti preoccupare
di sapere», ma certamente il tono ti tradiva. Non so altro che questo non sapere.
L’indagine fallisce. Sono carne
che si rigenera ogni sette anni e, senza volontà
che non sia il voler vivere di ogni singola
cellula, cancella a fondo. Incluso il pianto di una concubina
di ventinove anni, che il mondo ha spinto in acqua. È stato a causa della solitudine
di ogni animale, è stato allora, mentre
ti allontanavi, che ho preso la decisione (politica, ontologica) di avere fiducia.

Guarda cos’è successo alla mia vita. Avevo la bontà degli animali
trascinati in guerra. Tanta gente bellissima
ci ha divise. Nessuno
ha mai voluto farmi veramente male. Ma lo hanno fatto, perché anche loro erano morti tutti
da tanto, dopo una gioia un po’ stenta, ma comunque gioia. I benpensanti
sono armi spianate, uccidono anche i morti. Si tratta di fascismo naturale, quella che chiamano «normalità».

Dopo che mi hanno tirata su dall’acqua del fiume mi hanno portata a casa
su un autobus di linea, tanta fu la vergogna. Dai finestrini ho visto
l’arsa bellezza delle mie montagne allontanarsi
come la superficie di una stella, ho conosciuto
la crudeltà del paesaggio
e la crudeltà del perdono.

Sopra i corpi trascinati in guerra
resiste una mancanza di confine, bianca
come le suole dei bambini.

Rosso Roma

1. Metafora del bosco visto dal fuoco

La realtà no, la realtà copia il mondo
in modo approssimativo. Un’ampollosità solida come il nulla. Il nulla
rassicura. Il nulla dato
per scontato. Dove non c’è niente
e nessuno, ecco. Le volte che tu ridi.

Uno sguardo metallico sul terrapieno
diventato un prolungamento del paese nella bocca d’acqua. Lago d’inverno, fitto come piombo.
L’odore di legna bruciata delle capre
tra i serpenti del grano.
Non manco di nulla.

L’avanzata dell’erba sulla pastafarina terrestre
consegnata all’alterno futuro, quando faticheremo a riconoscere i corpi
degli esseri amati, il predicato dei nomi e quegli strani accumuli di evi dove ora ascoltiamo
un bramito di cervi selvatici nel sottobosco.

La terza decade della Bilancia
come un soffio sul grano. Non so
se sono felice, con te. È oltre ancora. Vedo un corpo sincero come un astro nell’inganno del mondo.

Quale sì, quale no, quale equidistanza
di oro marcescente
sulla massicciata. Spighe a perdita d’occhio in questa verde
campagna, bella come ogni corpo. L’arco di ebollizione dei motori
rappresenta un possibile stato di allarme
per la zona a ridosso dei limoni, dove abbiamo disposto
coperture invernali e osserviamo
un sistema di nuvole
inadeguato alla stagione, che risplende
come un’incrostazione luminosa. Suono di rotative
dalla trebbiatura, terra gialla stampata dagli aratri
e cotture di mosto. La partitura non è in suoni reali. La realtà è così piccola.

Bibliografia
1. Opere di Maria Grazia Calandrone
  • Calandrone, Maria Grazia, Come per mezzo di una briglia ardente, Crocetti, Milano, 2005.
  • Calandrone, Maria Grazia, La scimmia randagia, Crocetti, Milano, 2009.
  • Calandrone, Maria Grazia, Atto di vita nascente, LietoColle, Faloppio, 2010.
  • Calandrone, Maria Grazia, Serie fossile, Crocetti, Milano, 2015.
  • Calandrone, Maria Grazia, Il bene morale, Crocetti, Milano, 2017.
  • Calandrone, Maria Grazia, Gli scomparsi. Storie da «Chi l’ha visto?», Pordenonelegge, Pordenone, 2016.
  • Calandrone, Maria Grazia, Giardino della gioia, Mondadori, Milano, 2019.
  • Calandrone, Maria Grazia, Splendi come vita, Ponte alle Grazie, Milano, 2021.
  • Calandrone, Maria Grazia, Dove non mi hai portata, Einaudi, Torino, 2022.
2. Studi critici su Maria Grazia Calandrone e poesia contemporanea
  • Afribo, Andrea, Poesia contemporanea dal 1980 a oggi, Carocci, Roma, 2007.
  • Afribo, Andrea – Zinato, Emanuele (a cura di), Modernità italiana. Cultura, lingua e letteratura dagli anni Settanta a oggi, Carocci, Roma, 2011.
  • Giovannetti, Paolo, La poesia italiana degli anni Duemila, Carocci, Roma, 2017.
  • Testa, Enrico, Per interposta persona. Lingua e poesia nel secondo Novecento, Laterza, Roma-Bari, 1999.
  • Piccini, Daniele, La poesia italiana dal 1960 a oggi, BUR, Milano, 2005.
  • Cortellessa, Andrea, La fisica del senso. Saggi e interventi su poeti italiani dal 1940 a oggi, Fazi, Roma, 2006.
  • Cucchi, Maurizio – Giovanardi, Stefano (a cura di), Poeti italiani del secondo Novecento, Mondadori, Milano, 1996.
  • Santagostini, Milo, Il corpo della poesia, Mondadori, Milano, 2010.
  • Verdino, Stefano, “La nuova lirica italiana”, in Allegoria, n. 70, 2014.
  • Crocetti, Nicola (a cura di), Poesia italiana contemporanea, Crocetti, Milano, 2012.
  • Benzoni, Pietro, La poesia italiana del Duemila, Quodlibet, Macerata, 2019.
  • Frasca, Gabriele, La letteratura nel reticolo mediale, D’Angelo, Roma, 2015.
  • Broggi, Alessandro, La poesia italiana degli anni Zero, Pensa Multimedia, Lecce, 2013.
3. Studi teorici sulla poesia e sulla lirica contemporanea
  • Agamben, Giorgio, Il linguaggio e la morte, Einaudi, Torino, 1982.
  • Agamben, Giorgio, Categorie italiane. Studi di poetica, Laterza, Roma-Bari, 1996.
  • Benjamin, Walter, Angelus Novus. Saggi e frammenti, Einaudi, Torino, 1962.
  • Blanchot, Maurice, Lo spazio letterario, Einaudi, Torino, 1967.
  • Jakobson, Roman, Saggi di linguistica generale, Feltrinelli, Milano, 1966.
  • Ricoeur, Paul, La metafora viva, Jaca Book, Milano, 1976.
  • Derrida, Jacques, La scrittura e la differenza, Einaudi, Torino, 1971.
  • Steiner, George, Linguaggio e silenzio, Garzanti, Milano, 1972.
  • Frye, Northrop, Anatomia della critica, Einaudi, Torino, 1969.
  • Lotman, Jurij M., La struttura del testo poetico, Mursia, Milano, 1972.
4. Riviste e fonti critiche utili
  • Poesia (rivista letteraria)
  • Allegoria (rivista)
  • Nuovi Argomenti
  • L’Ulisse. Rivista di poesia, arti e scritture
  • Atelier. Trimestrale di poesia
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